la Repubblica, 19 dicembre 2016
Lo Store e lo Stadium nel cuore di Trastevere. Cresce l’altra Roma
Sono quasi le otto di sera. Davanti a una casetta di Trastevere, proprio alla fine di via della Lungaretta, una famiglia olandese si sta chiedendo se non sia il caso di comprare un gadget della Roma. Guardano lo Store, ammirano le vetrine, danno una sbirciatina al locale, indicano una felpa, una sciarpa, le magliette ufficiali. Alla fine entrano. Ma non è un Roma Store. Un signore sulla settantina con le mani in tasca li segue ridacchiando: «Ma questo è il negozio della squadra de’ noantri!». Traducono per gli olandesi. Loro pensavano di portarsi a casa la maglia di Strootman. «Ci sono tante squadre a Roma», prosegue l’improvvisato cicerone, «esattamente come a Londra». Non è proprio la stessa cosa, ma il concetto è chiaro. La squadra dell’equivoco si chiama come il rione che l’ha creata e del quale respira l’aria: Trastevere Calcio. La sua lunga storia, emozionante e frammentata, inizia nel 1925. Gli olandesi nel frattempo si sono invaghiti della stranezza e delle affinità con i giallorossi più famosi (anche se il Trastevere ha anche divise “claret and blue”). Comprano due magliette. «In fondo giallo e rosso sono i colori della città o no?». Sì è così. Il signore, per il quale Trastevere è chiaramente «un luogo unico al mondo», affonda la lama nei sentimenti e si mette a cantare Rugantino: «Se un pittore te volesse pittura’ / nun saprebbe da che parte comincia’». E il quadro di questa Roma fatta di pallone povero e immensamente ricco, condito da sogni che non costano niente, è completo. Il nome Trastevere era sparito per dieci anni. Prima di fallire nel 2002 si chiamava Smit Trastevere (Smit non era un cognome americano mal scritto bensì l’acronimo di Santa Maria in Trastevere). Nelle sue giovanili era apparso un certo Totti. Attualmente la squadra, guidata da Paolacci in difesa e Tajarol in attacco, è in testa al girone H della serie D con tre punti sul Bisceglie. Vivono con poco. Ma l’entusiasmo non è mai poco. La Lega assicura loro 30 mila euro: «Ma il nostro», racconta il presidente Pier Luigi Betturri che ha resuscitato il club nel 2012, «è un girone economicamente impegnativo, dobbiamo arrivare a Nardò». Trasferte col pullman della società il giorno prima della partita. Raramente l’aereo. Se a fine anno facessero il grande salto nel professionismo, «per noi sarebbero due vittorie in una», prosegue Betturri, «una sportiva e l’altra amministrativa». La Lega Pro garantirebbe almeno 600 mila euro, «e noi adesso andiamo avanti con 150 mila». Più di Roma e Lazio il Trastevere Calcio qualcosa ce l’ha: un impianto di proprietà. Il Trastevere Stadium è stato costruito sulle nobili ceneri dell’antico Ottavilla, storico campo romano in pozzolana. Ora ci sono 200 posti a 10 euro, una curva per i “cori”, un manto d’erba sintetica. Siamo dentro Villa Pamphili. La “location” superlativa rende il club così “dentro”, anzi “drento”, da farlo sembrare una costola della Roma più autentica: «Privilegio chi ci siamo guadagnati». Il vecchio calcio romano di seconda fascia si è sbriciolato. L’Atletico Roma, ultima incarnazione della Lodigiani, è morto. La Lupa Roma è di Tivoli e il Racing Roma di Ardea e gioca a Casal del Marmo (sono nel gruppo A di Lega Pro). «A noi preme avere più struttura e più prospettive di loro. Ma soprattutto vogliamo difendere la nostra identità di squadra radicata nel cuore di Roma», prosegue Betturri. Lui è di Amatrice, proviene da una famiglia di ristoratori approdati nella capitale alla fine dell’800. Amatriciano è “Nonnetto”, il vice-presidente D’Alessio. Lungo il filo che unisce Trastevere ad Amatrice s’incontra anche l’artefice tecnico della scalata delle categorie: Sergio Pirozzi, allenatore del Trastevere vincente e sindaco dell’Amatrice devastata (in carica dal 2009): «Dopo il terremoto non potevo più allenare». Se potrà tornerà. È uno dei massimi «esperti su come vincere i campionati d’Eccellenza». Ma qualche anno fa stava quasi per cambiare pelle («per 16 ore sono stato allenatore dell’Ascoli!»). Ed è un fine”scouter”: «Fui il primo a segnalare un tipetto del Piacenza...». Era Nainggolan. In quel “Viareggio” giocavano anche Bonucci e Immobile. Ora in panchina c’è il “vice” Gardini. Ogni tanto Pirozzi scende a salutare: «Ma ho paura di distrarre i ragazzi». Prima del fischio d’inizio se ne va. Tanto sa che il bello che non vedrà l’ha costruito lui.