la Repubblica, 2 dicembre 2016
L’ultima sfida lanciata a tempo scaduto
Con una solenne conferenza stampa, circondata da parlamentari e consiglieri comunali del Movimento, la sindaca Chiara Appendino ha annunciato che Torino «ha avviato l’iter» per uscire dall’Osservatorio sulla Torino-Lione. Concretamente l’atto non ha alcun effetto pratico. L’Osservatorio in questi mesi si occupa ancora della tratta internazionale dell’opera, i 57 chilometri del tunnel di base tra Susa e Saint Jean de Maurienne in Francia. Su questa tratta tutto è già deciso: nei giorni scorsi il Senato ha ratificato l’accordo internazionale che impegna l’Italia e l’Unione Europea. Il 19 dicembre l’aula della Camera farà la stessa discussione e il giorno successivo darà l’ultimo «sì» necessario a far partire i bandi di gara e aprire i cantieri. Solo nei prossimi anni l’Osservatorio si occuperà della tratta nazionale e dell’attraversamento di Torino. Ma, una volta scavata la galleria di base, sarà abbastanza difficile far finta che non esista.
Che senso ha allora uscire da un organismo che serve semplicemente a trovare le migliori soluzioni tecniche per fare l’opera? In questi anni, nonostante il boicottaggio dei sindaci No Tav, l’Osservatorio ha funzionato e ha consentito di trovare soluzioni (alcune suggerite dagli stessi No Tav) in grado di far risparmiare 2,6 miliardi rispetto ai costi inizialmente previsti. L’uscita dei tecnici di Appendino dall’organismo è motivata dal fatto che si vorrebbe discutere non come fare l’opera al meglio ma se farla. Una discussione, quest’ultima, fuori tempo massimo. Come hanno detto ieri gli stessi assessori torinesi in conferenza stampa, «finora sono già stati spesi nell’opera oltre 800 milioni» e sono stati già scavati decine di chilometri di gallerie di servizio.
La discussione sul se è dunque sorpassata dalla realtà. Ma è perfettamente in linea con le liturgie della politica. L’uscita di Appendino serve a tenere unito il movimento alla vigilia dell’arrivo di Beppe Grillo che questa sera chiuderà a Torino la campagna referendaria per il «No». E serve a rintuzzare le polemiche interne dopo che la sua giunta ha appena approvato l’insediamento in città di nuovi ipermercati, rovesciando le promesse della recente campagna elettorale. I nodi della sindaca stanno venendo al pettine: governare accontentando contemporaneamente i centri sociali e una parte degli imprenditori, gli ambulanti antibolkestein e i signori della grande distribuzione, richiede esercizi di equilibrismo degni del miglior Andreotti. Appendino, va riconosciuto, si impegna molto in questo gioco acrobatico, attenta a dosare un segnale con quello contrario. Così ieri ha aperto la conferenza stampa ma ha abbandonato la sala prima della chiusura per evitare di comparire nella fotografia finale di consiglieri e militanti festanti con i vessilli No Tav che sventolano nella sede aulica di Palazzo Civico. Una sindaca di lotta e di governo. Fino a quando le riuscirà il gioco dell’equilibrista?