Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 9 novembre 1998
Carlo De Benedetti su ”la Repubblica” di martedì 3 novembre prende ad esempio l’esperienza americana per proporre «4 semplici costatazioni» sul problema della disoccupazione: la stragrande maggioranza dei nuovi posti di lavoro americani è generata da nuove imprese mentre quelle tradizionali (Ford, Ibm etc
• Carlo De Benedetti su ”la Repubblica” di martedì 3 novembre prende ad esempio l’esperienza americana per proporre «4 semplici costatazioni» sul problema della disoccupazione: la stragrande maggioranza dei nuovi posti di lavoro americani è generata da nuove imprese mentre quelle tradizionali (Ford, Ibm etc...) riducono i dipendenti; le nuove imprese nascono nelle aree della nuova tecnologia e dei servizi da essa derivati; la totale mobilità del lavoro è la chiave fondamentale dello sviluppo; il governo si limita a usare la leva fiscale abbassando le tasse sulle nuove attività produttive.
Per De Benedetti, visti i pericoli di recessione nel quale vivono tutte le economie mondiali, il compito del nuovo governo è quello di «uscire da una mentalità di conservazione dell’esistente» senza fermarsi «a misure tradizionali di rilancio dell’economia (ad esempio investimenti pubblici che sono necessari per migliorare le scarse infrastrutture del Paese ma non certo per per creare stabilmente nuovo posti di lavoro) adatte a epoche in cui al centro del processo economico erano le materie prime».
• Sullo stesso giornale, giovedì 5 novembre la risposta del segretario della Cgil Sergio Cofferati, che si trova d’accordo nelle preoccupazioni sui pericoli della recessione ma sul problema della disoccupazione non trova «né riproducibile né utile l’esperienza americana... perché quel modello di sviluppo ha in sé gli elementi che portano alla creazione di quote consistenti di lavoro povero, senza qualità». Per Cofferati, «se si vuole davvero stimolare la nascita di imprese nelle nuove tecnologie e nei servizi (come è accaduto negli Usa) le priorità evidenti sono due per la vecchia Europa, e ancor di più per la vecchissima Italia e il suo sud: le infrastrutture non come leva keynesiana, ma come condizione decisiva nella costruzione di un ambiente economico e sociale per attrarre investimenti nella società della comunicazione, nella società post-fordista. E la formazione (con l’istruzione e la ricerca) per creare le basi di un offerta forte, in grado anch’essa di rappresentare un vantaggio competitivo».
• Su questi stessi temi Stefano Cingolani su ”Corriere della Sera” di giovedì 5 novembre: "per creare stabilmente occupazione, invece di opere faraoniche è meglio favorire la nascita di nuove imprese. Uno dei maggiori paradossi del Vecchio continente è che la World Wide Web è stata inventata a Ginevra, nei laboratori di un ente pubblico, il Cern, da uno scienziato inglese, Tim Berners-Lee, il quale ha voluto farne una via di comunicazione aperta a tutti. Eppure sono stati gli americani a trasformare Intenet nell’affare di fine secolo".