Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 5 marzo 2007
Misteri e legami di Coppola & C
• Misteri e legami di Coppola & C. Il Sole 24 Ore Domenica 18 dicembre 2005. Mediobanca è sempre stata molto più di una banca d’affari. Gianni Agnelli la definì «il collo di bottiglia» dal quale passano tutte le grosse operazioni. Per mezzo secolo, nel palazzo seicentesco in cui ha sede Mediobanca, ha regnato sovrano Enrico Cuccia. Il 28 ottobre scorso in quel palazzo è entrato, da padrone, un nuovo signore: Danilo Coppola, trentottenne proprietario del 4,6% delle azioni dell’istituto. Tra i due le differenze non potrebbero essere più nette. Il primo è stato il demiurgo della finanza italiana. Il secondo è stato sorpreso mentre sparava colpi di pistola in aria e mentre nella sua società si rubava energia elettrica ed è oggi indagato perché coinvolto nella vicenda Lodi-AntonVeneta e perché al centro di transazioni sospette di riciclaggio.
Mediobanca è solo il più prestigioso gioiello di una corona che fa di Danilo Coppola uno degli uomini più ricchi d’Italia. La brochure offerta alla stampa internazionale il 27 ottobre scorso in occasione della presentazione del piano industriale della controllata Ipi Spa, attribuisce agli asset del Gruppo Coppola un valore complessivo di 3.500 milioni di euro. Dei quali 2.378 milioni di beni immobiliari e 1.122 milioni di beni finanziari. Indebitamento dichiarato: appena il 22% degli asset. Insomma una vera e propria potenza economica.
La domanda che molti si pongono da tempo è ovvia: come ha fatto? In un’inchiesta durata circa sei mesi, e che verrà pubblicata in più parti, Il Sole 24 Ore tenterà di spiegare alcuni dei segreti di questa straordinaria ascesa.
Un fatto è certo: Danilo Coppola di strada ne ha fatta parecchia. Per la precisione da Via Bolognetta n.91, a Finocchio, una borgata della periferia sud-est di Roma, fino a Piazzetta Cuccia n.1, a cento passi da Piazza della Scala, nel cuore di Milano.
Se fossimo negli Usa, il suo sarebbe il più classico dei sogni americani. Ma siamo in Italia, e Cuccia lo riterrebbe senza dubbio un incubo. Il 28 ottobre scorso a varcare il "suo" portone è stato un uomo che come lui è nato a Roma e che pur avendo come lui origini siciliane è probabilmente il suo opposto. Cuccia studiò al Tasso, uno dei licei classici più prestigiosi di Roma, dove prese la maturità con un sette in italiano e un otto in filosofia. Dal punto di vista umano e politico si formò partecipando alla lotta antifascista. Da quello professionale lavorando alla Banca Commerciale di Raffaele Mattioli. Cuccia conosceva benissimo l’inglese e il francese e per tutta la vita girò con Le Monde e l’Herald Tribune sotto braccio.
Coppola ha invece frequentato l’Istituto Pio XII, scuola privata di Tor Pignattara. E si è formato facendo la lotta... agli zingari. Lo testimonia un provvedimento del 22 settembre 1995, con cui gli fu tolto il porto armi appena tre mesi dopo l’acquisto di due Beretta calibro 9. Motivazione di quel provvedimento: aveva sparato dei colpi in aria a scopo intimidatorio in luogo pubblico. Apparentemente per spaventare degli zingari che avevano importunato lui e la sua compagna.
Ma evidentemente non è solo sul piano personale che l’ambiente in cui è cresciuto ha influenzato il modus operandi di Coppola. La borgata ha lasciato il segno anche nell’ambito professionale. A dimostrarlo è una sentenza del tribunale penale di Roma del 16 maggio 2003, con cui Coppola fu condannato a una multa di 3.486 euro, più spese processuali, per furto di energia elettrica. Non se ne è mai saputo nulla perchè la sentenza concesse a Coppola il beneficio della non menzione e successivamente il reato venne dichiarato estinto per intervenuta prescrizione.
