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 2016  dicembre 16 Venerdì calendario

Memoriale Raineri l’orizzonte di Virginia a rischio giudiziario

Come da sette mesi le accade ogni volta che è stretta in un angolo, la sindaca Virginia Raggi si tiene lontana dai fatti e pesca nel trito formulario che accomuna ad ogni latitudine la Politica quando entra nel cono di attenzione della giustizia penale. L’affaire nomine, dice, è «vicenda dai contorni ridicoli». L’inchiesta della Procura di Roma e l’acquisizione di documenti in Campidoglio, «un atto dovuto». Gli atti della sua Giunta che hanno accompagnato la fortunata parabola di figure quali il carneade Salvatore Romeo, il furbissimo e opacissimo Raffaele Marra e il fratello Renato (collocato al Dipartimento del turismo con un incremento di retribuzione) e, di converso, le disgrazie di Marcello Minenna (ex assessore) e Carla Raineri (ex capo di gabinetto indotta alle dimissioni dopo la richiesta di un parere che ne giustificasse la revoca), un esempio di «trasparenza» per la quale «non c’è nulla da temere o da nascondere».
È un esorcismo utile a dissimulare la realtà, che, infatti, e al contrario di quello che le parole vogliono dare ad intendere, racconta dell’altro: la chiusura di un assedio che annuncia giorni e settimane complicate.
Sebbene in sé neutra e incardinata in un fascicolo che non ha iscritti al registro degli indagati, la mossa della Procura di acquisire tutti i documenti necessari a valutare la correttezza o meno delle procedure di nomina e revoca della Raggi – e dunque a verificare se in quelle scelte la discrezionalità politica e amministrativa si sia trasformata o meno in abuso di ufficio – precipita infatti la sindaca e i suoi amici e nemici dei 5Stelle in un abisso paranoico su cui hanno per altro cominciato a ballare già in estate, quando l’ormai ex assessora all’ambiente Paola Muraro venne iscritta al registro degli indagati. Detta altrimenti, sapere ora con certezza che di qui a un tempo “X”, oggi non quantificabile, la Procura deciderà se iscrivere o meno la Raggi nel registro degli indagati la rende paradossalmente, per la cultura politica del Movimento, persino più debole. Perché hai voglia a dire che «non c’è nulla da temere o da nascondere», resta il fatto che nelle oltre venti pagine della memoria depositata in Procura dall’ex capo di gabinetto Raineri (che del fascicolo dell’inchiesta sulle nomine è il documento centrale) lo spaccato del cerchio magico della Raggi (Marra e Romeo) e i meccanismi che hanno governato le decisioni sulle nomine dipingono una velenosa Bisanzio. Dove la sindaca è ostaggio di due uomini (Marra e Romeo) e una donna (Paola Muraro) che ne governano le decisioni. Per ragioni misteriose o forse inconfessabili, se è vero, come scrive la ex capo di gabinetto nella sua memoria che, il 9 agosto di quest’anno, quando si tratta di nominare Romeo capo della segreteria, questo accade. «Inusualmente, la delibera approdò direttamente in Giunta, quando io e gli assessori eravamo già seduti al tavolo nella Sala delle Bandiere. Nessuno ne illustrò i contenuti prima di metterla al voto e la posizione di Romeo era stata inserita all’interno di una più vasta delibera contenente altre due posizioni di collaboratori, mentre il quantum dei suoi emolumenti non veniva esplicitato, essendo indicato per relationem con un rinvio a categorie contrattuali di non immediata percezione. Il che non indusse gli assessori a una particolare attenzione».
Romeo e Marra. Marra e Romeo. La Raineri li descrive onnipresenti, con poteri che esorbitano le loro mansioni. Ossessionati dalla segretezza del loro rapporto e dei loro colloqui con la Raggi. E questo – scrive ancora la ex capo di gabinetto – nonostante tutti sappiano di che pasta siano fatti. «Nei primi giorni di insediamento, Marra venne nel mio ufficio riferendomi incredibili vicissitudini collegate a sue denunce dalle quali sarebbe scaturita l’indagine “Mafia Capitale”». Una balla spaziale, come il resto delle sue confidenze, probabilmente. «Mi disse di aver dovuto trasferire la moglie e i suoi quattro figli a Malta, perché minacciati dalla criminalità organizzata e di aver rinunciato alla scorta nonostante anch’egli fosse a rischio di incolumità. Un racconto pieno di suggestioni che a tratti rasentava la mitomania. Personale del Campidoglio, da me interpellato, mi riferì invece che Marra aveva denunciato molte persone, principalmente colleghi, per vendette personali o per protagonismo».
È un fatto, del resto, che, come Romeo, anche Marra sia da qualche tempo nel cono di attenzione della Procura. E che, nelle ultime 48 ore, sul suo conto, veicolata dagli stessi ambienti 5Stelle, si sia andata addensando una nube di incontrollati e incontrollabili “si dice” che lo vorrebbero prossimo anello del cerchio magico destinato a cedere sotto la pressione delle inchieste della Procura. Una circostanza che la dice lunga sull’aria che tira in Campidoglio e che spiega, probabilmente, anche la precipitazione e la drammatizzazione con cui la Raggi ha tagliato il nodo Muraro dopo mesi di attesa e in occasione di un atto (l’invito a comparire per l’interrogatorio del prossimo 21 dicembre su ipotesi di reato ambientali) che, di per sé e formalmente, non sposta di una virgola la posizione dell’assessora rispetto a quanto già non fosse emerso un mese e mezzo fa, quando aveva continuato a difenderla.
Siamo insomma ad un arrocco che una cosa rende evidente. Che la partita giudiziaria su Muraro, Marra e Romeo è quella che deciderà del destino della Raggi. Simul stabunt simul cadent.