La Stampa, 16 dicembre 2016
Migranti, per l’Italia vittoria a metà. Merkel fissa una data per l’intesa
Le voci della vigilia descrivevano l’ultimo Consiglio europeo come «un campo minato». E proprio per questo i leader Ue sono stati ben attenti a camminare in punta di piedi tra i tanti argomenti delicati e divisivi. Hanno fatto il giro largo. Dunque, ancora una volta, la volontà di non spaccarsi ha prevalso sul decisionismo. Così è stato per esempio nella discussione dedicata all’immigrazione: il Consiglio ha preferito evitare di affrontare il dibattito nel merito sulla riforma del diritto d’asilo, tra i più divisivi.
I capi di Stato e di governo hanno sorvolato sulla questione, evitando di far emergere i differenti punti di vista sul concetto di «solidarietà flessibile», portato avanti dai Paesi Visegrad guidati dalla Slovacchia, che in questo secondo semestre 2016 detiene la presidenza di turno dell’Unione. L’Italia respinge fermamente questo concetto, perché di fatto consente ai Paesi di «scegliere» in quale modo contribuire alla gestione della crisi dei rifugiati, evitando di accoglierne una parte. Il fatto di aver tolto (per ora) dal tavolo questo concetto è certamente un punto a favore dell’Italia, che punta a riprendere la discussione nel 2017, quando la presidenza Ue batterà bandiera maltese. «Abbiamo chiesto e ottenuto che la discussione sul regolamento di Dublino fosse rinviata perché le ipotesi che si delineavano erano per noi insufficienti. Se ne discuterà nei prossimi mesi», ha detto Gentiloni in tarda serata.
Ma il diavolo si nasconde sempre nei dettagli e tra le righe delle conclusioni adottate c’è un passaggio di cui l’Italia avrebbe fatto volentieri a meno. Perché è stato fissato nero su bianco un obiettivo: «Raggiungere un consenso sulla politica europea d’asilo durante la prossima Presidenza». Una frase all’apparenza innocua ma che potrebbe nascondere insidie per il nostro Paese a causa di due piccoli, ma significativi, dettagli.
Il primo riguarda il fatto che viene fissata una data di scadenza: giugno 2017. Il nostro governo non voleva assolutamente porre un paletto temporale perché «sappiamo bene che le gatte frettolose rischiano di fare i gattini ciechi», fa notare una fonte italiana. Il timore è che con una deadline precisa ci si trovi a scrivere una riforma «a tutti i costi», quindi con un compromesso al ribasso. Ma la Germania – che vuole presentarsi alle elezioni con in tasca un accordo – ha molto insistito su questo punto.
L’altro dettaglio riguarda il verbo utilizzato nel passaggio-chiave. Fino a mercoledì sera, la bozza delle conclusioni fissava un obiettivo diverso: «Allargare il consenso». I leader hanno invece scelto una formulazione che fa un passo in più: «Raggiungere un consenso». E per mettere tutti d’accordo, ognuno dovrà rinunciare a qualcosa. L’Italia, probabilmente, più di tutti.
Ma sul fronte immigrazione arrivano anche buone notizie. C’è un richiamo agli Stati sugli impegni presi nel piano di redistribuzione dei migranti. E poi si è deciso di portare avanti il lavoro fatto con i Migration compact in Africa. Gentiloni, insieme con Merkel e Hollande, ieri mattina ha incontrato il presidente del Niger. È stato firmato un accordo di cooperazione tra Bruxelles e lo Stato africano con l’obiettivo di fermare il flusso di migranti che lo attraversa. Il Consiglio ha anche deciso di intervenire in Libia per «offrire opportunità per rimpatri volontari» ai migranti e ridurre il numero delle traversate del Mediterraneo. Per Angela Merkel questa rotta è al momento il problema principale, anche perché ha ricordato che la maggior parte «dei migranti che arrivano in Italia non ha diritto all’asilo e dunque ai ricollocamenti nell’Ue».
Il Consiglio ha poi discusso del piano di Difesa comune e ha esteso di altri sei mesi le sanzioni alla Russia per il mancato rispetto degli accordi di Minsk. In chiusura c’è stata una breve discussione su Brexit (senza Theresa May) per dire che l’Ue è pronta a negoziare l’uscita di Londra.