La Stampa, 19 dicembre 2016
Gentiloni si prepara alla battaglia. Tutti i ministri consegnati a Roma
I ministri erano in preallerta già lo scorso fine settimana nel caso a Siena non fossero riusciti a sbloccare l’aumento di capitale. Vietato lasciare Roma per qualsivoglia motivo era l’ordine partito da Gentiloni che voleva tutti pronti per una riunione d’emergenza del Consiglio dei ministri chiamato a varare un nuovo decreto salva-banche. Le misure sono tutte definite da giorni: adesso si tratta solo di vedere come va la conversione dei bond proposta agli obbligazioni di Mps che si chiude mercoledì e l’esito dell’aumento di capitale che termina il giorno seguente. Per il nuovo governo questo è il primo test importante.
Gli scenari. Al Tesoro restano ottimisti sul buon esito dell’operazione. E a riprova di ciò Pier Carlo Padoan, che col 4% oggi è il primo azionista del Monte, ha già fatto sapere di essere pronto a sottoscrivere la sua quota di aumento. In quale misura interverrà realmente lo si deciderà però solo giovedì. Se Mps riuscisse ad avvicinarsi ai 5 miliardi previsti il Tesoro potrebbe limitarsi versare i 200 milioni di sua competenza. Se invece servisse di più potrebbe arrivare ad impegnare sino a 700 milioni, restando però sempre azionista di minoranza nella speranza che Bruxelles non lo consideri aiuto di Stato. Nel caso l’operazione messa in campo dall’ad Morelli fallisse al governo toccherà invece intervenire per decreto.
La scelta immediata sarebbe quella di procedere con una conversione forzosa di tutte le obbligazioni subordinate per un ammontare di 4,1 miliardi, col Tesoro che a sua volta assicurerebbe 900 milioni sottoforma di ricapitalizzazione precauzionale. La decisione dovrebbe essere adottata a tambur battente dal Consiglio dei ministri al più tardi venerdì.
Lo scudo di protezione non varrebbe però solo per Mps ma verrebbe esteso a tutte le banche che versano in situazioni di difficoltà, da Pop Vicenza e Veneto Banca a Carige, alle quattro good bank salvate a fine 2015 (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti). Per garantire a tutti capitali adeguati il Tesoro potrebbe stanziare sino a 15 miliardi attraverso un aumento del debito pubblico, che probabilmente andrebbe però autorizzato dal Parlamento. Quindi verrebbero attivate garanzie sulla liquidità per 80 miliardi sui 150 che la Ue ha già autorizzato a luglio.
Ombrello per otto banche. Oltre a questi interventi il maxidecreto prevede misure per agevolare i versamenti al fondo di risoluzione da parte delle banche, un ritocco sulle norme sulle tasse differite, un aggiustamento al meccanismo di garanzia sulle cartolarizzazioni (Gacs) messo a punto al Tesoro per favorire lo smaltimento delle sofferenze ed una proroga per la trasformazione in spa delle banche popolari in attesa che si pronunci la Corte costituzionale. Tutto liscio? Assolutamente no, perché con Bruxelles il governo dovrebbe pur sempre trattare modi e termini dei vari interventi e soprattutto trovare il modo per penalizzare il meno possibile (oppure ristorare in un secondo tempo) i piccoli risparmiatori che hanno investito i loro risparmi nei bond destinati a finire nel tritatutto dei meccanismi di salvataggio.