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 2000  aprile 03 Lunedì calendario

L’inarrestabile crescita dell’economia statunitense, oltre a battere record su record, sembra oggi addirittura intenzionata anche a dar vita ad una figura sinora sconosciuta nelle statistiche del mercato del lavoro: quella dell’occupato che non voleva lavorare

• L’inarrestabile crescita dell’economia statunitense, oltre a battere record su record, sembra oggi addirittura intenzionata anche a dar vita ad una figura sinora sconosciuta nelle statistiche del mercato del lavoro: quella dell’occupato che non voleva lavorare. Una novità che nel triste panorama della diffusa disoccupazione europea potrebbe suonare come una beffa e il cui annuncio, per una manciata di ore, non si è incrociato, irridente, con quello dei milioni di nuovi posti di lavoro immaginati, per ora solo sulla carta, nel recente vertice europeo di Lisbona. Di che si tratta? Scrive il ”New York Times” che il fabbisogno di manodopera da parte delle imprese ha assunto negli ultimi tempi un’ampiezza e un ritmo tali da non poter trovare ormai risposta nell’ambito delle figure classiche del mondo del lavoro, fino al punto di costringere l’imprenditore a cercare di sedurre i tanti che, per varie ragioni, non sentono il minimo bisogno di trovare un’occupazione.
• Questo mondo è al suo interno assai variegato. fatto di casalinghe, emarginati delle città, pensionati, portatori di handicap, madri senza più assistenza e persino immigrati clandestini. Stimato nell’ordine di 36 milioni di unità, non è mai preso in considerazione perché oscurato dalla galassia dei disoccupati tradizionali. Al riguardo vale la pena ricordare che quando negli anni Sessanta l’economia Usa conobbe uno sviluppo non inferiore a quello attuale le sue esigenze di manodopera furono soddisfatte dalla popolatissima generazione dei nati nel Dopoguerra che oggi, come si sa, è del tutto assente. Di qui lo spasmodico attivismo di molte aziende che, nel tentativo di convincere chi del lavoro non sente un impellente bisogno, s’inventano incentivi e bonus di ogni tipo senza badare a spese. Un fenomeno già conosciuto in altre fasi di espansione, quando il ciclo ascendente dell’economia spingeva gli imprenditori a contendersi gli addetti con premi e fuoribusta, regolarmente sfociato però in pericolose rincorse salariali.
• La novità americana di oggi sembra perciò consistere nell’aver abbattuto le mura perimetrali che da sempre limitano il mercato dell’occupazione ai ”soliti addetti” aprendo invece la porta a un esercito che per le sue caratteristiche di esclusione strutturale nessun manuale di economia considererebbe di riserva rispetto a quello tradizionale. Dove tutto ciò condurrà e quali saranno gli esiti nel medio e lungo periodo oggi è difficile prevedere. Di certo pensiamo che questo fenomeno sia il portato di una visione più aperta e meno malthusiana dell’occupazione, tuttora largamente imperante invece nel Vecchio continente. Tra le due sponde dell’Atlantico, infatti, oltre alle molte differenze esistenti sulle regole che presiedono alla velocità di ingresso e di uscita dei posti di lavoro, sembra emergerne una ancora più sostanziale relativa all’ampiezza potenziale dell’area occupazionale. Da noi l’occupazione è vista come una torta che può essere solo ripartita in una guerra quasi permanente tra giovani e vecchi, pensionati e attivi, immigrati e nazionali. Dall’altra parte dell’Oceano, più ottimisticamente, si pensa l’esatto contrario. Più si aprono le porte più crescono le chances per tanti nuovi addetti visto anche che le ormai pressoché infinite necessità di società ricche ed opulente come le nostre chiedono solo di essere trasformate in opportunità. Europa, de te fabula narratur? Per i nostri senza lavoro e senza speranza ce lo auguriamo di cuore.