La Verità, 2 dicembre 2016
Addio Gabanelli ma non è tutto oro quello che luccica nel suo «Report»
«Era la mia ultima puntata, lascio il programma, lascio Report. Resterò nei paraggi, certo che sono stati 20 indimenticabili anni», annunciava Milena Gabanelli, famosa giornalista d’inchiesta, nella puntata dello scorso 28 novembre su Rai 3, ringraziando pubblico e collaboratori. Abbracci, sorrisi sulle note di I’ve been loving you too long di Otis Redding, bagnate dalle lacrime della conduttrice che passa il timone al fedelissimo Sigfrido Ranucci. Ma siamo sicuri che sia tutto oro quel che luccica a Report? Ecco qua un esempio concreto del metodo Gabanelli. Anzi del metodo Gabanelli-Ranucci, visto che è lui, Sigfrido Ranucci, l’allievo che ora ha preso il posto della Gabanelli. Un anno prima degli addii, l’inchiesta di turno sulla terza rete Rai riguardava lingotti «che non esistevano» e che invece saltarono fuori, a telecamere spente. Formatori e segnalatori furono accusati di intascare soldi e poi riabilitati con un laconico comunicato Rai, emesso però soltanto nove mesi dopo, tanto è durata la gestazione del documento. Il tempo di fare un figlio.
Caso chiuso per il team di Milena Gabanelli, anche se la cooperativa veronese Gsg evolution, che forma i segnalatori, e uno dei suoi formatori, Richard Schöpf, a tutt’oggi sono costretti a fare i conti con articoli online che li associano senza tanti complimenti a un sistema sostanzialmente truffaldino. Ormai irremovibili dal Web e sempre pronti a comparire appena si digita il nome della cooperativa.
I fatti. Nella puntata di Report del 22 novembre 2015 il tema scottante affrontato da Gabanelli erano gli investimenti in lingotti, dopo che dal 2000 la legge italiana ha liberalizzato l’acquisto di oro. Sigfrido Ranucci, autore dell’inchiesta È oro quello che luccica? spiegava nel servizio come opera la società tedesca Auvesta, azienda super certificata e specializzata nella compravendita di metalli preziosi fisici. «Il risparmiatore», affermava il giornalista, «versa dai 5 ai 60.000 euro l’anno in rate su un conto intestato ad Auvesta che si trova in un’agenzia della Banca di Trento e Bolzano del gruppo Intesa. Auvesta trasforma l’equivalente del risparmio versato in lingottini d’oro e li conserva in un caveau. E quando deciderai di riaverli te li restituisce con un semplice bonifico in denaro, oppure ti spedisce i lingottini dove vuoi tu». Tutti i telespettatori erano inchiodati al video, per vedere come Report avrebbe passato allo scanner quest’azienda di Monaco di Baviera, mostrando in che modo funziona, che cosa fa. Invece sotto torchio finì la cooperativa Gsg evolution, con sede nel Veronese.
Ma quale ruolo ha Gsg evolution nella vicenda? «Eroga e gestisce corsi di formazione diretti a tutti coloro che sono interessati a una crescita personale e professionale», spiegano dalla cooperativa, «e nell’ambito di tale attività, in occasioni dedicate, presenta i servizi della società Auvesta a potenziali segnalatori, ovvero persone che a loro volta, una volta formati, segnalano i servizi relativi all’acquisto di oro e metalli preziosi che la società tedesca propone». Nient’altro? «Le operazioni di acquisto e vendita dell’oro avvengono esclusivamente e direttamente tra i clienti italiani e Auvesta», precisano dalla casa madre.
Report, invece, avanzò il dubbio che la cooperativa veronese esercitasse un’attività di raccolta dei risparmi, ipotizzando un meccanismo di vendite piramidali. «È forse una variante del noto schema Ponzi», si chiese dallo studio televisivo Milena Gabanelli, «dove il promoter che arriva per dimostrare fiducia deve cominciare a metterci i suoi di risparmi, poi la storia insegna che alla fine l’ultimo che arriva resta con il cerino in mano. Oppure siamo di fronte a una grande truffa ai danni dei risparmiatori?».
Tanta carne al fuoco, poca chiarezza. La puntata si snodò tra un viaggio in Svizzera a cercare lingotti che non si trovarono, un viaggio in Germania a chiedere a un dipendente dell’Auvesta quanti fossero i lavoratori della società tedesca, un viaggio nella provincia di Verona a cercare l’amministratore della Gsg evolution, Andrea Filipozzi. A trasmissione conclusa, rimase l’impressione che tutti ne uscissero malissimo e che fosse preferibile investire altrove i propri risparmi.
La cooperativa non ci sta e, assistita dallo studio legale Callipari di Verona, avvia un contenzioso contro la Rai e gli autori del servizio, che culmina con un chiarimento e una definizione stragiudiziale della controversia. Lo scorso 8 agosto, sul sito di Report, in calce alla puntata, appare questo aggiornamento: «Dopo circa 9 mesi Report ha visitato un deposito di oro di Auvesta, custodito dalla società Brink’s nella città di Francoforte. L’inviata di Report, Carla Rumor, dopo aver attraversato portoni blindati, ha potuto verificare la presenza dei lingotti d’oro. In totale c’erano 37 scatole contenenti 37 lingotti d’oro da 12 chili. E altre contenenti 109 lingottini da un chilo. Il valore stimato complessivo è di circa 30 milioni di euro. Ogni lingotto ha un codice inciso e a un unico lingotto possono corrispondere anche dai 300 ai 700 clienti in relazione all’acquisto di ciascuno. I rappresentanti di Auvesta, inoltre, hanno dichiarato che «le operazioni di acquisto e vendita di oro, sia per quanto riguarda gli ordini sia per quanto riguarda i pagamenti, avvengono esclusivamente tra Auvesta e i clienti italiani e che, di conseguenza, la società Gsg evolution, il signor Richard Schöpf e il signor Andrea Filipozzi, cui si è fatto riferimento nel servizio, non ricevono in alcun modo denaro da parte dei clienti».
Interpellato dalla Verità, lo staff della cooperativa Gsg evolution fa sapere di non poter dire molto sulla vicenda: «L’aggiornamento costituisce l’epilogo della gestione stragiudiziale di un contenzioso avviato con la Rai e gli autori del servizio, i quali, dopo il chiarimento, ne hanno dato conto con quell’aggiornamento pubblicato in agosto».
Tuttavia, è evidente che i più ricordano solo la trasmissione e certo non vanno sul sito di Report a leggere eventuali smentite o rettifiche di notizie ritenute ingiustamente lesive. «Internet, purtroppo, è ancora pieno di commenti che hanno amplificato il servizio», lamenta la cooperativa. «Solo di recente una deputata del Movimento 5 stelle, Francesca Businarolo, che con due colleghi aveva presentato un’interrogazione al ministro dell’Economia, ha ottemperato all’invito dei nostri avvocati togliendo dal suo sito la notizia Cooperativa Gsg una truffa a danno dei cittadini? Il ministro intervenga. Ma, sulla pagina Facebook dell’onorevole, testo e titolo rimangono. Ed è solo uno dei tanti esempi». Potenza della tv. Il metodo Gabanelli-Ranucci dispiega i suoi effetti a lunga gittata, in tutto l’orbe terracqueo. E ai malcapitati che lo sperimentano non resta che sperare nell’oblio. Tanto, si sa, la maggioranza degli internauti prende i contenuti del Web per oro colato.