Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 24 agosto 1998
Berlino - A 54 anni ostenta le sue preferenze bisessuali e vanta tremila amanti, tracanna litri di qualsiasi roba alcolica si trovi davanti «perché mi dà forza e sicurezza»
• Berlino - A 54 anni ostenta le sue preferenze bisessuali e vanta tremila amanti, tracanna litri di qualsiasi roba alcolica si trovi davanti «perché mi dà forza e sicurezza». E all’intervistatore del settimanale «Stern», che gli chiede quanto spesso sniffi cocaina, risponde: «Se lei ne avesse un po’, la prenderei subito».
Incorreggibile e a tratti patetico Helmut Berger. L’attore più amato da Luchino Visconti si confessa con il giornale tedesco (anticipando un suo libro di prossima pubblicazione), cercando ancora di stupire. E in parte ci riesce, come quando ricorda quella volta nel 1971 al Ballo della Croce Rossa a Montecarlo, invitato dal principe Ranieri e seduto accanto a Caroline che inutilmente gli chiedeva di ballare: «Avevo appena tirato della cattiva cocaina. Volevo petare lievemente, ma non mi trattenni e il mio smoking bianco si colorò di marrone. Rispettai però l’etichetta e, nonostante la puzza, rimasi seduto fino alle quattro del mattino. Un inferno».
• La storia d’amore con Visconti, regista e uomo del suo destino, occupa la parte più importante dell’intervista. «Lo conobbi a Volterra nel ’64 mentre girava degli esterni. Io ero uno studente di lingue e assistevo alle riprese. Mi vide e cominciò a coprirmi di regali. Ma io all’inizio ho resistito, l’ho considerato un gioco, solo più tardi mi sono innamorato».
Berger descrive il regista di Senso come «l’uomo, quello che nel rapporto prendeva sempre l’iniziativa sessuale mentre io facevo la parte della donna riluttante, la diva capricciosa». Visconti «amava i preliminari raffinati. Sotto le sue mani, uno conosceva la pura lussuria». Ma l’attore si lamenta che «lui non fosse mai affettuoso in presenza del personale perché trovava impossibile mostrare in pubblico il nostro matrimonio».
La gelosia fu parte integrante del rapporto andato avanti per dodici anni, fino alla morte del regista. Berger ricorda la scenata di Visconti, quando lo sorprese a flirtare al telefono con Rudolf Nureyev, uno dei suoi amanti occasionali: «Tagliò il filo e mi lanciò addosso una lampada». E quella sua, di fronte all’ennesima lettera di Alain Delon che pregava il suo antico méntore di dargli ancora un ruolo in un suo film. «Se giri con quel tipo da marciapiede, ti lascio», urlò Helmut.
Berger dice di non avere mai superato il trauma della morte di Visconti: «La tragedia è che sono rimasto vedovo a 32 anni, con Luchino è morta una parte di me stesso, per questo ho tentato il suicidio. Anche se Luchino mi ha anche guastato perché, da ricco aristocratico, non aveva alcun senso del denaro. E anch’io trovavo assolutamente normale farmi fare dieci vestiti o farmi regalare una Maserati invece di mettere dei soldi in banca».