Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 3 aprile 2000
Roma - Grazia per Terry Cocciolo, detenuta con fine pena al 2006; per il suo passato di uomo e stupratore ha già pagato con 14 anni di carcere
• Roma. Grazia per Terry Cocciolo, detenuta con fine pena al 2006; per il suo passato di uomo e stupratore ha già pagato con 14 anni di carcere. Oltre la giustizia, ha subìto ogni sorta di violenza quando era uomo per la legge e donna per i compagni di cella. Grazia per Terry che è stato operato e adesso è donna per la legge e per le compagne di pena a Rebibbia-femminile, dove lavora come muratore e piastrellista. Dove è approdata dopo aver girato 59 carceri in 27 anni; grazia, la chiede per Terry il deputato di An Alberto Simeone ”padre” della legge sulle misure alternative alla detenzione; perché, spezzato l’anello che lega il reato alla pena, non c’è che il folle meccanismo del carcere. Terry Cocciolo, 52 anni, 27 anni fa si chiamava Vincenzo, viveva di rapine dalle parti di Torino e abitava in una soffitta ingombra di giornali pornografici. Poi ha incontrato Wilma. Wilma raccontò di essere stata legata a una croce appesa al soffitto, picchiata e stuprata con ogni sorta di oggetti mentre lui le parlava senza smettere e lei piangeva. Raccontò di quella scritta sul muro: «Io sequestro le donne che voglio e ne faccio quello che voglio». Cocciolo, il folle e il bruto secondo le cronache dell’epoca, viene preso in una trattoria nel giugno del ’73; ha i capelli tinti e gli occhi truccati; è come un presagio, ma in cella urla tutta la notte «sono tre volte uomo, la mia vendetta non conoscerà fine».
• Wilma ha 23 anni. Maria Grazia ne aveva 16 quando, tre anni prima, era entrata nella soffitta di Cocciolo per uscirne dopo 25 giorni ed essere ricoverata in una clinica psichiatrica. Altre donne, nell’estate del ’73, dicono di essere state rapite e seviziate dal ”folle” che viene accusato anche di aver aggredito un bambino. Lui in cella urla «sono un uomo». Dice che uscirà. Ma il carcere che si impossessa di Cocciolo gli ribalta la vita e non lo lascia più: sequestro, violenza, lesioni, la beffa a una pattuglia di poliziotti disarmati dal fuggitivo, la caccia per tutta Torino, le rapine e le armi fruttano 14 anni e sei mesi di carcere. Che si moltiplicano, diventano più di un ergastolo: 27 anni scontati quasi tutti da uomo e sei ancora da scontare adesso che è donna, per aver tentato di evadere dal carcere di Ivrea e per essere riuscito a fuggire dal carcere di Lecce insieme a Graziano Mesina nell’agosto del ’76.
• Breve fuga: Cocciolo viene ripreso subito e condannato a altri tre anni e sette mesi consumati tra un carcere e l’altro, chiuso in isolamento per sfuggire alla violenza degli altri detenuti. Nel suo fascicolo si accumulano i rapporti disciplinari per oltraggio alle guardie, calunnia e piccoli furti. Altri anni di condanna. Il carcere della redenzione è un abisso, il carcere delle buone intenzioni riduce Vincenzo Cocciolo a un’ombra. Nel ’94, nel tentativo di sbrogliare una situazione ingovernabile, il ministero della Giustizia autorizza il detenuto a cambiare sesso e a farsi chiamare Terry. Vincenzo va in giro con i tacchi alti e le unghie smaltate: una perizia dice che in lui non c’è psicosi alcuna e l’operazione si fa. Vincenzo diventa Terry e trasloca tra le detenute; perde il conto degli anni che gli restano. Alberto Simeone la incontra a Rebibbia e caldeggia la richiesta di grazia mentre Terry non riesce nemmeno ad avere un permesso perché la giustizia è spaventata dagli oltraggi nel fascicolo, ma non da 27 anni di carcere che sanno di vendetta. Infine un permesso arriva: Terry esce per qualche giorno, è spaventata, non sa dove andare e si rifugia all’Esercito della salvezza. A Rebibbia abbandona smalto e tacchi per la tuta da lavoro. Al suo avvocato, Francesco Romeo che si batte perché una storia giudiziaria «non si trasformi in una brutale vendetta dello Stato, oltre la condanna» dice di aver cambiato sesso perché delle donne non ne vuole più sapere. A chi le parla di Wilma replica: era la mia ragazza.