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 2016  dicembre 08 Giovedì calendario

Il braccio destro di Bergoglio pro gay e divorzio

La correzione delle bozze da parte della Segreteria di Stato vaticana sembra una questione sorpassata. La simbiosi tra il direttore, qualcuno lo chiama amichevolmente «il pontefice», e il nobile inquilino di Santa Marta è così stretta che La Civiltà cattolica, autorevolissima rivista dei gesuiti, ora passa in Segreteria di Stato liscia come l’olio.
Padre Antonio Spadaro, nato a Messina nel 1966, ha preso la direzione della rivista nel settembre 2011, subentrando a padre Gianpaolo Salvini che l’aveva guidata dal 1988. Il giovane gesuita, allora appena quarantacinquenne, ha preso le redini del giornale quando versava in uno stato di quasi agonia. Bisogna riconoscere che ha saputo rivitalizzarlo a colpi di cyberteologia e attraverso i suoi molteplici interessi che spaziano dalla letteratura alla musica, al cinema, fino, appunto, a tutte le forme di comunicazione digitale. Una «mens liberal» quella del direttore, dicono nelle sacre stanze.
Recensioni. Il feeling tra padre Spadaro e papa Francesco è evidente, gli fa da consigliere, scrivano, confidente, produttore incessante di interviste, libri, post, articoli, tweet, tutto sulle meravigliose sorti e progressive del Papa argentino. Nell’intervista che il pontefice ha rilasciato alla rivista e al suo direttore nel settembre 2013, a pochi mesi dal conclave, fu chiaro che il discernimento sarebbe stata la chiave ermeneutica del pontificato, un metodo per avviare processi e non occupare spazi. Ma fu anche l’occasione per dare una definizione, se così si può dire, di cosa significa essere un gesuita: «Il gesuita», disse papa Francesco, «deve essere una persona dal pensiero incompleto, dal pensiero aperto».
Padre Spadaro è certamente uomo dal pensiero poliedrico. Le prime pubblicazioni del (vice) «pontefice» indicano i suoi amori giovanili: la letteratura, il cinema, la musica, e in particolare l’opera dello scrittore omosessuale Pier Vittorio Tondelli (1955-1991). In un saggio del 1995, dedicato al romanzo Altri libertini, opera prima dello scrittore di Correggio, Spadaro si era messo sulle tracce della religiosità del Tondelli. Il romanzo all’epoca della pubblicazione, 1980, veniva considerato dalla magistratura come opera «luridamente blasfema», ma per il gesuita questo non rappresenta un problema, anzi, scrive, «una chiave del sacro in Tondelli è legata proprio all’esperienza della sessualità».
«Al di là delle innegabili ambiguità di un sacro inteso in ambito sessuale», scriveva Spadaro a metà anni Novanta, «qui il sentimento religioso appare incarnato nel mistero della corporeità e della sessualità, in quanto luoghi in cui la vita si rivela ancora come sacra o comunque rinviante a una dimensione sacrale, orante, di cui anche l’armonia del cosmo partecipa». Un pensiero apertissimo, cosmico quasi, su una tematica come quella della sessualità, e dell’omosessualità in particolare, che emerge in altri saggi e opere del nostro. Ad esempio in un articolo pubblicato su Liberal nel 1998. Qui, sempre in riferimento al lavoro di Tondelli, il padre scrive che «l’opera tondelliana non fa pensare alla specificità del rapporto omosessuale: nei romanzi di Tondelli non esiste omosessualità considerata come “problema”, ma semmai sembra emergere una più generale esigenza di amore e lo scontro con la situazione esistenziale dell’abbandono (e qui sta anche il suo valore universale), al di là degli stereotipi».
Colonne sonore. In un testo del 1996, Radio on. Tra le colonne sonore degli anni Novanta, si occupa, invece, di musica e mondo giovanile, e per questo si ispira sempre a Pier Vittorio Tondelli. «La vera aspirazione di questo frantoio linguistico», spiega, «è quella di allontanarsi da un linguaggio fatto per far conoscere e di essere un linguaggio di potenza e di forte carica emotiva». Distingue «una “letteratura di conoscenza”, che insegna, e una “letteratura di potenza”, emotiva, che commuove: noi ci poniamo nel territorio di quest’ultima». Ama 1’evocazione padre Spadaro, il pensiero aperto e incompleto. Un vero gesuita.
Fedele alla linea dell’incrocio di discipline, quasi un meticciato culturale, il pensiero teologico di padre Spadaro può essere sintetizzato leggendo i suoi lavori sul celebre teologo gesuita Karl Rahner. In una recente postfazione a un testo del teologo della «svolta antropologica», Tu sei il silenzio (Queriniana), Spadaro ha sottolineato che il colloquio con Dio è forma di quella teologia in ginocchio di cui più volte ha parlato il Papa. «La parola qui non è un righello che squadra», scrive Spadaro, «ma un luogo di evocazione e di risonanza del mistero di Dio».
Le aperture. Evocare e non definire, ecco la teologia che si fa narrativa in nome di un’aderenza alla vita che diventa così una specie di luogo teologico, quasi una nuova fonte al pari di scritture e tradizioni. Nel suo commento ad Amoris laetitia sulla Civiltà cattolica, distribuita in contemporanea con l’uscita dell’esortazione, come a dettare il tempo della sua comprensione, Spadaro scriveva proprio che si era aperta «la strada del discernimento dei singoli casi senza porre limiti all’integrazione, come appariva in passato». Finita l’epoca dei righelli che squadrano, comincia quella del «tutto scorre». Impegnato sul fronte cyberteologico, padre Spadaro è attivissimo sui social network e in particolare su Twitter. Qui ha sottolineato con solerzia i passaggi più controversi del dibattito ecclesiale, specialmente sui temi del sinodo sulla famiglia. Padre sinodale di nomina pontificia, Spadaro pubblicò nel suo blog l’intervento tenuto in aula al sinodo 2014 dove mostrava ampia apertura sul tema dell’omosessualità. Per seguire il discernimento votato alla misericordia diceva che, a proposito della questione omosessuale, «la Chiesa forse non ha affrontato fino a oggi la questione con il dovuto ascolto e discernimento, considerandola solamente un residuale elemento di disordine».