«Il Sole-24 Ore» è però in grado di ricostruire l’accaduto: tutto cominciò quando un ispettore dell’Enel si recò a fare una verifica al numero 1888 di Via Casilina e scoprì che il contatore di un appartamento adibito a ufficio era stato manomesso e attivato senza autorizzazione. L’ufficio era stato affittato alla Lonida Srl, società di cui Coppola era socio (con sua madre) e amministratore. A confermare il coinvolgimento della Lonida furono due testi, chiamati peraltro dalla difesa: Ernesto Cannone e il suo socio Giuseppe Spiriti. Erano stati loro, in qualità di mediatori immobiliari, a procurare quell’appartamento a Coppola.
«Non si vede come il Coppola possa dichiararsi estraneo all’illecita sottrazione di energia: egli, personalmente e nella veste di legale rappresentante della società Lonida, aveva la disponibilità fisica e giuridica dell’appartamento», si legge nella sentenza. «Indicativo è anche il fatto che egli abbia transato la vertenza con l’Enel non avendo fatto valere alcuna circostanza a favore della supposta estraneità alla vicenda nè riferito abusivi allacci altrui».
Coppola sotto braccio non porta giornali, ma in compenso dal marzo scorso è nuovamente autorizzato a portare pistole. Dall’8 marzo, subito dopo la revoca del provvedimento di ritiro del porto d’armi, è proprietario non di uno, bensì di due revolver, una Beretta calibro 9 e una Smith & Wesson 38 SP, acquistati al numero 31 di Via Barberini, in pieno centro di Roma, presso l’Armeria Frinchillucci.
Ma veniamo alle attività imprenditoriali. Innanzitutto non si può non notare il tourbillon di società che gli ruotano attorno. Sono così tante da far venire il mal di testa anche al più rodato dei marescialli della Guardia di finanza. Coppola le chiama «societàad hoc». Hanno sede in Italia, ma anche in Lussemburgo, e sono amministrate da un gruppetto di personaggi a lui legati da tempo, quali Andrea Raccis, Fabrizio Spiriti, Ernesto Cannone, Giancarlo Tumino, Luca Necci e Francesco Bellocchi (ex cognato di Stefano Ricucci). Il fatto che appaiano, scompaiano, nascano e falliscano oppure si servano dello schermo di fiduciarie non può che suscitare curiosità.
Al Sole-24 Ore risulta che a incuriosirsi per prima sia stata la Consob, che nella primavera scorsa ha deciso di indagare sulle attività finanziarie di Coppola e di Andrea Raccis. La Commissione ha poi chiesto all’Ufficio italiano cambi, l’organo della Banca d’Italia responsabile della sorveglianza su operazione bancarie sospette, di scandagliare tutte le transazioni che riguardavano sia Raccis che l’intero gruppo Coppola.
Il risultato è stata una «nota informativa» inviata il 6 maggio 2005 sia alla Consob che al Servizio Vigilanza della Banca d’Italia da cui risulta che negli ultimi due anni Coppola e il suo entourage sono stati autori o beneficiari di movimenti di fortissime somme di denaro ritenute sospette.
«Coppola Danilo - si legge nella nota - risulta oggetto di una segnalazione di operazioni sospette del 2003, nonché collegato in tre segnalazioni sempre del 2003 e in quattro segnalazioni del 2005. La segnalazione a carico di Coppola Danilo riferisce di un complesso di operazioni poste in essere a valere sul conto corrente personale intestato a quest’ultimo, consistenti nella richiesta di assegni circolari, nel versamento di assegni circolari, nella disposizione di bonifici, nonché di frequenti versamenti e prelevamenti di contanti... I motivi del sospetto si fondano soprattutto sull’utilizzo anomalo di denaro contante. Le tre segnalazioni del 2003 riferiscono invece di un complesso di operazioni poste in essere a valere sui conti correnti intestati a tre società aventi come rappresentante legale Raccis Andrea».
