Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 17 gennaio 2000
Grève/Strike/Huelga/Sciopero»
• Grève/Strike/Huelga/Sciopero». Fedele alla sua vocazione planetaria, il Centre Pompidou affigge la notizia del giorno in 13 lingue, persiano incluso. I visitatori mancati non sembrano però apprezzare oltremisura la cortesia. Furiosa Ingrid Johnson, celebre pittrice australiana: «Aspettavo da quasi tre anni che riaprisse. Mi sono precipitata. Ed ecco, dieci giorni dopo si blocca. Il mio aereo parte domani. Un viaggio inutile: thank you, Beaubourg!».
Si mormora che Jacques Chirac non fosse meno arrabbiato. Doveva presenziare l’inaugurazione ufficiale, martedì scorso. Ma dal 10 gennaio, il personale sciopera. E benché ieri sera alle 19 il lavoro sia ripreso, già s’ipotizzano agitazioni bis la settimana prossima. Una beffa, insomma, per i 35 mila frequentatori quotidiani del Beaubourg. Eppure, a sentire i sindacalisti, il Centre Pompidou è fermo anche per loro.
Come sarebbe? Lo chiediamo a Jean-Philippe Mahe, della Cfdt. «Nel vecchio Beaubourg, l’accesso era gratis. Adesso il pubblico paga 20 franchi per utilizzare le grandi scale mobili. E la terrazza non è più uno spazio libero. La brasserie all’ultimo piano vuole selezionare gli arrivi, temendo che un flusso eccessivo disturbi la clientela. questa la ”logica di privatizzazione” che denunciamo sui nostri volantini».
• Ma il vero nodo si direbbe un altro. I salari. Per i 900 effettivi del Beaubourg, polivalenza significa giungla retributiva. Commesse, guardiani, bibliotecari, guide, cassiere, amministrativi... E il ricorso massiccio al precariato che diminuisce la paga. Nel mastodontico Beaubourg - in termini burocratici, quasi un ministero italiano - la rabbia covava da tempo. Già, ma quanto guadagna in definitiva l’operatore del Centre Pompidou? Non granché, sostiene. La retribuzione base supera di poco il milioncino. Ma festivi e notturni (inevitabili: si chiude alle 22) fanno levitare in maniera sostanziale i compensi. E tuttavia l’effetto doping è a doppio taglio. «M’impongono 35 weekend lavorativi annui. normale che la remunerazione cresca, superando quella di chi stacca il venerdì» dichiara un controllore. Ma non vuole scendere in dettaglio.
E poi c’è la storia dell’«aumento zero definitivo». Figurava nel piano che Jean-Jacques Aillagon, il manager culturale cui Chirac affida il «suo» Beaubourg, preparò in autunno. La prospettiva di paralisi salariale non rallegra troppo la forza lavoro interna. Che fin dallo scorso dicembre scese in campo annunciando mobilitazione totale. Nel frattempo, monsieur Aillagon ha innestato la retromarcia, accantonando l’idea. Ma lo sbarco di una «missione governativa» che proporrà innovazioni gestionali allarmerebbe ancor più le forze sindacali.
• E le Trentacinque Ore? I giornali scrivono che è la riforma Aubry il nucleo del contenzioso: o no? «Dobbiamo abbordare la questione, esclusa dall’attuale vertenza» risponde Mahe. «Ritengo tuttavia che produrrà conflitti supplementari. inevitabile».
Nell’attesa, la direzione impazzisce a trovare il bandolo nella matassa precari. Ce ne sono per esempio 127 fra i portieri. Non stupisce dunque che la loro categoria figuri in pole position nella mappa della ribellione.
Su Le Monde, Aillagon denuncia una vena protestataria non condivisa da 90 impiegati su 100. Ma il Beaubourg è comunque in tilt. «Il mio settore, quello della sicurezza, ha 128 titolari e nessun contratto a termine» spiega Jean-Philippe Mahe. «Bell’exploit» prosegue, «ma per ottenerla nel ’97 fu necessario incrociare le braccia». Insomma, il Metodo Beaubourg è da Maggio ’68 come le sue origini. Buon sangue non mente