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 2016  dicembre 19 Lunedì calendario

Ceri Evans. L’uomo che cambia testa ai campioni

«Non lo so. Non garantisco nulla». Quando gli chiedono come farà a risolvere il problema, Ceri Evans risponde così. Poi però qualcosa succede. Sempre. Gli All Blacks, ad esempio: da 23 anni aspettavano di alzare la Coppa del Mondo, erano i migliori ma ogni volta qualcosa andava storto. Una mattina del 2010 lo psichiatra è stato invitato dalla federazione neozelandese, ha incontrato in ritiro il mitico capitano McCaw. Poche parole: «Dal punto di vista fisico e tecnico siete al massimo. Sareste disposti ad allenare anche il cervello?». Da allora, con 2 titoli consecutivi è arrivata una percentuale di successi internazionali (92,3) che ha fatto della nazionale nera la squadra più performante di tutti i tempi. Dal rugby alla F1: la Mercedes ha chiamato Evans all’inizio della stagione 2014. «Ci serve qualcuno in grado di dare finalmente al team con la mentalità vincente», gli hanno spiegato i tedeschi. Lui ha risposto di sì, ad un patto: «Dimenticate il risultato: non conta, non ora. Da oggi lavoreremo sulla forza del pensiero. Che è come un motore, come un muscolo: con enormi margini di miglioramento». Qualche mese dopo Hamilton ha vinto il mondiale, poi è arrivato il secondo titolo. Quest’anno è toccato a Rosberg. Cricket, football australiano: altre sfide ancora, tutte vinte. L’altra settimana il cellulare dello psichiatra è squillato di nuovo. Una telefonata da Londra: l’Arsenal non vince un campionato inglese dal 2004.
«Allenare la mente come si fa col corpo: anzi, di più». Ceri Evans e le mental skills: per un atleta, l’abilità nel regolare l’umore vale almeno quanto la resistenza allo sforzo fisico, la capacità di gestire i momenti alti e bassi ha la stessa importanza del gesto tecnico. «Lavorare sulla forza di restare positivi e resilienti, affrontando e superando i momenti difficili. Trattando con l’imprevedibile sfortuna senza perdere il grip». Doti che vanno esercitate come si fa coi muscoli in palestra. Basta crederci. «Perché istintivamente tutti ci poniamo dei limiti, crediamo di aver già raggiunto la soglia: invece si può dare molto di più, anche solo dal punto di vista fisico, a patto di essere consapevoli». Racconta di red e blue head, testa rossa e blu. La testa rossa è uno stato negativo, di tensione. Caldo. «Il motore emozionale sta fumando, le percezioni sono più lente e il gioco si fa troppo veloce, costringendo ad una decisione affrettata». La testa blu è naturalmente l’opposto. «Calma, controllo, consapevolezza, flessibilità nella decisione». Restare col cervello “blu” per «evitare errori, e trovare un modo – fisico o psichico – per ritornare “blu” quando il cervello tende al “rosso”.
Stare nel momento, ripete: «Bisogna prima accumulare il maggior numero di informazioni possibile. Imparare a gestire questo patrimonio quando si è sotto pressione. In che modo? Migliorando la capacità di decidere. Ma per farlo, non bisogna avere fretta nell’imparare». Ampiezza e profondità, ecco il segreto. «Non ci deve far distrarre dal risultato o dalla decisione in sé, ma dalla strada che si percorre per arrivarci». Non c’è niente di meccanico. «È un percorso molto lungo, che passa attraverso la comprensione della nostra fallibilità umana, l’accettazione dell’incertezza, la capacità di analizzare il nostro comportamento». Psichiatra forense, 53 anni, laureato in medicina prima di specializzarsi ad Oxford col prestigioso Rhodes Scholarship, Ceri Evans ha vestito per 85 volte la maglia della nazionale neozelandese di calcio, gli All Whites. Ha sfiorato la convocazione ai mondiali di Spagna dell’82, era un difensore centrale e gli piacevano l’eleganza di Collovati, la grinta di Gentile, il talento di Bergomi. «Mentalmente, voi italiani siete naturalmente dotati. La capacità di adattamento, di resistere alle pressioni e alle difficoltà, di fare la cosa giusta al momento giusto: credo che queste qualità siano alla base dei vostri successi sportivi. Lavorare in Italia? Sarebbe interessante, avrei di sicuro molte cose da imparare».