Tra le operazioni menzionate, ce ne è una datata 21.10.03 in cui Raccis dispone un bonifico di 2.500.000 euro a favore di Coppola. Il giorno successivo, Raccis risulta aver fatto un altro bonifico, sempre a favore di Coppola, per 6.790.000 euro. Il giorno dopo ancora ha invece «prelevato 2.000.700 euro in contanti, dei quali 696.700 euro sono stati versati sui conti correnti intestati a diversi soggetti tra cui lo stesso Coppola».
Un successivo rapporto sempre dall’Ufficio italiano cambi, datato 3 giugno 2005, cita svariate società ricondotte dalla Uic al gruppo Coppola. Una di queste è la Spi.Ca Immobiliare Srl , società, amministrata dal solito Andrea Raccis e segnalata per «un complesso di operazioni consistenti in un ristretto numero di accrediti e addebiti" fatti con altre società che, come Spi.ca sono «anch’esse riconducibili al gruppo Coppola».
Dopo aver analizzato questi ed altri dati raccolti nell’ambito di un’indagine, il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza ha concluso: «ragionevole pensare che Coppola Danilo abbia inteso costituire un’ampia rete di società, gestite da soggetti di sua fiducia allo scopo di raccogliere ingenti risorse finanziarie sul mercato bancario a titolo di finanziamento. Tali risorse sarebbero fatte circolare su un ampio numero di conti correnti gestiti da un limitato numero di collaboratori molto stretti e successivamente inviate a favore di una o più società di raccolta... Le operazioni che transitano o si incrociano sui conti correnti in capo alle varie società talvolta evidenziano legami tra loro (giriconto, bonifici in entrata e in uscita per importi ingenti con causali non sempre chiare), tali società risultano amministrate da persone sui cui documenti d’identità appare un’attività o non dichiarata, come nel caso del Raccis Andrea, o estranea o comunque difficilmente compatibile con l’amministrazione di società (es. insegnanti, studenti, disoccupati, baristi etc). E ciò fa pensare che tali soggetti si prestino ad agire per conto di terzi».
Una volta stabilita l’organicità del suo rapporto con Coppola, acquisisce particolare rilevanza una transazione societaria realizzata da Raccis nel 2003. Il 12 giugno di quell’anno costui acquistò il 15% delle quote di una società chiamata Assa Srl da tale Giampaolo Lucarelli, personaggio emerso in un’inchiesta sulla Banda della Magliana. Dalle indagini del giudice Otello Lupacchini è emerso infatti che Lucarelli era amministratore unico di Ecology Srl società che aveva realizzato un’operazione immobiliare "simulata" e quindi annullata dalle autorità giudiziarie con Enrico Sagnotti, uno dei prestanome di Enrico Nicoletti, noto come l’«asso di denari» della Banda della Magliana.
Fu proprio attraverso Nicoletti, che la Banda della Magliana riuscì a penetrare molti settori dell’economia legale - primo tra tutti quello immobiliare. Ecco come viene descritto il suo modus operandi dalle autorità giudiziarie: «Utilizzo sistematico di prestanome (individuati nell’ambito di rapporti intersoggettivi storicamente sedimentati) o di persone fisiche o giuridiche di fatto assoggettate per dissimulare le reali consistenze patrimoniali del gruppo e/o la provenienza illecita dei proventi mediante a) movimentazione finanziarie volte a inibire la riconducibilità di ingenti somme di denaro, b) reinvenstimenti in Italia e all’estero in imprese di vario tipo. E utilizzo di attività e soggetti giuridici controllati per favorire l’acquisizione di crediti bancari da investire nella realizzazione di iniziative almeno apparentemente lecite».
Ricorda qualcosa?
