Libero, 8 dicembre 2016
A casa Juncker triplicati gli aiutini fiscali
Continuano a crescere le concessioni fiscali segrete da parte dei governi europei alle multinazionali nonostante i recenti scandali. E a guidare la classifica c’è il Lussemburgo di Jean-Claude Juncker, ex primo ministro del paese per 18 anni ed attuale presidente della Commissione europea. Quella stessa Commissione che a fine agosto ha condannato Apple a risarcire la comunità di 13 miliardi di euro per aiuti fiscali illegittimi. Secondo un rapporto pubblicato ieri da Eurodad, rete di ong che si occupa di sviluppo e lotta alla povertà, il numero degli accordi fiscali «di comodo» è passato dai 547 del 2013 ai 1.444 del 2015, quasi triplicati (un aumento del 160%). E nonostante lo scandalo Luxleaks del 2014, il Granducato ha concesso altri 172 accordi segreti con le multinazionali. In base ai dati analizzati, provenienti dalla Commissione europea e relativi a 17 Paesi dell’UE ed alla Norvegia, dietro al Lussemburgo si colloca il Belgio: dai 10 accordi nel 2013 ai 411 a fine 2015.
Questo tipo di accordi tra Stati Ue e multinazionali, noti come tax-ruling, «danno adito a pratiche elusive, erodendo la base imponibile in altri Paesi e contribuendo a sottrarre cospicue risorse erariali» denuncia lo studio. Tove Maria Ryding, di Eurodad e tra gli autori del rapporto intitolato «Survival of the Richest» sul ruolo dell’Europa a sostegno di un sistema fiscale ingiusto, ha dichiarato che «è davvero sorprendente e profondamente inquietante vedere che il numero di accordi segreti “di comodo” è alle stele in Europa, come se lo scandalo LuxLeaks non fosse mai accaduto».
Nel rapporto, che analizza una ferita ancora aperta dopo le pubblicazioni di Panama Papers ad aprile, si sottolinea la svolta che la comunità internazionale ma soprattutto quella europea hanno voluto impostare sui temi della giustizia nei confronti delle multinazionali affinché queste pagassero la loro equa parte di tasse senza rifugiarsi in Paesi con regimi fiscali più favorevoli. Il nuovo sbandierato approccio è la risposta allo scandalo del novembre 2014 dei documenti LuxLeaks pubblicati congiuntamente da alcune testate internazionali (tra cui l’Espresso) che dimostravano come Lussemburgo fosse divenuto nel tempo il paradiso fiscale preferito dalle più famose aziende. Contratti segreti e imposte bassissime hanno attirato imprese da tutto il Vecchio Continente e non solo ma anche hanno fatto perdere miliardi di entrate fiscali ai governi europei. Erano gli anni durante i quali Juncker, prima di guidare la Commissione europea, era a capo dei governi del Granducato, 180 ̊ Paese al mondo per superficie ma primo per livello di ricchezza personale.