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 1997  febbraio 24 Lunedì calendario

Mio padre era un anarchico che prima lottò contro i fascisti a Carrara da dove dovette scappare nel 1924, poi andò a combattere in Spagna contro Franco e per poco non venne fatto fuori dai comunisti che, come è noto, odiavano gli anarchici più che i capitalisti

• Mio padre era un anarchico che prima lottò contro i fascisti a Carrara da dove dovette scappare nel 1924, poi andò a combattere in Spagna contro Franco e per poco non venne fatto fuori dai comunisti che, come è noto, odiavano gli anarchici più che i capitalisti. Forse perché da bambino ho visto mia madre piangere tante volte domandandosi dove fosse «quel matto», come chiamava mio padre, io sono diventato un uomo tranquillo che diffida della politica: alle elezioni faccio testa o croce per chi votare perché credo che i partiti italiani siano tutti uguali. Ma siccome il sangue non è acqua, ho ereditato da mio padre un odio istintivo verso ogni forma di tirannia e un grande amore per ogni forma di libertà. Per questo dopo aver letto sui giornali gli sperticati elogi del grande Deng Xiaoping, mi è tornata in mente l’immagine di quel ragazzo disarmato che nel 1989, sulla piazza Tienanmen, costrinse a deviare la colonna dei carri armati mandata da Deng a massacrare gli studenti in rivolta. Forse sbaglio, ma le immagini e gli orrori di quei giorni hanno cancellato in me la capacità di scorgere i meriti che la stampa attribuisce all’ultimo tiranno della Cina. Sono certo che mio padre, se fosse vivo, la penserebbe come me. Grazie se ospiterà questo fax spedito a caldo dopo la lettura, dalle 6 alle 8, dei quotidiani, un altro «vizio» ereditario. Enzo La Barbera (Asti).
• Deng, morto a 92 anni dopo un lunghissimo potere personale e totale, era un uomo pragmatico, cioè esattamente l’opposto di suo padre, signor La Barbera, che invece apparteneva alla razza degli idealisti sognatori. Forse nemmeno quando partecipò con Mao alla «lunga marcia» verso la conquista del potere, Deng era mosso dalla fede marxista. Però, come altri, era consapevole che, in quella fase storica, soltanto un forte, disciplinato esercito comunista poteva liberare la Cina dalla corrotta oligarchia di Ciang Kaishek. Deng più che dal libretto rosso del padre della patria deve essere stato colpito dai grattacieli di New York, dove Mao lo mandò a «dare un’occhiata». Oggi grattacieli simili sono sorti nelle grandi città cinesi, grazie alla politica neocapitalistica che egli inaugurò nel 1978 a due anni dalla morte di Mao e dopo venticinque anni di una utopia dissennata che era costata alla Cina dai 40 ai 100 milioni di morti. Oggi almeno 200 milioni di cinesi hanno raggiunto il benessere e parecchi la ricchezza, mentre 800 milioni hanno ancora un reddito che in Occidente significherebbe miseria nera ma che in Cina rappresenta un progresso, rispetto alle condizioni del passato.