Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 17 aprile 2000
Dai lettini dei massaggi a luci rosse alle aule di Palazzo di giustizia: un tragitto di neanche duecento metri
• Dai lettini dei massaggi a luci rosse alle aule di Palazzo di giustizia: un tragitto di neanche duecento metri. Erano entrambi nelle zone di piazzale Clodio i due ”Centri estetici” chiusi, nei giorni scorsi, dai carabinieri del nucleo operativo, al comando del colonnello Sergio Pascali. Dall’inizio dell’anno sono ben 30 le cosiddette sale massaggi che hanno dovuto abbassare le serrande dopo un’irruzione dei militari, che hanno arrestato una quindicina di persone per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Ma spessissimo, dopo qualche giorno, il ”Centro” riapre i battenti con un nuovo nome e, almeno sulla carta, nuovi proprietari.
Uno dei due templi dell’amore a tassametro chiusi di recente, in via Boezio 2, era stato chiuso già tre volte e l’altro, l’ ”Halawa” a piazzale Clodio 1, era alla terza riapertura. Due le persone finite in manette: un italiano di 51 anni, F.M. e un inglese di 36, A.T. mentre nel secondo caso i giudici sono stati più clementi: denuncia a piede libero (con le stesse imputazioni) per due donne di 25 e 35 anni. Gli arrestati sono comparsi davanti ai giudici ieri mattina per il processo con rito direttissimo ma l’udienza è stata rinviata.
• La clientela era comunque la stessa: professionisti (tra cui numerosi avvocati) e commercianti della zona mentre le ragazze, tutte italiane e tutte molto belle erano insospettabili casalinghe o impiegate che, quasi sempre all’insaputa delle famiglie, arrotondavano il bilancio ”lavorando” due o tre volte la settimana. Rigidissimo il tariffario imposto dai gestori: 100 mila lire per un ”casto” massaggio che diventavano il doppio per una semplice masturbazione e il triplo per un rapporto orale. Sequestrati numerosi preservativi, segno che alcune ragazze erano disposte ad andare ”fino in fondo” coi clienti. La percentuale delle ”massaggiatrici” in genere era del 50 per cento. I carabinieri, in alcuni giorni di appostamento, hanno contato, complessivamente, 250 uomini che entravano e uscivano, soddisfatti, a tutte le ore.
• Ma ha ancora senso indagare su un giro, quello dei Centri estetici, che sembra ormai destinato ad allargarsi in tutta Italia? «Lo sfruttamento in favoreggiamento della prostituzione restano un reato e non possiamo certo lasciar correre» replica il colonnello Vittorio Tomasone, comandante del Reparto operativo «ma c’è anche una seconda ragione per cui noi seguitiamo a indagare su queste cosiddette sale massaggi: i guadagni sono enormi e comportano un grosso indotto criminale. Un centro estetico incassa dai quattro ai cinque milioni al giorno, quasi tutti al nero: dove vanno a finire tutti questi soldi? Come vengono investiti? E chi ci assicura che dietro le tante attività sparpagliate in tutta Roma non si nasconda una sola organizzazione egemone?».
Quanto alla facilità con cui, dopo la chiusura, i ritrovi hardcore tornano ad aprire i battenti, Vittorio Tomasone punta il dito contro le scappatoie ”legali”: prestanome e nuove ragioni sociali. «Il nostro obiettivo? Indagini patrimoniali sempre più approfondite per colpire gli sfruttatori dove fa più male: nel portafogli».