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 2016  dicembre 19 Lunedì calendario

Procura e Anticorruzione. Sulla sindaca si stringe il cerchio dei magistrati

I 5Stelle lo vanno ripetendo da quarantotto ore. «L’inchiesta sulle nomine e la Raggi? Se dovessero arrivare avvisi di garanzia, saranno atti dovuti». Un ennesimo esorcismo che tradisce insieme paura, ma anche una robusta dose di realismo, con la constatazione che, di qui ai prossimi giorni, l’agenda politica del Campidoglio coinciderà con quella giudiziaria. Perché nel triangolo Campidoglio -Palazzo di Giustizia – Regina Coeli, la settimana che comincia promette di essere persino più complicata di quella che si è chiusa.
Nell’ordine. Raffaele Marra sarà interrogato in carcere domani mattina per rispondere dei suoi rapporti con il costruttore Sergio Scarpellini, della «messa a disposizione» della sua funzione di dirigente comunale assiso alla destra della sindaca, del suo ruolo di Rasputin e king maker di ogni gioco che ha contato in questi primi sette mesi di governo della città (al punto che, nel giudizio del gip che ne ha ordinato l’arresto, è proprio la sua centralità nell’amministrazione capitolina a diventare cartina di tornasole della sua «pericolosità sociale»). E, a dire del suo difensore, Francesco Scacchi, risponderà. Non fosse altro perché, a questo punto, non sembra avere più nulla da perdere. Con quali argomenti, si vedrà. Ma, in ogni caso, non neutri rispetto alla favola raccontata venerdì pomeriggio dalla sindaca nel cinico quanto maldestro tentativo di scaricarlo («Marra? Uno dei 23 mila dipendenti capitolini»).
Né, del resto, sarà neutra la decisione, attesa per mercoledì, che la Procura della Repubblica acquisirà al fascicolo dell’inchiesta sulle nomine, con cui il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, si pronuncerà sulla legittimità o meno della recente nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, al Dipartimento per il turismo. Ultima trovata della coppia Raggi-Marra, prima che le manette la separasse. Un monumento al conflitto di interesse (Raffaele Marra era in quel momento capo del Personale dell’amministrazione capitolina) che la sindaca ha provato a dissimulare rivendicando a sé la scelta. In un perpetuarsi dell’idea che il conflitto di interesse (come per vent’anni ha ripetuto Silvio Berlusconi) fosse questione “soggettiva”, dunque emendabile dalle qualità taumaturgiche della guida politica, e non, al contrario, “oggettiva”. Quasi che il dato formale di aver messo la firma sotto l’atto di nomina di Renato Marra potesse cancellare la circostanza che si trattava del fratello di quell’uomo dal passato e dal presente politico “neri” che lei aveva voluto a capo del personale. Del resto, del “familismo” aveva avuto le stimmate anche la nomina di Salvatore Romeo, il cui legame “gregario” con la sindaca non è mai stato chiarito. Né nella sua origine, né nella sua sostanza. E che ora, nell’inchiesta della Procura, è destinato a diventare uno degli elementi centrali di valutazione necessari a stabilire se e dove la “discrezionalità” amministrativa e politica della sindaca si è fatta abuso. Non fosse altro perché sette mesi non sono stati sufficienti a sciogliere il mistero delle ragioni per le quali su uno sì, davvero, “dei 23 mila dipendenti capitolini” come l’anonimo Salvatore Romeo, la Raggi decise di rompere con il più stimato e riconoscibile dei suoi assessori (Minenna), con un competente e qualificato capo di gabinetto (Carla Raineri), con un galantuomo e profondo conoscitore della macchina amministrativa come Rodolfo Murra, capo dell’Avvocatura capitolina.
C’è di più. Mercoledì pomeriggio sarà anche il giorno di Paola Muraro, ex assessore all’ambiente, attesa dall’interrogatorio del Procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Alberto Galanti che la accusano di reati ambientali. Un passaggio che, in questo nuovo contesto, promette di fare dell’altra figura centrale del fu “cerchio magico” della Raggi un altro degli zombie che hanno preso a danzare in piazza del Campidoglio.