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 2016  dicembre 19 Lunedì calendario

Ikea contro i vecchietti. «Basta passare la notte sui letti dei nostri negozi»

Non bastavano i vecchietti terribili di Shanghai, non bastava Mister Qiu, 86 anni, e non bastavano gli ex ragazzacci come lui. Adesso è tutta la Cina che va all’assalto di Ikea: la casa di noi umani.
A Shanghai sono i vecchietti a occupare la caffetteria come fosse un ritrovo per la terza età. A Pechino non solo i clienti dormono come ghiri durante il giorno spaparanzati sui divani low cost: adesso è stata scoperta perfino una coppia nascosta oltre la chiusura che durante la notte mandava in streaming sul web l’altrimenti privatissima performance sui divani. Che succede?
Mister Qiu, il vecchietto che ha guidato la rivolta dell’Ikea di Shanghai, spiega che il colosso svedese è stato scelto mica per amor di Billy, la libreria che è uno degli hit della casa: lui aveva provato, per esempio, a infilarsi da McDonald’s, ma si sentiva sempre un marziano, circondato da tutti quei giovinastri. Invece al ristorantino danese era come stare tra amici, tanta gente della stessa età. Tanta? Troppa, hanno sentenziato i dirigenti che hanno invaso il globo col marchio giallo e blu. La gente che si radunava alla caffetteria stava diventando davvero tanta, e poco importa che fossero tutti di una certa età, un’adunata così è subito sediziosa. E così all’ingresso del ristorante di Ikea lì a Shanghai è comparso il bando per quel gruppo di over 70 dedito «agli incontri illegali» e accusato addirittura di «comportamenti incivili»: «non pagano, si portano il cibo da casa», «occupano i posti dei clienti paganti, fanno chiasso, sputano». Dove, nell’escalation dell’inciviltà, sputare non è neppure l’ultimo problema.
Ma tant’è. La defenestrazione dei vecchietti ha creato un vero putiferio, con la sollevazione virtuale di Weibo, il social network di qui. All’Ikea store sul quarto anello di Pechino i vecchietti non sono ancora arrivati a organizzarsi come a Shanghai: ma la protesta è palpabile. Lì c’è una mamma con bebè che riposa beata su un bel lettone Undredal. Qui un ragazzotto che s’è addormentato con lo smartphone ancora acceso sul sofà Holmsund. C’è anche il solito vecchietto, solo solo però, che si è rimboccato le coperte in un lettino Fjellse: sarebbe la cameretta dei bambini. «Certo, a Shanghai hanno fatto bene a vietarlo, quella era un’attività organizzata, però via, non esageriamo» dice Wu Dan, 29 anni, segretaria, «fermarsi a riposare un attimo su un divano dovrebbe far parte della libertà di ognuno: o no?». Ecco: è proprio quello che non sopporta Long Wu, 40 anni, redattore in una media company web. «C’è un detto cinese che fa: se non l’hai visto, non è successo, e per questo ogni volta che vedo queste scene mi volto dall’altra parte. I vecchietti di Shanghai? Altro che cacciarli: io li avrei ripresi con le telecamere e poi avrei mandato le immagini su internet: si devono vergognare».
Anche a questo ha pensato la coppia che ha realizzato il sogno proibito di chissà quanti: chiudersi dentro all’Ikea e addormentarsi su quei comodissimi lettoni. La performance è stata mandata in diretta su Weibo e per carità: niente di scandaloso, solo che le guardie che li hanno ritrovati il mattino dopo non volevano crederci. Il fatto che sia trattato di una performance non vuol dire però che il caso non esista. Anzi. Che facciamo? Dove andiamo? Dove ci ritroviamo? Troppi giovani, troppi vecchi, pochi bambini: in Cina la situazione demografica è ormai d’emergenza. Perfino la fine della politica del figlio unico s’è rivelata un flop: nel primo anno solo il 18 per cento delle 11 milioni di coppie aventi diritto ha fatto richiesta per il secondo figlio dopo il divieto trentennale. Questo vuol dire che se oggi gli over 60 anni sono il 16 per cento della popolazione, cioè 220 milioni di persone, nel 2050 saranno il 23 per cento: un cinese su quattro. E il grande balzo all’indietro ha serie conseguenze sociali: nella Cina tradizionale erano i figli a farsi carico degli anziani, in quella di oggi solo il 38 per cento degli adulti ospita a casa il nonno.
Certo, da qui a trasformare l’Ikea in casa per anziani ce ne passa. Ma alla fine siamo poi così sicuri che anche lo streaming degli amanti giocherelloni non sia una dimostrazione indiretta di quella che da noi, una volta, si chiamava pubblicità progresso? Occupy Ikea: sembra già il nome della prossima libreria.