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 1998  dicembre 14 Lunedì calendario

La commissione Bilancio voleva inserire nella Finanziaria l’assicurazione obbligatoria contro le calamità

• La commissione Bilancio voleva inserire nella Finanziaria l’assicurazione obbligatoria contro le calamità. Ogni italiano, cioè, avrebbe dovuto assicurare la propria casa non solo contro gli incendi ma anche contro terremoti, alluvioni, eruzioni vulcaniche eccetera. Altrimenti, in caso di catastrofe naturale, sarebbe stato obbligato a sborsare di tasca propria dal venti al cinquanta per cento delle spese per la ricostruzione. I costi della polizza avrebbero dovuto dipendere dal numero degli assicurati (molto alti se ad assicurarsi fossero stati i soli abitanti delle zone ad alto rischio). La compagnia Allianz Subalpina: «Si dovrebbe introdurre una polizza uniforme per tutti, così i costi si livellerebbero. Funzionerebbe come un servizio indifferenziato, senza distinzioni tra zone a rischio e non». In una riunione in Senato è stato deciso di rinviare la questione, che ha suscitato molte polemiche, al disegno di legge ”ordinamentale” che sarà esaminato a gennaio dall’aula. Per lo stralcio si sono espressi tre senatori umbri: Caponi (Pcdi), Carpinelli (Ds), Semenzato (Verdi).
• Enrico Morando, responsabile delle politiche sociali dei Ds: « una svolta radicale perché per la prima volta si pone un limite all’intervento pubblico e si allinea l’Italia alle norme già vigenti in altri Paesi. Finora ad ogni catastrofe lo Stato è intervenuto spendendo dai 4.000 ai 7.000 miliardi, per l’alluvione in Piemonte del ’94 stiamo pagando 11.000 miliardi di addizionale Irpef. Una parte di questi fondi serve per ricostruire le infrastrutture e i beni comuni, una parte per risarcire parzialmente i privati del danno che hanno subito. Chi ha avuto il 30 per cento, chi il 70 per cento, a seconda delle disponibilità di bilancio. Ora questa iniziativa vuole uscire dall’intervento successivo all’evento, per il risarcimento, e destinare una parte dell’intervento alla prevenzione. Lo fa ridimensionando gradualmente la quota a suo carico che risarcisce i danni ai cittadini...». Venanzo Ronchetti, sindaco di Serravalle (Marche): «Qui da noi sono quasi tutti contadini, anziani che vivono con 800-900 mila lire al mese e magari avevano una vecchia casa di pietra. Tolti luce, acqua e gas come fanno a pagare pure l’assicurazione? Forse si dovrà ricorrere alle fasce di reddito». Per la parlamentare repubblicana delle Marche Luciana Sbardati la difesa del territorio non può essere pagata dai cittadini: «Non è così che ci si allinea all’Europa, perché nei paesi europei tutto funziona diversamente, a partire dal fisco». Renato Brunetta, economista veneziano: «Esiste un legame di solidarietà fra il cittadino che paga le imposte e lo Stato che offre i servizi. Se si rompe questo collegamento, si sbriciolano le istituzioni, i privati fanno per conto loro, e si arriva ad un punto in cui non hanno più senso né le tasse, né il mantenere in piedi un’organizzazione centrale. La sicurezza ambientale è un bene pubblico e come tale non ha prezzo: deve essere fornita dallo Stato a tutti senza alcuna discriminazione...»
• In Italia, nel 1980, su 8.102 comuni 2.965 sono stati classificati ”a rischio terremoto” (attualmente la protezione civile sta aggiornando il censimento e il numero risulterà senza dubbio più alto). L’eventualità di una scossa tellurica riguarda il 45 per cento dell’intero territorio nazionale (il 70 per cento delle regioni del centro-sud) e coinvolge il 40 per cento della popolazione italiana. Il pericolo di frane, alluvioni, inondazioni si distribuisce in modo uniforme da Nord a Sud. Le scosse telluriche hanno causato 120mila morti in un secolo e provocato 120mila miliardi di danni negli ultimi 20 anni.