Claudio Gatti
• I legami di Coppola con il consulente dei Piromalli. Il Sole 24 Ore Martedì 3 gennaio 2006. Non c’è dubbio che Danilo Coppola, co-protagonista delle recenti scalate ad AntonVeneta e Bnl e azionista al 4% di Mediobanca, creda nella diversificazione. Di immagine oltre che di business. E quella di prendere le distanze dal proprio passato sembra tratto distintivo di molti cosiddetti immobiliaristi. Ci ha provato per primo Stefano Ricucci, l’ex odontotecnico di Zagarolo. Ma è finita come tutti sappiamo. Danilo Coppola, ex borgataro di Finocchio, la periferia sudest di Roma, spera ancora di farcela. Ma la sua è una corsa contro il tempo, perché ha sul collo il fiato degli inquirenti. Che dopo aver scoperto passaggi societari che lo collegano con individui legati alla Banda della Magliana, stanno ora esaminando i suoi rapporti con personaggi in contatto con esponenti della ’ndrangheta. «Il Sole-24 Ore» è infatti in grado di rivelare che Coppola è oggi nel mirino degli inquirenti per i suoi affari con un professionista di Palmi emerso in più indagini come commercialista di fiducia del clan Piromalli.
L’ascesa di Danilo Coppola è stata tanto rapida quanto inspiegabile. Partito da una borgata romana, si è improvvisamente affermato come finanziere d’alto bordo, fino ad arrivare a soli 38 anni a gestire un gruppo che dichiara 2.378 milioni di beni immobiliari e 1.122 milioni di beni finanziari.
Ma come ha fatto? E soprattutto, sull’aiuto di chi ha potuto contare per arrivare dove è arrivato? In un’inchiesta durata circa sei mesi e pubblicata in più parti (la prima è del 18 dicembre scorso), «Il Sole-24 Ore» ha cercato di rispondere a queste domande.
Finora si era saputo solo che Coppola opera servendosi di una rete di parenti (in primis sua madre Francesca Garofalo e sua moglie Silvia Necci) e di collaboratori (tra i quali spiccano Andrea Raccis, Ernesto Cannone, Fabrizio Spiriti e Giancarlo Tumino), tutti privi di esperienze precedenti nel mondo degli affari. Come ha scritto il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza in un suo rapporto: «ragionevole pensare che Coppola Danilo abbia inteso costituire un’ampia rete di società... tali società risultano amministrate da persone sui cui documenti d’identità appare un’attività o non dichiarata, o estranea o comunque difficilmente compatibile con l’amministrazione di società (es. insegnanti, studenti, disoccupati, baristi etc). E ciò fa pensare che tali soggetti si prestino ad agire per conto di terzi».
Nel giro di persone con cui fa affari Coppola, che la Guardia di Finanza ritiene popolato da prestanomi, spicca un uomo che ha invece una lunga storia professionale: Roberto Repaci, presidente dell’ordine dei commercialisti di Palmi, provincia di Reggio Calabria. Il fatto è significativo perchè una decina di anni fa il nome di Repaci è emerso in più di un’indagine. Era stato infatti indicato come commercialista del clan dei Piromalli, una delle più potenti cosche della ’ndrangheta.
Fu una società di proprietà di Repaci, la Serin Srl, a introdurre Coppola alla fiduciaria della Bnl, Servizio Italia società fiduciaria e di servizi. Lo dimostra un fax di presentazione inviato alla Servizio Italia. Quel fax è stato trovato nel fascicolo di un’altra Srl registrata a Roma, l’Immobilbi, oggi al centro dell’attenzione degli inquirenti.
L’Immobilbi Srl fu costituita il 19 luglio 2001 dallo stesso Repaci (che ne possiede il 3%) con un socio che si era servito dello schermo della Servizio Italia per detenerne il 97%. La sede era all’epoca al numero 6 di Via Boezio, nel quartiere Prati, lo stesso indirizzo della succursale romana della Serin.
Dal fascicolo della Immobilbi depositato presso la Servizio Italia risulta che a partire dal 30 maggio del 2002 il titolare della pratica fiduciaria - e quindi socio di Repaci in Immobilbi con il 97% delle azioni - è Silvia Necci, moglie di Danilo Coppola. Il successivo 16 luglio, a prendere il timone della Srl è Giancarlo Tumino, braccio destro dell’immobiliarista di Finocchio.
