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 2016  dicembre 16 Venerdì calendario

Italia Independent, John Elkann al fianco di Lapo

Il messaggio è strong. Di quelli che puntano a spedire a zero le chiacchiere con una firma, John Elkann, in calce a un assegno. Cifra: 2,5 milioni. Beneficiario: Italia Independent. Ovvero la società quotata di Lapo Elkann, in cui entrambi i fratelli versano capitali freschi. Il primo, che deteneva una quota simbolica dai giorni della fondazione, ha ora l’8,5%. Il secondo porta il suo pacchetto di maggioranza dal 50,8 al 63,7%.
Era stata una startup promettente, Italia Independent. Ma – ammissione dello stesso Lapo – a un certo punto ha perso «spinta innovativa e la motivazione». Morale: i ricavi hanno incominciato a scendere (l’ultima semestrale evidenzia un calo, rispetto al primo semestre 2015, da 24 a 16 milioni), le perdite a salire (nello stesso periodo l’utile di 1,3 milioni è diventato un rosso di 2,6), i debiti a lievitare. C’era un aumento di capitale aperto, per rimediare. Solo che, con il titolo che a -70%, -80% nella tabella delle performance annuali, anche solo quei pochi milioni faticavano ad arrivare. La brutta storia di cui Lapo è stato poi protagonista a fine novembre, il finto sequestro che l’ha fatto finire in arresto a New York e lì lo vedrà andare a processo, non ha ovviamente reso più facili le cose.
Si è detto di tutto, da allora. A partire dal fatto che John, il fratello presidente di Fca, di Exor, della cassaforte della dinastia, nell’occasione non si fosse comportato proprio da fratello. Che si fosse stancato delle scivolate. E che, dopo l’ultimo episodio, se non rotto si fosse quanto meno incrinato uno dei due unici legami forti di Lapo nella famiglia d’origine (l’altro è con la sorella Ginevra). La risposta è arrivata ieri. La forma è quella di un’asettica nota stampa con la quale «Italia Independent Group comunica che sono state sottoscritte tutte le nuove azioni della società rinvenienti dall’aumento di capitale» per un totale di 15 milioni. Segue il numero di titoli sottoscritti dall’uno e dall’altro, e una dichiarazione affidata all’amministratore delegato Giovanni Carlino («Siamo felici di poter contare sul supporto di azionisti forti che hanno confermato la fiducia nel percorso di riorganizzazione e rilancio»). Nemmeno una parola, invece, dai due fratelli Elkann. Ma non solo era prevedibile: con quella firma, e quegli assegni, parlare non era necessario.