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 2016  dicembre 16 Venerdì calendario

Il vecchio accendino ha 75 anni

«Avete del fuoco?» chiede Lauren Bacall ad Humphrey Bogart in «Acque del Sud» (1944) ed è ovvio che c’è un sottinteso. Per il sociologo Edgar Morin, quella maliziosa domanda è l’inizio del lovemaking femminile, è una svolta: lei prende l’iniziativa in amore. L’accendino è l’intermediario. L’accendino è molte cose e la dinastia dei Dupont – che festeggia il settantacinquesimo anniversario della fortunata invenzione – lo sa bene.
I Dupont realizzavano preziose valigette da viaggio (il presidente francese Vincent Auriol ne mandò una a Elisabetta, non ancora regina, come regalo di nozze) e sofisticati necessaire per l’imperatrice Eugenia e Napoleone III prima di conquistare il mondo con l’accendino a benzina realizzato in un unico blocco di ottone. Al di là della funzione – offrire del fuoco, portarselo in tasca – era uno status symbol, identificava gusto e appartenenza. E racconta, oggi, un pezzo di storia del costume.
Sir Yadavindra Singh, Maharaja di Patiala nel Punjab, in turbante e gioielli fa il primo ordine importante nel 1939: cinque esemplari in oro massiccio e lacca di Cina (poi diventati cento) per le sue favorite, in modo da non alimentare le inevitabili rivalità. L’Olimpo hollywoodiano segue a ruota: Alfred Hitchcock, appassionato di accendini ne mette uno al centro del film «Delitto per delitto – L’altro uomo» (1951). Marilyn Monroe lo considera un portafortuna, Jackie Kennedy che fuma, ma non vuole pubblicizzarlo, come si vede anche nel film di Pablo Larrain presentato a Venezia, ne ha uno con l’iniziale «J» incisa sopra (regalo del ministro francese André Malraux) e chiede una penna per fare pendant. Subito accontentata: come si fa a dire di no alla first lady?
In questa infuocata vicenda ci sono anche Humphrey Bogart e Audrey Hepburn (lo scenografico, lunghissimo bocchino di Sabrina era un invito per chiunque avesse un accendino in tasca). C’è Andy Warhol e c’è Pablo Picasso che negli Anni Sessanta sceglie tre accendini e li personalizza con il suo tocco. Su uno incide un arlecchino in lacca cinese, sull’altro un Pierrot (esistono ancora e fanno parte della collezione privata Ruiz-Picasso) e li regala ai figli Paloma e Claude. Sul terzo, destinato a un amico, c’è lo schizzo di un fauno, che ha qualcosa dell’autoritratto. Gli originali non hanno prezzo ma la maison li ha replicati in una molto rispettosa limited edition. Un po’ come ha fatto con Andy Warhol: sugli accendini della serie limitata sono stati riprodotti i ritratti di Marilyn, Elvis e la famosa frase «In the future everybody will be world famous for fifhteen minutes». (In futuro tutti saranno celebri per quindici minuti).
Poi ci sono storie che sarebbero bellissime, anche se fossero leggende metropolitane: i trenta accendini offerti alle mogli da un principe saudita (e non tutte fumavano), l’incantesimo del modello con la linguaccia dei Rolling Stone che ha ispirato a Jessica Hollander ottime idee di marketing, l’inseguimento di un pezzo rarissimo, con un dragone e 88 diamanti alla base da parte del miliardario cinese che sostiene di averlo sognato.
E poi la scelta, furba, di far diventare l’accendino qualcosa di più: una scultura, un oggetto d’arte con inciso il segno zodiacale, arabeschi da Mille e una notte, aquile, corone, cavalli, decorazioni napoleoniche, da contemplare, più che da usare. Anche se Jacques Prevert amava i fiammiferi accesi nella notte (poetici), un accendino, come un diamante, è per sempre.