«molto semplice: in occasione dell’acquisto di un appartamento nel centro di Roma, ho acquisito una società precostituita da un commercialista», spiega in un’intervista telefonica Danilo Coppola, che nega di avere alcun rapporto di affari con Repaci. «Il dottor Repaci io l’ho visto nella mia vita due volte. O tre», dice.
Ma allora perché Repaci risulta tuttora suo socio, in quanto detentore del 3% della Immobilbi?
«Abbiamo comprato il 97% dalla fiduciaria ed evidentemente abbiamo lasciato al commercialista quel 3%, che doveva probabilmente anche passare di mano... Ma è solo il 3%», spiega Coppola.
L’Immobilbi potrebbe però non essere l’unica società che potrebbe vedere insieme, seppure indirettamente, Coppola e Repaci. Altra società di interesse per gli inquirenti è la Safimmobiliare, Srl costituita a Roma il 19 luglio 2001 (stessa data della Immobilbi). Anche questa ha inizialmente la stessa formula societaria, con Repaci al 3% e la Servizio Italia al 97%. Poco tempo dopo, quel 97% viene trasferito in gestione alla Finnat Fiduciaria, la fiduciaria della Banca Finnat, istituto romano poi divenuto titolare di 38 milioni di azioni della Banca Nazionale del Lavoro e schierato con il contro-patto diretto da Francesco Caltagirone (che siede nel consiglio di amministrazione di Banca Finnat).
A chi appartiene quel 97%? Nel già menzionato rapporto dalla Guardia di Finanza, citando l’Ufficio italiano cambi, si dice che la Safimmobiliare è una delle società «da ricondurre per il tramite di società fiduciarie o prestanome a tale Coppola Danilo».
Lui però smentisce: «Non appartiene al mio gruppo», dice.
Quel che è certo è che il 17 gennaio 2002, Repaci si recò nello studio notarile di Edmondo Capecelatro e Antonio Mosca - due notai di fiducia di Danilo Coppola (che singolarmente dall’anagrafe tributaria del 2000 risulta aver percepito dal loro studio un reddito di alcune decine di migliaia di euro) - dove firmò una delibera societaria in cui trasferì la sede della Safimmobiliare da Via Boezio 6 a Viale Guglielmo Marconi 440, indirizzo in cui risultano avere sede sociale svariate società del gruppo Coppola (e dove viene trasferita anche la Immobilbi).
La stessa delibera nomina Ernesto Cannone, altro uomo di Coppola, amministratore unico di Safimmobiliare. Il verbale di un’assemblea tenuta da quella società il 15 maggio 2003, attesta inoltre la presenza in un ruolo chiave di un altro personaggio legato a Coppola, Andrea Raccis, che firma in qualità di presidente.
L’operazione immobiliare menzionata in quel verbale fa riferimento a 10 capannoni di un complesso industriale di Pomezia, a sud di Roma, ai quali viene attribuito un valore nominale di oltre 6 milioni di euro. Dalle stesse carte la Safimmobiliare risulta avere un debito di 218.000 euro con la Daniel’s Srl, società di cui azionista di maggioranza è stato prima Danilo Coppola, poi sua madre e infine Ernesto Cannone.
Comunque sia, le visure camerali riportano inequivocabilmente che, perlomeno fino al 2005, Repaci è stato, seppur indirettamente, socio di Coppola.
«Quel 3% detenuto da Repaci in società del gruppo Coppola sembra essere una quota di presenza. Cioè una quota simbolica che permette a chi la detiene di vedere le carte societarie e di tenere nel mirino il socio di maggioranza», spiega un inquirente.
Il rapporto tra Coppola e Repaci è oggi ritenuto rilevante da chi indaga per il legame professionale che da anni lega il commercialista di Palmi ai Piromalli. Un dossier dei Carabinieri del 27 luglio 1998, sulla «piùblasonata associazione di tipo mafioso operante a Gioia Tauro, riconducibile alle famiglie Molé-Piromalli» cita tra i personaggi centrali Gioacchino Piromalli, descritto nelle carte di un altro procedimento «esponente di un’organizzazione criminale operante nella Piana di Gioia Tauro e nella Calabria intera, dedita al traffico di sostanze stupefacenti» e condannato dal tribunale di Palmi a 14 anni di reclusione (poi ridotti a 4) perchè giudicato colpevole di tentata estorsione aggravata e partecipazione ad associazione di stampo mafioso.