Rottura al Sinodo. Il suo fu uno dei pochi (tre o quattro su circa 200) e più convinti interventi di apertura sul tema, eppure trovò una certa accoglienza (quasi letterale in un passaggio) anche nella controversa relazione intermedia che fu poi demolita da una pioggia di emendamenti dei padri riuniti nei circoli minori di approfondimento.
Tra i vari tweet che hanno costellato la partecipazione di Spadaro al sinodo si può ricordare quello in cui citava San Cirillo di Gerusalemme (IV secolo) per fargli dire, in sostanza, che la comunione ai divorziati risposati civilmente non è poi una novità. «Non privatevi della comunione, né astenetevi da questi santi misteri per esservi macchiati di peccato», twittava il direttore citando una massima del santo. Peccato che la frase integrale di San Cirillo suoni un po’ diversa: «Attenetevi strettamente a queste immacolate tradizioni e rimanete liberi dalle offese. Non separate voi stessi dalla comunione; non privatevi, a causa della sporcizia dei peccati, di questi santi e spirituali misteri», cioè, in poche parole, non peccate se volete la comunione. Una piccola gaffe, dettata dallo zelo per la causa e, forse, dai 140 caratteri a disposizione per cinguettare: troppo pochi per riportare il testo integrale?
Brutti scivoloni. La confidenza con lo strumento lo ha portato ad altri scivoloni. Secondo alcuni dossier che circolano sul web padre Spadaro, preso dal furore del botta e risposta, avrebbe twittato simpatici messaggi rivolti ai quattro cardinali che hanno posto alcuni dubia al Papa a proposito delle ambiguità interpretative del capitolo VIII di Amoris laetitia, l’esortazione post-sinodale che sta sollevando un polverone. Avrebbe pubblicato tweet utilizzando screenshot che si rifacevano alla trilogia del Signore degli anelli per dare dei cattivoni (in uno, mediante le parole di Gandalf, si parlava di «vermi senza cervello») alle quattro porpore che hanno osato chiedere conto al Papa. Tweet poi cancellati e rilanciati con simpatici commenti rispetto a chi si era indignato; nel frattempo, padre Spadaro ritwittava i messaggi di un altro account, «Habla Francisco», che avevano un tono canzonatorio nei confronti dei quattro anziani cardinali: «I quattro cardinali... Sembra il titolo di una banda rock and roll degli anni Sessanta che suonano trite canzoni...», si leggeva nel cinguettio. Anche questo tweet viene poi cancellato, solo che alcuni blogger americani rilevano che questo account «Habla Francisco», aperto nel settembre 2013 e con appena tre messaggi, guarda caso tutti ritwittati dallo stesso cyberteologo, può essere fatto risalire all’indirizzo mail dello stesso Spadaro. Insomma, una faccenda antipatica per il (vice) «pontefice», perché, se fosse vero, risulterebbe che per bacchettare chi non si allinea si può ricorrere anche a mezzucci in stile film adolescenziale.
Ghost-writer. Mezzucci di cui padre Spadaro non ha bisogno, visto che può contare su ribalte molto più efficaci per far sentire il peso del suo pensiero. Basti pensare che per spiegare ai quattro cardinali che non c’è nessun dubbio da porre, e che tutte le risposte sono già state date, ha scritto addirittura sul sito della Cnn. 
Ci sarebbe da ridere se non fosse che il direttore di Civiltà cattolica viene considerato da molti come il «ghost writer» del Papa per i discorsi che non passano attraverso la Segreteria di Stato, membro formale del seguito papale nei viaggi apostolici, e ascoltato consigliere sulle brezze e i venti che provengono dalle mode culturali del momento. Ed è colui che viene ritenuto la cinghia di trasmissione di Santa Marta con vari strati di operatori dei media, suggeritore del Papa per quanto riguarda «immagine» e gesti.
A proposito dei dubbi sollevati dai cardinali lo stesso Spadaro aveva cinguettato che «se uno ancora chiede risposte su Amoris laetitia significa che non sente. Basta che legga allora (la lettera che il Papa ha scritto ai vescovi argentini dove si dice che l’unica interpretazione di Amoris laetitia è quella che, in certi casi, è possibile dare l’accesso ai sacramenti anche a due conviventi more uxorio, nda)».
Cultura dello scarto. Forse ha ragione l’influente gesuita, perché data l’età può essere che i quattro porporati abbiano qualche problema di udito, anche se con gli occhiali risulta che ci vedano bene. Semmai da parte di Spadaro ci vorrebbe un po’ più di rispetto per gli anziani. Anzi, dovrebbe seguire il magistero del Papa in questo, visto che più volte Francesco ha ricordato che nei loro confronti non bisogna cadere nelle trappole della «cultura dello scarto». Perché gli anziani sono «portatori di grande saggezza» e «alberi che continuano a portare frutto», ma forse per questo discorso il Papa non si è confrontato con Spadaro, il cui pensiero aperto e incompleto su questo tema ha ancora da applicarsi con maggior devozione.