Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 2 novembre 1998
I sette paesi forti presteranno soldi ai paesi deboli, se questi seguiranno politiche finanziarie gradite, ossia approvate dal Fondo Monetario Internazionale
• I sette paesi forti presteranno soldi ai paesi deboli, se questi seguiranno politiche finanziarie gradite, ossia approvate dal Fondo Monetario Internazionale. Questo, venerdì scorso, nella riunione londinese dei G-7. I prestiti saranno a breve scadenza e concessi a tassi di mercato. Il problema è che il fabbisogno finanziario dei 16 maggiori Paesi emergenti da qui alla fine del 1999 è di 500 miliardi di dollari, mentre il Fondo monetario internazionale ha riserve per solo 340 miliardi. A Londra i G-7 si sono impegnati a trovare almeno 150 miliardi di dollari attraverso
aiuti pubblici e finanziamenti da parte di istituzioni private.Il paese a maggior rischio è per il momento il Brasile, con un fabbisogno di 104 miliardi di dollari e riserve pari a 46 miliardi. Il prestito previsto è di 45 miliardi di dollari, 30 provenienti da Fmi, Banca mondiale, Banca Interamericana e 15 dalle grandi banche internazionali. Alle banche italiane è stato chiesto un contributo fra i 700 e gli 800 milioni di dollari. Il
Brasile otterrà certamente questi soldi, perché il presidente Cardoso ha presentato proprio la settimana scorsa il piano triennale di risanamento delle finanze pubbliche, che al Fmi è piaciuto (ma che il Parlamento brasiliano deve ancora approvare). Il piano prevede nuove tasse, maggiore libertà di licenziamento nella pubblica amministrazione, riduzione del tasso di sconto, tetti salariali, eliminazione di pensioni
precoci e speciali, limiti alle spese di governo stati e comuni. Venerdì scorso, quando questo piano è stato reso noto, la Borsa brasiliana ha guadagnato il 7,78%.
• Questa è la classifica mondiale del fabbisogno dei Paesi emergenti:al pri
mo posto, con un fabbisogno di 104 miliardi di dollari e riserve pari a 46 miliardi, il Brasile, seguito dal Messico (fabbisogno di 80 miliardi e riserve per 28) e dalla Turchia (fabbisogno di 40 miliardi e riserve per 23). Il resto è diviso fra altri 13 Paesi: Malaysia, Corea, Filippine Thailandia e Indonesia per il Sud-Est asiatico; Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania, per l’Europa; Cile, Argentina, Perù e Venezuela per il Sudamerica. Un collasso di questi Paesi avrebbe pesanti ripercussioni
sull’economia e la finanza mondiali, ma prestare soldi in condizioni non risanate potrebbe significare perderli e mettere quindi a rischio il sistema bancario internazionale.