Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 22 settembre 1997
Le proposte di riforma che continuano ad agitare la scuola in Italia spesso mi ricordano quello che è successo nel mondo della ristorazione: abbiamo visto troppi buoni locali di habitué, dal decoro sobrio, il menu giudizioso con camerieri inappuntabili, con dietro le quinte rubizze ed esperte cuciniere, stravolti da una nuova generazione di allampanati giovanotti con la coda di cavallo, insieme cuochi e decoratori, che siedono al tavolo con il cliente dandogli del tu, offrendo, ispirati, risotto alle pere e salmone al ginepro
• Le proposte di riforma che continuano ad agitare la scuola in Italia spesso mi ricordano quello che è successo nel mondo della ristorazione: abbiamo visto troppi buoni locali di habitué, dal decoro sobrio, il menu giudizioso con camerieri inappuntabili, con dietro le quinte rubizze ed esperte cuciniere, stravolti da una nuova generazione di allampanati giovanotti con la coda di cavallo, insieme cuochi e decoratori, che siedono al tavolo con il cliente dandogli del tu, offrendo, ispirati, risotto alle pere e salmone al ginepro. Sembrano ignorare quanto è arduo creare combinazioni di ingredienti che sprigionino un gusto diverso e superiore a quello della mera somma dei componenti. E dire che in Italia avevamo, insieme alla Francia, i migliori ristoranti del mondo, i migliori licei; anche qui insieme alla Francia (prima che tutti cadessimo vittime della nouvelle cuisine) . Poi si è levato il vento della modernità, forse insopprimibile, accompagnato da quello, invece resistibile, del giovanilismo, del sessantottismo e del populismo, alimentati dal senso di colpa della borghesia colta. Non si è più creduto legittimo resistere alla spinta delle sottoculture, smaniose di sedersi anch’esse alla tavola dell’alta cultura. Il sogno illuminista era di rendere quest’ultima accessibile a un numero sempre maggiore di giovani convitati motivati e capaci; di qualsiasi censo, etnia e credo. Si è finito, invece, per servire gli snack che ai ragazzi spontaneamente e pigramente piacciono, di cui comunque si rimpinzano anche al di fuori della scuola. Le università e i college statunitensi per primi cominciarono ad invitare, per la cerimonia della laurea, attori, stelle del rock, anchor-men, guru e intrattenitori.
• Il testo più letto e commentato oggi nelle scuole americane è, non so bene perché, Il giovane Holden, di J.d. Salinger. Un discreto romanzo, che la mia generazione lesse tranquillamente sotto l’ombrellone. Gli preferisco senza incertezza I promessi sposi. . Fino allo scorso anno accademico, lo studente americano doveva includere per l’esame di letteratura inglese almeno uno dei tre grandi autori classici: Shakespeare, Milton o Chaucer. Da quest’anno il vincolo è caduto e si sono moltiplicati, invece, i corsi sulla letteratura del pugilato, l’analisi delle soap operas e altre stranezze del genere. Quegli autori classici, si è detto in auguste sedi, non interessano più ai giovani d’oggi. Non stento a crederlo. Fa arricciare la pelle, però, che tale constatazione sia interpretata come qualcosa che la dice lunga su quegli autori, non sui giovanotti e le ragazze di oggi. Anche le loro mamme, i loro nonni, probabilmente trovarono noiosi, di primo acchitto, Shakespeare, Chaucer e Milton, preferendo discutere di baseball e di cinema. La differenza è che, allora, nessuno si scompose. Venne loro pazientemente insegnato a capire e ad amare i classici. A causa di fattori economici e sociali che sarebbe mostruoso oggi rimpiangere, la maggioranza di quegli studenti aveva genitori che erano stati anch’essi al college, all’università.
• Nella sfera dell’istruzione, i genitori di allora erano per cultura solidali con i professori, e non acquiescenti ai gusti spontanei dei loro ragazzi. Lo studente svogliato si allontanava in punta di piedi, magari mugugnando, magari andando ad arricchire le file degli antintellettualisti, ma pur sempre con un senso di smacco personale. Lo smacco personale, però, oggi è tabù. Se la colpa è di qualcuno, meglio che sia di Shakespeare, Milton e Chaucer. La maggioranza degli odierni studenti americani proviene, invece, da genitori che non hanno mai frequentato un college, e tanto meno un’università. Questo, di per sé, è un dato meraviglioso. Il guaio risede nell’insensibilità di molti di questi studenti, e di molti di questi genitori, ai contenuti e all’ethos di una genuina istruzione superiore.Gli strati sociali in rapida ascesa economica non tollerano i tempi lunghi, non ammettono la bocciatura, né credono nell’esistenza di cose che non si possono comprare. Si applica proprio a loro il vecchio adagio «vogliono tutto e subito». Mirano direttamente al risultato dell’istruzione superiore; cioè alla promozione sociale, cui si accede con la promozione scolastica. E questa seguono, senza ritardi, infischiandosene dell’impegno e dell’applicazione richiesti. Chi si è conquistato un rapido successo economico non può immaginare che la propria cultura sia inadeguata o limitata. Se Atene, cioè l’America, piange, Sparta, cioè l’Italia, non ride. Mi consta che certi genitori di studenti dallo scarso profitto oramai si presentino con fare tracotante ai professori: «Come pretende che mio figlio possa imparare questa roba?!». E sbattono il libro di testo sul tavolo. Un tempo, forte del suo discusso status, forte del consenso sociale e culturale (per lo meno implicito) a monte, il professore avrebbe invitato quel genitore a non dire scempiaggini. Oggi, quello stesso professore, frustrato dal lento scadimento del suo ruolo, indebolito dalla mancanza di qualsiasi appoggio in alto, forse diventato scettico sul senso stesso di insegnare quella materia, ha il riflesso di dire: «Vediamo. Quale parte Suo figlio trova tanto difficile?». Al terzo genitore che gli fa una simile visita, forse decide di saltare in futuro quel capitolo, quel teorema, quell’esperimento. Infine piovono dall’alto le nuove direttive, nuove materie, il richiamo dell’attualità, la semplificazione dei programmi, il sei di vari colori, la promozione che non si può più negare a nessuno. Vince la rassegnazione. Va bene, portami pure il risotto alle pere.