Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 2 novembre 1998
La putain de la République " oggi una bella signora cinquantenne il cui volto domina la copertina del popolarissimo ”Paris Match ”
• La putain de la République " oggi una bella signora cinquantenne il cui volto domina la copertina del popolarissimo ”Paris Match ”. lei stessa che si è affibbiata lo scomodo appellativo. Ne ha fatto il titolo di un libro autobiografico che uscirà la settimana prossima. Sarà senz ’altro un best-seller. L’affascinante Christine Deviers-Joncour, infatti, è stata ed è tutt ’ora al centro di uno degli intrighi di potere più pazzeschi degli ultimi decenni. Era l ’amante di Roland Dumas, quando l’attuale presidente della Corte Costituzionale era ministro degli Esteri di Francois Mitterrand.
Ma nel contempo era anche stipendiata dal gruppo Elf per fare lavoro di lobby presso l’allora amante-ministro. Stipendiata in nero, naturalmente. Qualcosa come 66 milioni di franchi (una ventina di miliardi di lire)
solo per i suoi buoni uffici. Certo, interveniva sul ministro in occasioni importanti: megacontratti con gli Emirati, forniture colossali, fino alla vendita di fregate militari a Taiwan in barba alle promesse fatte a Pechino. Roland Dumas non nega di avere amato la bella Christine. Nega però di aver mischiato privato e politico. Di quei 66 milioni di franchi, per esempio, giura di non aver visto neanche il colore. Anche se proprio in quel periodo - tra l ’89 e il ’93 -qualcuno depositava per lui in una
banca parigina valige intere stracolme di liquidi. Bizzarro, per un ministro in carica. Non si può neanche dire che Dumas fosse in preda alla classica sbandata senile. Noto seduttore, uomo di mondo, resistente, avvocato di Picasso e Giacometti, intimo di Mitterrand, Dumas non è certo tipo da perdere la trebisonda per un bel paio di gambe.
• La signora ha dunque deciso di parlare. Negli ultimi due anni ne ha viste di tutti i colori. stata accusata, interrogata, spremuta come un limone. stata in carcere preventivo per sei mesi. Non si è troppo adontata per le indagini in sé. Riconosce di esser stata assunta in nero dai vertici di Elf.
Accadde una sera a cena con un suo ex-marito: "Cara -le aveva detto -hai quarant ’anni, non hai un lavoro né un patrimonio, questa è la tua ultima chance. Dovrai render visita a Dumas, cercarlo, telefonargli ". Così fece. Ma di Dumas -della sua cultura, del suo charme -s’innamorò presto: "Vivere una forte relazione -confida oggi-con un uomo sul piano emotivo, pur sapendo che questa relazione è al servizio di interessi economici, non è cosa facile da gestire ". Si vedevano ancora quando lo scandalo stava gonfiando. Poi l’arresto, gli interrogatori, la galera. Ma soprattutto la fama, più che di Mata Hari, di puttanella del regime. per questo che ha scritto il libro (con ottimo stile e senza ghost-writer ). Non ci sono rivelazioni utili ai giudici né i soliti veleni che accompagnano questo tipo di vicende. La signora ha raccolto i pezzi sparsi della sua dignità e li ha ricomposti in un libro per spiegare come diavolo ci si possa mettere in un simile pasticcio. Non svela neanche dettagli scabrosi. Racconta gli incontri, le attese, i dubbi. un libro di grande franchezza, toccante, disarmante. Del tutto inedito in situazioni di questo genere. Le peripezie etico-sessuali della Casa Bianca, al confronto, sembrano i grugniti di una tribù semibarbara. Resta in piedi, ovviamente, il groviglio giudiziario e politico. Si dibatte sulla presunzione d ’innocenza e sulle eventuali di-
missioni di Dumas dall ’altissima carica che ancora ricopre e che rifiuta di lasciare.Ci si chiede come sia stato possibile che l ’allora
ministro Dumas non sospettasse nemmeno -come sostiene -che la sua amante avesse dei mandanti molto altolocati, e se l’improvvisa fortuna della signora non l’avesse in qualche modo sorpreso. Ma è "La putain
de la République" a porre la domanda giusta: "Ma l ’amore è proprio così gratuito? Non riempie spesso una mancanza? Non corrisponde spesso ad una opportunità?...". Ai giudici, adesso, l’ardua sentenza.