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 1998  novembre 02 Lunedì calendario

In relazione all’episodio di Secondigliano (tre uomini che, nella sala dei colloqui della scuola media Pascoli II, picchiano un docente), gli inquirenti sembrano credere alla versione di alcuni alunni e bidelli: secondo costoro lo scorso 22 ottobre un professore - Cosimo Infante di 52 anni -aveva aspramente rimproverato una bambina, in difesa della quale erano insorti il cuginetto Nunzio di 13 anni e un amico suo

• In relazione all’episodio di Secondigliano (tre uomini che, nella sala dei colloqui della scuola media Pascoli II, picchiano un docente), gli inquirenti sembrano credere alla versione di alcuni alunni e bidelli: secondo costoro lo scorso 22 ottobre un professore - Cosimo Infante di 52 anni -aveva aspramente rimproverato una bambina, in difesa della quale erano insorti il cuginetto Nunzio di 13 anni e un amico suo. Infante li avrebbe allora schiaffeggiati. Nunzio, interrogato in quanto «persona informata dei fatti», avrebbe anche detto: «Mi ha pure stretto le mani alla gola» .La stampa ha però parlato per tutta la settimana di «scuola dominata dalla camorra» per il fatto che il tredicenne Nunzio, dopo le sberle, avrebbe estratto un cellulare di finta radica e chiamato i tre per la spedizione punitiva. I tre - i pregiudicati Ciro Cortese e Raffaele Paolo, entrambi di 20 anni, e Giovanni Montemurro di 48 -hanno raccontato la cosa diversamente: Ciro Cortese, fioraio con qualche precedente per contrabbando di sigarette, era andato a prendere le sue due sorelle minori e Nunzio, e aveva trovato i bambini in lacrime. Allora sarebbe entrato a scuola e, nella sala per i colloqui, avrebbe aggredito Infante. Il preside Pirozzi li avrebbe divisi. Montemurro, a sua volta, avendo trovato in lacrime il figlio all’uscita da scuola, avrebbe chiesto all’amico Raffaele Paolo di accompagnarlo dal prof. Infante. Anche questo diverbio sarebbe sfociato in aggressione. I giornali hanno scritto che Nunzio è figlio di un camorrista. Il bambino, intervistato da ”Repubblica”, ha detto: «Mio padre è severo e vuole che studi».
• La faccenda ha naturalmente avuto dei risvolti amministrativi. Il prof. Infante non sta più andando in classe e ha chiesto di essere trasferito. Il preside, professor Felice Pirozzi, è stato sospeso: non ha denunciato l’episodio e quando questo èfinito sui giornali lo ha minimizzato, mostrando di non sapere neanche di quale alunno si parlasse. Con questo, apparentemente, si è guadagnato la simpatia e la solidarietà di buona parte degli alunni, che hanno consegnato una lettera aperta ai giornalisti («Noi alunni siamo stati insultati ingiustamente per colpa di voi giornalisti che avete distrutto una persona. Noi sappiamo le cose giuste che il nostro preside ha fatto, per questi motivi e altri vogliamo che torni insieme a noi») e hanno definito il preside Pirozzi «n ’ommo, perché qui nessuno parla e fa lo sbirro». Quando è arrivata la nuova preside, Anna Sellitto, la scolaresca l’ha accolta al grido di «Fuori!Fuori!» e ha anche organizzato un mezzo sciopero. La professoressa, che avrebbe esperienza di ”scuole difficili”, è andata classe per classe a discutere la situazione. Ha parlato anche con Nunzio, e il colloquio è stato riferito da ”la Repubblica”: Preside: «Vedo che alcuni di voi vogliono il loro preside. anche giusto. Ma perché lo dite urlando e con le parolacce? Perché prendete a parolacce i giornalisti? Non si fa! Sennò sono costretta a prendere dei provvedimenti». Nunzio:«Ci hanno fatto fare quella figura». Preside:«Ma ciò che è successo è gravissimo. Gli adulti vanno in galera per questo». Nunzio: «Ma io volevo solo difendere mia cugina. Poi è andata a finire malamente». Preside:«Ma tu a scuola ci vuoi venire o no? A scuola, o si sta in un certo modo, oppure no. Non è che ognuno decide a modo suo». Nunzio: «Lo so.Io voglio continuare fino alla terza media». Preside: «E la tua famiglia lo sa che la scuola serve al tuo futuro?» Nunzio: «Sì. Mio padre è severo, lo sapete? Non vuole che mi metto l’orecchino. Non vuole che fumo. Dice che mi devo imparare bene a leggere e a scrivere». Preside: «Ma prima di leggere e scrivere, lo sai la scuola che cosa insegna?» Nunzio: «No». Preside: «Insegna a vivere nelle regole. Tu ed io abbiamo le stesse leggi da rispettare, lo sai?» Nunzio: «Non lo so». Preside: «Significa che tu e i tuoi amici vi dovete rispettare. Che io e i miei colleghi ci dobbiamo rispettare. Capito?». Nunzio: «Sì». Preside: «Fammi una promessa.Ora che uscite, se incontrate i giornalisti, che fate?» Nunzio: «Non diciamo parolacce». Preside: «Non solo. Se avete qualcosa da dire, lo dite in italiano. E spiegate che voi volete bene al vostro preside, e perché. Promesso?» Nunzio: «Promesso».