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 1996  dicembre 02 Lunedì calendario

Il primo spettacolo è già cominciato quando Giovanni Agnelli, in compagnia del senatore Mario D’Urso, entra e si siede trovando a tentoni una poltrona libera nelle ultime file della sala due del cinema Reale, a Roma

• Il primo spettacolo è già cominciato quando Giovanni Agnelli, in compagnia del senatore Mario D’Urso, entra e si siede trovando a tentoni una poltrona libera nelle ultime file della sala due del cinema Reale, a Roma. Fuori c’è il sole. Sullo schermo scorrono le immagini del film scandalo di David Cronenberg, Crash. Agnelli si agita un po’ sconcertato quando si rende conto di che cosa si tratta: scontri frontali ad alta velocità mentre i protagonisti raggiungono il massimo dell’orgasmo sintetizzando in un unico godimento lo spasmo erotico e il crash automobilistico. Quando si accende la luce per l’intervallo fra il primo e il secondo tempo, una folla di giovani occhi increduli guardano l’Avvocato come se di quei disastri fosse responsabile oppure, in qualche modo, persino complice. «Ma si rendono conto che si tratta di sesquipedali cretinate?» chiede sottovoce Agnelli a D’Urso. «Chissà» è la laconica risposta del senatore dell’Ulivo eletto a Sorrento e Capri.
• Di nuovo buio in sala. Secondo tempo. L’insofferenza di Agnelli raggiunge ben presto l’acme. Anzi, alla scena del tatuaggio, si alza e se ne va, seguito dal suo accompagnatore. Entrambi tirano un sospiro di sollievo. Ma di chi è stata l’idea, che sembra uscita dall’immaginazione dissacrante del futurista Filippo Tommaso Marinetti, di mandare il più celebre e blasonato costruttore di automobili del mondo a vedere un film che fin dal titolo avrebbe dovuto mettere in allarme, Crash appunto? La moglie Marella, anche lei a Roma per visitare la mostra di Balenciaga (il celebre sarto basco) all’istituto di cultura spagnolo a San Pietro in Montorio, è prudentemente rimasta a casa. Per Cronenberg, invece, non c’è niente da fare: bocciato senza appello.