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 1997  febbraio 10 Lunedì calendario

Crisi di Gabriele Lavia

• Crisi di Gabriele Lavia. «Non sappiamo più cosa rappresentare, detesto andare in scena e recitare. Il mio sogno ricorrente è allestire uno spettacolo e arrivare solo fino alla prova generale. Poi fermarmi. Il resto mi fa sbadigliare. Odio esibirmi davanti al pubblico, amo la platea ma non mi piace muovermi davanti agli spettatori». Allora perché fa l’attore? « una sorta di malattia». Preferisce il cinema? «Lo amo molto più del teatro. E poi, parliamoci chiaro, un film, anche mediocre, riesci sempre a seguirlo, non lo lasci, ti risucchia. Il teatro, invece, se non è ottimo teatro, ti rompe subito le palle. A me, come spettatore, accade molto spesso. Mi annoio».
• Il mensile Riza Psicosomatica nel numero in edicola pubblica un’inchiesta sui lamenti degli italiani. Il mensile specializzato ha intervistato 300 cittadini di età compresa tra i 25 ed i 55 anni. L’82 % degli interpellati sostiene di soffrire in maniera indicibile. Al primo posto tra i motivi indicati c’è il tradimento d’amore, che fa soffrire il 30 % del campione. Segue lo stato di salute ( 25 % ). Al terzo posto a pari demerito ci sono le frustrazioni varie ( di lavoro e non ) e la morte di una persona cara. Dei sofferenti il 65 % è donna. Il 35 % degli italiani assicura di «Tenersi tutto dentro», il 25 % si isola addirittura. Soltanto il 20 % non si vergogna di dare libero sfogo al proprio tormento. C’è poi chi somatizza il dolore. Punti del corpo più colpiti sono la testa ( 45 % dei casi ), lo stomaco ( 35 % ) e l’apparato respiratorio (20 %). Il 30 % degli interpellati confessa di evadere dai patimenti mangiando di più, il 25 % ne evade con il digiuno, il 15 % si consola con lo shopping e solo il 10 % preferisce varcare la soglia di una Chiesa. Tra le possibili vie d’uscita al dolore il 40 % segnala l’abitudine, per il 30 % invece il segreto sta nel «non dare peso al dolore», mentre il 20 % crede nel potere sdrammatizzante di una risata. Infine il 50 % degli intervistati garantisce che soffrire non serve proprio a nulla.