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 1997  febbraio 10 Lunedì calendario

Presentando il suo nuovo film intitolato Fine della violenza, Wim Wenders ha dichiarato che non ama la violenza nella vita e neppure la violenza nei film, e ha messo in stretta relazione i due fenomeni

• Presentando il suo nuovo film intitolato Fine della violenza, Wim Wenders ha dichiarato che non ama la violenza nella vita e neppure la violenza nei film, e ha messo in stretta relazione i due fenomeni. Un’opinione come un’altra, e non certo originale. Ci sarebbe da rimarcare solo il fatto che quando un regista si mette a fare film ”contro” concetti astratti è lecito preoccuparsi per la genuinità della sua ispirazione, ma sono discorsi che sarà meglio fare dopo l’uscita del film. però Wenders che ha deciso di spiegare il film in anticipo, e lo ha fatto servendosi di esempi. Il sistema che lui adotta personalmente è quello di uscire dalla sala cinematografica quando il film che sta vedendo propone «scene di violenza non giustificata». stato il caso anche di film come Casinò di Scorsese, mentre con Dead Man Walking è andata diversamente: «Avevo paura che ci avrebbe fatto vedere la scena dello stupro e infatti ce l’ha fatta vedere, ma non sono uscito dal cinema perché ho sentito che era giustificata» (intervista a ”la Repubblica”, 3 febbraio 1997).
• La scelta di uscire dal cinema è certo la più giusta: non diversamente si è sempre comportata la nonna Teresa che, al primo accenno di scazzottata, turpiloquio o atti impuri spegneva il televisore dicendo con semplicità (traduco dal dialetto): «a me non piace». La stessa nonna avrebbe interrotto comunque la visione allo scoccare delle dieci e trenta, a qualsiasi punto fossero la trama e la suspense («è ora, io vado a letto»), l’altra nonna invece protestava contro ogni pubblicità di preservativi, articoli igienici femminili, biancheria intima. Detto per inciso, nessuna delle due avrebbe apprezzato la dettagliata defecazione en plein air che si vede in Nel corso del tempo, capolavoro dello stesso Wenders, ma non si può chiedere troppo a una nonna. A Wim Wenders, invece, si vorrebbe chiedere qualcosa di più che un semplice richiamo alla ”giustificazione” della violenza. Chi stabilisce e chi sorveglia i ”limiti” che Wenders vede tanto netti? Quello di Wenders, insomma, viene annunciato da lui stesso come un film che ha un messaggio e questo messaggio va contro i film che non hanno ”giustificazione”. Il tempo passa anche per Wenders, e anche lui diventerà nonno: sarà un peccato se le favole che ci racconterà allora cominceranno tutte dalla morale. S