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 2016  novembre 21 Lunedì calendario

Fillon scatta in avanti verso l’Eliseo. Sarkozy sconfitto nelle primarie di destra

PARIGI «Ho difeso le mie convinzioni. Con ardore, e con la sola preoccupazione di fare il bene della Francia. Non sono riuscito a convincere una maggioranza di elettori. Rispetto e comprendo la volontà di questi ultimi di scegliere, per il futuro, altri responsabili politici (...) A mia moglie Carla e ai miei figli dico che lo capisco, ho imposto a loro molte prove, perché non è facile vivere accanto a un uomo che suscita talvolta così tanta passione. È dunque arrivato il momento, per me, di cominciare una vita con più passioni private, e meno passioni pubbliche. Buona fortuna alla Francia».
È un momento storico, perché Nicolas Sarkozy, l’uomo che nel bene e nel male è stato protagonista delle vicende del Paese da quando nel 1983 divenne sindaco di Neuilly, annuncia il suo ritiro dalla vita politica. È la seconda volta, e l’impressione è che sia quella definitiva. Già all’indomani della sconfitta alle presidenziali contro Hollande, nel 2012, Sarkozy annunciò l’abbandono. Poi tornò «per salvare la mia famiglia politica» dilaniata dalla lotta tra François Fillon e Jean-François Copé. Sarkozy ha rifondato il partito, lo ha trasformato dall’Ump nei Républicains con un unico obiettivo: prenderne il controllo e farne lo strumento della rivincita contro Hollande.
In questi quattro anni, mai una volta ha dubitato che sarebbe riuscito a rappresentare la destra alle elezioni presidenziali della prossima primavera. E certo non ha visto arrivare il pericolo Fillon, il suo ex primo ministro che lui definiva con sufficienza «collaboratore» ai tempi dell’Eliseo. Sarkozy è eliminato al primo turno delle primarie della destra e del centro. La sua carriera politica ad alto livello, a 61 anni, finisce qui.
L’affluenza alle urne è stata enorme, inaspettata. Circa quattro milioni di persone, il doppio di quanto Sarkozy prevedeva e sperava. Pensava di controllare i militanti e la macchina del partito, era certo che una primaria ristretta lo avrebbe visto vincitore. Ma il voto era aperto a quasi tutti: bastava firmare una dichiarazione di adesione ai valori della destra e del centro – che in tanti casi ai seggi non si è neanche vista – e pagare due euro. Alla fine sono andati a votare anche simpatizzanti, tanti indecisi e persino elettori di sinistra, convinti che il sistema elettorale sia di fatto cambiato e che l’elezione presidenziale si giochi ormai su sei turni: due della destra, poi i due della sinistra il 22 e 29 gennaio, infine il voto finale per l’Eliseo della primavera 2017.
Anche Carla Bruni-Sarkozy, che tempo fa si definì «epidermicamente di sinistra», ieri ha votato. Tutti pensavano che al ballottaggio di domenica prossima si sarebbero scontrati il favorito Alain Juppé e il mai domo Nicolas Sarkozy. Invece è François Fillon, 62 anni, moglie gallese e cinque figli, a stravincere il primo turno con il 44,2% dei voti (9.300 seggi scrutinati su 10 mila 200), davanti a Juppé (28,4%). Sarkozy, l’ex capo di Stato, ieri non è mai stato in partita (20,7%).
Per mesi Fillon non ha superato il 10 per cento delle intenzioni di voto, ma ha saputo trarre vantaggio dalle difficoltà degli avversari e dai tre dibattiti televisivi, tutti vinti. La sua affermazione sorprende tanto quanto il distacco dello stanco Juppé e il tracollo di Sarkozy. Viste le divisioni a sinistra e la debolezza di Hollande, nel nuovo sistema «a sei turni» chi vince il primo ha ottime probabilità di conquistare anche l’ultimo, il 7 maggio 2017, e diventare presidente della Repubblica.
Se la sfida finale sarà davvero François Fillon contro Marine Le Pen, la Russia potrà essere contenta. Dopo Washington anche Parigi avrà allora, in ogni caso, un leader filo-Putin.