Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 3 febbraio 1997
In Giappone gli adolescenti stanno facendo follie per il primo animale domestico virtuale
• In Giappone gli adolescenti stanno facendo follie per il primo animale domestico virtuale. Si chiama ”Tamagotch” e in un mese ne sono stati venduti 350 mila esemplari: si tratta di un piccolo uovo di plastica che sta nel palmo di una mano, dotato di uno schermo a cristalli liquidi sul quale prende vita l’immagine di un pulcino. L’animaletto artificiale rimane ”vivo” 24 ore su 24 e va accudito, nutrito, coccolato, pulito attraverso impulsi elettronici: se viene trascurato si ribella e diventa aggressivo, comunicando attraverso bip che possono essere emessi a tutte le ore, di giorno e di notte; se ”mangia” troppo ingrassa e si ammala. Il ciclo vitale è di una settimana, ma il Tamagotch può durare di più se trattato bene. Date le sue dimensioni, i possessori del cucciolo elettronico possono portarlo a scuola o in ufficio.
• Gli ovetti sono messi in vendita a circa 30 mila lire, tuttavia i pezzi di colore bianco, considerati più pregiati, sono smerciati al mercato nero a un prezzo venti volte più alto. Lunghe code si formano nei punti di vendita e sono soprattutto le liceali ad appassionarsi a quello che è diventato un vero oggetto di culto.
Dicono gli studiosi: «Nel Tamagotch si incontrano due caratteristiche del Giappone d’oggi: l’informatica e l’ossessione del rimpicciolimento». Ma gli psicologi avvertono: «Gli effetti di un gioco come Tamagotch dipendono dal contesto. Se un ragazzo vive relazioni intense, soddisfacenti, creative, l’animaletto virtuale non ha conseguenze negative. Il rischio è che si trasformi in feticcio e la solitudine diventi autismo».