Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 6 gennaio 1997
In data 7 novembre 1996 mi sono recata al cimiteri di Prima Porta per l’esumazione della salma di mio padre dal riquadro 118, per ottemperare alle disposizioni del Comune di Roma
• In data 7 novembre 1996 mi sono recata al cimiteri di Prima Porta per l’esumazione della salma di mio padre dal riquadro 118, per ottemperare alle disposizioni del Comune di Roma. Pensavo di poter procedere speditamente in questa tristissima funzione ricordandomi perfettamente i fatti occorsi poco meno di un anno fa (14/12/95). Allora, in occasione dell’esumazione della salma di mia madre, mi venne detto che il suo corpo non era sufficientemente mineralizzato, che non si poteva quindi procedere alla riduzione dei resti nella cassetta ossario a meno che ”non mi fossi messa d’accordo” con l’operatore. Nel gergo di quegli specialisti la locuzione ”mettersi d’accordo” significava sborsare una somma brevi manu. In quel caso, evidentemente, la salma si sarebbe mineralizzata per un fenomeno paranormale. In quell’occasione, io, presa alla sprovvista e volendo concludere tutto al più presto, pagai, e ringraziai perfino. Riferii però l’accaduto a una mia amica (Giulia Puntel, residente in Roma, via P. Paruta 7) la quale, di lì a qualche mese, avrebbe dovuto assolvere allo stesso mestissimo obbligo. Quando anche lei si trovò sul posto (14/4/1996), le fu riservata la medesima sceneggiata. Lei però, che era preparata, ribatté che, visto che la salma non era completamente mineralizzata, procedessero pure ad un secondo reinterro. Sfumato perciò ”l’accordo”, la squadra decise che, dopotutto, la salma era sufficientemente mineralizzata e i resti furono posti nella cassetta ridotta.
• Torniamo al 7 novembre 1996. Naturalmente anche stavolta la salma risulta non mineralizzata. Oso mostrare qualche perplessità e allora uno degli addetti, con la delicatezza del mestiere, afferra un braccio della salma di mio padre e ne stacca la mano. Che cosa dovesse dimostrare questo gesto non è chiaro, visto che, semmai, una salma non mineralizzata non si sbriciola così facilmente. Ad ogni modo l’orrore è stato raggiunto con il massimo del macabro. L’esperimento dimostrerebbe, secondo quel tale, quanto già detto: la salma non è mineralizzata. E qui, con le stesse parole, la stessa tiritera. Se ”mi metto d’accordo con l’operatore...”. Obbietto che il corpo o è mineralizzato, e allora va composto nella cassetta ossario senza alcun esborso, o non lo è. Tengono duro e dispongono per il reinterro. Terminata questa procedura cerco del Direttore e, in assenza di questo, riferisco quanto fin qui scritto al sig. Granato, ispettore amministrativo. Questi manifesta disappunto e disagio. Mi assicura che informerà il Direttore e che andrà fino in fondo alla faccenda e rileva da parte sua il fatto che, della cassa usata per questo secondo interramento, non ha ricevuto la dovuta richiesta formale. Ora, a cose fatte, riesumare di nuovo la salma per un controllo sarebbe ancora più complesso e costoso del famoso ”accordo” con la banda dei monatti taglieggiatori.
Di quanto qui esposto, oltre alla scrivente e alla nominata G. Puntel esiste una terza testimone: sig.ra Mariella Paris che assistette ai fatti del dicembre ’95».