Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 17 aprile 2000
«No, non mi sento affatto una prostituta
• «No, non mi sento affatto una prostituta. Il mio era un lavoro come un altro. Coi clienti del Centro estetico non ho mai avuto rapporti completi. E me l’hanno chiesto, eccome. Una volta un avvocato che veniva spesso mi ha offerto un milione per fare l’amore ma non ho accettato. Non avrei mai potuto tornare a casa e guardare mio marito in faccia. Io non l’ho mai tradito».
bella Anita, bella e sicura di sé. Ha 28 anni, un fisico da ballerina, allungato e flessuoso, capelli nerissimi con sfumature blu, grandi occhi liquidi da araba. Sposata da cinque anni, da due aveva trovato quel ”lavoro” particolare che le permetteva di portare a casa, due volte alla settimana, dalle 5 alle 700 mila lire.
«Mio marito sapeva che li guadagnavo andando ad accudire una signora anziana, molto ricca, che stava sulla sedia a rotelle» racconta «a volte ho pensato che avesse capito qualcosa ma non ha mai fatto troppe domande. All’inizio gli davo quasi tutti i soldi poi, quando hanno cominciato a diventare tanti, ho aperto un conto a mio nome, un po’ per non insospettirlo e un po’ perché non si sa mai... I matrimoni finiscono e sono sempre le donne a rimetterci. Meglio premunirsi». Il marito, 30 anni, ha un lavoro saltuario che lo costringe a viaggiare spesso. La giovane coppia abita in un paesino sulla Pontina. Niente figli, almeno per ora.
• «Ho deciso di cominciare a lavorare per due ragioni: perché mi annoiavo e perché, a fine mese, arrivavamo sempre coi buffi, coi debiti» racconta Anita (un nome che non è né il suo né quello da ”battaglia” con cui si presentava ai clienti). Ho risposto a moltissime inserzioni ma la maggior parte delle offerte d’impiego era una fregatura. Oppure i datori di lavoro dopo dieci minuti netti, cominciavano ad allungare le mani. Il bello è che al Centro estetico sono stati correttissimi. Mi hanno spiegato come funzionava: dovevo massaggiare i clienti, farli rilassare. Se poi qualcuno voleva di più la decisione spettava a me, potevo starci o no. L’essenziale è che rispettassi il tariffario. E, ovviamente, che dividessi il guadagno: metà a me e metà ai gestori. Ma tanto per intenderci, nessuno m’ha mai detto chiaro e tondo: devi fare questo o quello. Le colleghe sono state molto più esplicite e mi hanno insegnato anche le tecniche per eccitare gli uomini come il body massage fatto col seno».
• «Ci ho pensato una settimana e poi ho accettato. E il lavoro mi è sembrato subito normalissimo. Non sono una puttana. Alcuni clienti venivano solo per rilassarsi, qualcuno per chiacchierare e raccontarmi i fatti suoi ma la maggior parte cerca una sola cosa: un orgasmo veloce. E non va neanche tanto per il sottile: almeno l’80 per cento degli uomini chiede solo di essere accarezzato. Ricordo benissimo il primo: un commerciante sulla trentina, belloccio, pieno di catenine e braccialetti d’oro. Ha fatto tutto in cinque minuti, massaggio compreso. Alla fine, dopo la doccia (facevano la doccia sia prima che dopo) mi ha chiesto se una sera mi andava di uscire insieme, andare a mangiare una pizza o al cinema. Io gli ho fatto vedere la fede e gli ho risposto che sono sposata. Sono una donna che lavora, come tante altre. E adesso mi toccherà di cercare un altro posto».