Tra le società riconducibili a Piromalli, il dossier menziona la Babele Publi Service Srl: &la ditta è rappresentata da un insegnante di educazione fisica, personaggio vicino alla cosca Piromalli. La contabilità è tenuta dalla Serin Srl, di Repaci Roberto, la quale si occupa anche della contabilità della ditta di Mazza Annunziata, moglie del Piromalli Gioacchino».
Il nome di Repaci era emerso precedentemente in una testimonianza resa il 3 luglio 1995 da Angelo Sorrenti, uno dei principali testi d’accusa nel procedimento contro la cosca Piromalli. Sorrenti disse in quell’occasione di aver accompagnato Gioacchino Piromalli a sbrigare una commissione di estrema delicatezza: temendo l’arresto, voleva far preparare al suo commercialista di fiducia una procura a favore del figlio.
Ecco cosa riporta l’atto giudiziario:
«Piromalli era molto preoccupato del suo stato di libertà, che da un momento all’altro poteva non essere più tale, quindi stava facendo una procura a favore del figlio affinché potesse muoversi liberamente nell’attività dell’azienda».
PM: Chi era il commercialista?
Sorrenti: Il dottor Repaci.
PM: Dottor?
Sorrenti: Roberto Repaci».
Non è finita. Il nome del presidente dell’ordine dei commercialisti di Palmi ritorna anche in un interrogatorio condotto il 31 maggio 2002 dal sostituto procuratore Roberto Pennisi. A parlare questa volta è Roberto Spanò, arrestato con un carico di stupefacenti e reo confesso al quale viene chiesto di riconoscere alcuni individui in fotografia. «Alla foto numero 02», dice, «riconosco Repaci, il commercialista da cui si servivano i Piromalli ed i Molé».
Nonostante il suo nome sia emerso più volte, prima di ora l’autorità giudiziaria non aveva mai focalizzato la propria attenzione investigativa su Repaci. «Nella lotta alla ’ndrangheta le priorità sono state date alle strutture organiche e agli omicidi dei clan», spiega l’inquirente. «Ma un fatto è certo: Piromalli non si sarebbe mai avvalso delle attività professionali di un commercialista che non avesse ritenuto affidabile».
Il Sole 24 Ore ha contattato telefonicamente Antonio Repaci, figlio di Roberto, anche lui commercialista e oggi gestore dello studio appartenuto al padre (il quale era invece irraggiungibile perché in vacanza all’estero). Repaci ha confermato che il rapporto del suo studio con Gioacchino Piromalli non è mai stato interrotto: «Facciamo noi il suo modello unico. A lui e a due suoi fratelli». Non solo: è stato il suo studio a fare le perizie per conto degli avvocati di Piromalli in occasione del sequestro dei beni.
Uno dei motivi per cui Repaci è finora riuscito a sfuggire all’attenzione di tutti è il fatto che alcuni anni fa si è trasferito da Palmi a Roma, dove nel circuito delle sue conoscenze si dice disponga tuttora di significativi mezzi finanziari.
Sulla provenienza delle sue disponibilità economiche e sulle eventuali "co-interessenze" con Danilo Coppola si sta focalizzando l’attenzione degli inquirenti, ancora alla ricerca dell’enorme patrimonio dei Piromalli. Solo una minima parte di quel patrimonio è stata infatti finora sequestrata.
Da parte sua, Coppola ci tiene a prendere le distanze: «Io con Roberto Repaci non ho mai fatto alcuna transazione (finanziaria). Non c’è un bonifico, un assegno, un euro che sia mai passato dai miei conti ai suoi. O viceversa».
Claudio Gatti