Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 24 febbraio 1997
L’intensità dello sguardo ricorda quella di Romano Prodi, la voracità è vagamente simile a quella di Vincenzo Visco, la capacità di sopravvivere a dispetto delle mutate condizioni ambientali è seconda solo a quella di Lamberto Dini
• L’intensità dello sguardo ricorda quella di Romano Prodi, la voracità è vagamente simile a quella di Vincenzo Visco, la capacità di sopravvivere a dispetto delle mutate condizioni ambientali è seconda solo a quella di Lamberto Dini.
Eppure i carassi aurati, in comune con il governo hanno solo il colore. Perché sono quei simpatici pesciolini rossi per cui siamo soliti dissanguarci al luna park, esibendoci in lanci di palline che hanno la rara capacità di non centrare mai il bersaglio. Di solito finisce che il giostraio si commuove e, dopo essersi assicurato che abbiamo finito i soldi, ci regala il carassio aurato. E qui inizia il vero dramma: il neoproprietario si sottopone a estenuanti pellegrinaggi nei negozi che vendono lo speciale mangime, e viene colto da lancinanti sensi di colpa quando deve partire per le vacanze e non sa a chi lasciare l’acquario. L’epilogo è praticamente obbligato: il capofamiglia è incaricato dalla suocera di buttare i pesciolini nel wc e poi accusato dalla stessa di insensibilità nei confronti dell’intero mondo ittico.
• La notizia, circostanza più unica che rara, è che la suocera ha ragione. Chi getta i carassi aurati negli scarichi fognari è veramente insensibile alle sorti dei pesci. Degli altri pesci. Perché i simpatici animaletti rossi hanno la straordinaria capacità di sopravvivere in qualunque specchio d’acqua, si moltiplicano più velocemente dei direttori della Rai e sono voraci come piranha. Nel Tevere, per esempio, sopravvivono felici e, sguazzando in mezzo all’inquinamento, hanno una reazione simile a quella dei giornalisti della ”Stampa” di fronte a Prodi: invece di deprimersi si esaltano. Non soffrono della mancanza di ossigeno e degli sbalzi di temperatura e le sostanze che risultano essere letali per gli altri pesci sono invece il loro nutrimento prediletto: i pescatori della capitale raccontano di aver preso pesciolini più pesanti di un chilo.
Ormai, a Roma, i pesci rossi hanno conquistato la maggioranza assoluta nel laghetto dell’Eur e in quelli di Villa Pamphili e di villa Borghese dove hanno fatto piazza pulita degli ultimi esemplari di tritoni, divorandone le uova, i girini e persino i piccoli. Ogni ulteriore parallelo col governo Prodi non è puramente casuale.