Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 23 giugno 1997
Quale sia il suo vero obiettivo finora nessuno lo ha capito
• Quale sia il suo vero obiettivo finora nessuno lo ha capito. Luigi Giribaldi, finanziere piemontese con vista su Monaco, continua imperterrito a rastrellare i titoli della scuderia De Benedetti. Dal suo ufficio nel Principato, l’ex proprietario della Traco ha acquistato azioni della Cofide fino a toccare il 20 per cento del capitale della finanziaria, ha superato il 17 per cento della Cir e non ha disdegnato neppure una piccola incursione a Ivrea comperando un pacchetto di titoli Olivetti.
In borsa si chiedono dove voglia arrivare Giribaldi visto che la Cofide, la cassaforte di Carlo De Benedetti, è blindata da un patto di sindacato e la Cir è saldamente nelle mani della Cofide. Sono in molti a credere che il finanziere amante di auto e orologi abbia tentato un’azione di disturbo contro l’Ingegnere, cacciandosi invece in un vicolo cieco da cui non riesce più a uscire.
Tesi che non tutti condividono. In qualche sim milanese circola infatti una suggestiva interpretazione delle mosse di Giribaldi, che spiegherebbe anche perché un accordo con De Benedetti potrebbe essere non solo possibile ma addirittura imminente: il finanziere avrebbe acquistato i pacchetti di azioni del Cofide e della Cir scommettendo sull’interesse dell’Ingegnere a fondere le due società. La fusione consente di accorciare la strada che i dividendi devono percorrere per arrivare agli azionisti, e dunque fa comodo a De Benedetti. Per realizzare questo progetto, l’Ingegnere deve acquistare le azioni di Giribaldi, altrimenti nella nuova società che nascerebbe dalla fusione avrebbe una quota inferiore al rivale. Il problema è che De Benedetti non ha al momento i mezzi per comprare i due pacchetti di Giribaldi, che ai prezzi di mercato valgono oltre 170 miliardi. Di qui l’impressione che un accordo non sia semplice.
• Opa dribblata? Ma c’è un fatto nuovo che modifica sostanzialmente questa situazione: l’offerta pubblica lanciata dalla Cir sulla Sasib. L’operazione permetterà al gruppo De Benedetti di assorbire e di rivendere a pezzi un’azienda che vale oltre 1.300 miliardi. E fornirebbe dunque all’Ingegnere i mezzi per risolvere il problema Giribaldi. Incassati i soldi del «break-up» della Sasib, e dopo aver pagato i soci terzi, alla Cir resterebbero infatti parecchie centinaia di miliardi di liquidità. Puntando proprio su questa novità Giribaldi avrebbe di recente arrotondato la partecipazione nella Cir. Ai più attenti osservatori della borsa non è sfuggito che, nell’ipotesi di una fusione tra Cofide e Cir con un rapporto di concambio di due azioni della prima per una della seconda, De Benedetti si troverebbe ad avere il 23 per cento circa della nuova società, mentre Giribaldi il 27 per cento: sommando le due cifre si arriverebbe giusto al 50 per cento, quella soglia che consentirebbe all’Ingegnere di mantenere senza problemi il controllo del gruppo. Quindi, secondo l’ultima interpretazione che circola a piazza Affari, Giribaldi potrebbe offrire all’Ingegnere i due pacchetti di azioni Cir e Cofide a un prezzo che garantisca allo scalatore monegasco un profitto adeguato e con una formula che permetta di dribblare l’offerta pubblica d’acquisto. Anche perché all’orizzonte incombe una riforma dei patti di sindacato che metterebbe a rischio il controllo della Cofide. E questa è un’altra variabile a favore del finanziere che sembrerebbe finito in trappola.