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 2016  dicembre 07 Mercoledì calendario

Merkel 4.0

ESSEN (Germania) Angela Merkel aveva previsto che la campagna per le elezioni tedesche dell’autunno 2017 sarebbe stata la più difficile tra quelle che ha combattuto. Ieri ne ha avuto una prima, piccola prova. Al congresso della sua Cdu, a Essen, ha tenuto il discorso forse più forte, più coinvolgente e più centrista della sua carriera. Ha raccolto applausi e un’ovazione finale.
Quando si è votato per nominarla di nuovo presidente del partito e candidata alla cancelleria, ha però raccolto meno voti che in passato. Che tra numerosi militanti cristiano-democratici ci fosse critica per la sua apertura ai rifugiati siriani a fine estate 2015 e per la gestione della conseguente ondata di profughi era noto: ieri, qualcuno ha voluto ricordarglielo.
A favore di Merkel ha votato l’89,5% dei quasi mille delegati al congresso. Probabilmente, la cancelliera sperava di superare almeno quota 90, per avvicinarsi al 96,7% che aveva raccolto due anni fa quando fu rieletta presidente della Cdu. L’ha sfiorato, non si può definirla una sconfitta: è un richiamo a essere più democristiana, più attenta all’elettorato tedesco, alle famiglie, alle piccole imprese. Le elezioni si vincono lì. Nel discorso che aveva pronunciato poche ore prima del voto, in effetti, su quei punti aveva insistito: uno spostamento verso il centro. Infatti, il suo intervento è stato accolto con entusiasmo: su 77 minuti di discorso, è stata interrotta dagli applausi 81 volte e l’ovazione finale è durata più di 11 minuti, due in più che nel 2014.
È sapendo che il partito la sostiene su una linea di centro, che lascia poco spazio a destra al movimento anti-immigrati Alternative für Deutschland, che la cancelliera affronterà la lunga campagna elettorale.
Nel discorso che ha tenuto ieri ha rivendicato i risultati dei suoi undici anni di cancellierato. Ma ha detto che «il 2016 ha fatto il mondo più debole e dobbiamo emergere più forti dalla crisi, fare qualsiasi cosa possiamo per rafforzare l’Europa perché il mondo va meglio se l’Europa va meglio. A prima della globalizzazione non si torna». Pronta a raccogliere le sfide del mondo, ma non da sola. A Barack Obama aveva detto che è «grottesco» pensare che la Germania e lei possano, da sole, difendere i valori dell’Occidente liberale. Ai militanti della Cdu ha detto «voi dovete, dovete, dovete aiutarmi».
Gran parte del discorso è stato dedicato alla questione critica, i rifugiati e gli immigrati. Rispetto alle aperture quasi incondizionate di mesi fa, il cambiamento è evidente. La crisi dell’estate 2015 non si ripeterà – ha assicurato. Chi ha diritto all’asilo resterà in Germania fino a che non gli sarà possibile tornare, gli altri migranti saranno in genere respinti o rimpatriati: ogni caso verrà tuttavia verificato singolarmente. Le culture dei profughi vengono rispettate ma quella tedesca rimane il cuore della Germania: «Il velo che copre l’intero corpo dovrebbe essere vietato, laddove è legalmente possibile: non ci appartiene».
In parallelo a queste garanzie apprezzate da una buona parte della base, Merkel ha difeso la sua apertura di un anno fa, ha sostenuto che il razzismo non deve avere spazio, ha attaccato AfD, pur senza mai citarla. L’obiettivo della cancelliera è cercare in questa campagna elettorale, di chiudere lo spazio che ha lasciato aperto alla destra del suo partito a causa di politiche considerate da molti troppo di sinistra; ma senza rincorrere posizioni illiberali e di chiusura. Ha poi delineato politiche economiche e sociali per la famiglia, la scuola, la ricerca e le imprese, con una forte enfasi sull’importanza della digitalizzazione.
Nella politica internazionale, ha difeso con forza la liberalizzazione del commercio internazionale e ha attaccato la Russia per il «vergognoso» appoggio al regime siriano di Assad. Preoccupante – ha detto – che per le strade tedesche ci fossero centomila persone contro l’accordo commerciale transatlantico Ttip «e nessuno in difesa di Aleppo». Conservatrice in casa, liberale all’estero.