Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 28 febbraio 2000
Era cominciato tutto nella calda estate del 1983, sulla riva di un laghetto texano
• Era cominciato tutto nella calda estate del 1983, sulla riva di un laghetto texano. Sulla superficie appiattita dalla bonaccia, era stata vista galleggiare capovolta, la barca a remi di Jimmy Don Beets, vigile del fuoco di Dallas. Nessun indizio di reato. Nel dolore di amici e conoscenti - Beets era molto popolare - il pompiere se n’era andato all’altro mondo vittima di un tragico incidente e nulla più. Fino all’estate di due anni dopo. Quando una soffiata anonima, arrivata alla polizia di Gun Barrel City, cittadina di residenza di Beets, aveva messo gli investigatori sulle orme delle vedova, Betty Lou. «Scavate nel suo giardino», aveva suggerito il delatore. Poche palate sotto i fiori e l’erbetta, e dalla terra erano emersi i resti del pompiere, nella testa il foro di una pallottola. Poco più in là il corpo di un altro uomo, Doyle Barker, quarto marito della donna, anch’egli ucciso con un colpo di pistola alla tempia.
La Beets era finita in prigione, sulle spalle l’accusa di omicidio volontario e il sinistro soprannome di ”Vedova nera”, come nel film di Bob Rafelson, con Theresa Russel nei panni di una spietata killer di ultracinquantenni ricchissimi. Condannata a morte, chiusa per 18 anni nel penitenziario texano di Huntsville - il più produttivo del mondo quanto ad esecuzioni capitali - la nonna uxoricida ha finito tragicamente i suoi giorni a 62 anni di età: una iniezione letale l’ha uccisa giovedì notte, dopo che il Governatore del Texas e candidato repubblicano alla Presidenza George Bush Junior ha respinto l’ultimo appello alla clemenza: una sospensione della pena di qualche mese, per riaprire il dossier della Beets su una pagina ignorata dalla giustizia, hanno sostenuto i suoi legali.
• Alla giuria sarebbe stata infatti nascosta la vera storia della donna: una infelice sottoposta fin dalla prima infanzia a violenze inaudite, stuprata all’età di cinque anni. E poi vittima di maltrattamenti e percosse durante i suoi cinque matrimoni, da mariti ubriaconi e maneschi. Per questo la Beets si era alla fine armata. Per questo aveva usato la pistola la prima volta nel 1972, ferendo non mortalmente il secondo marito. Ed uccidendo poi, per disperazione e follia, il quarto ed il quinto.
Uno dei suoi cinque figli, testimone delle violenze, l’aveva aiutata a seppellire l’uno dopo l’altro i due cadaveri nel retro della casetta di famiglia. «Mia madre - ha detto nelle ultime ore di vita della Beets - ha sofferto in modo indicibile, ha agito per legittima difesa non per cattiveria». Durante il processo l’avvocato d’ufficio aveva però ignorato queste attenuanti: negligente e corrotto, aveva sonnecchiato in aula fino alla condanna della sua assistita. Un motivo in più, hanno arguito i suoi legali, per sospendere l’esecuzione e riesaminare con lucidità il caso della ”vedova nera”.
• Il governatore di ferro - sotto il cui regno sono state eseguite 120 condanne a morte - non ha voluto sentire ragioni. Anche perché a caldeggiare l’esecuzione della Beets c’erano anche suoi familiari stretti. Come il figlio avuto con la vittima, il pompiere del laghetto, che ha esultato dopo la fine della vedova nera: «Finalmente giustizia è fatta - ha dichiarato - ha ucciso con freddezza e calcolo, sapendo benissimo cosa faceva, e così ha eliminato mio padre, negandogli il diritto alla vita». Secondo i suoi giustizieri la Beets ha agito per crudeltà e soprattutto avidità. Il marito aveva contratto una polizza sulla vita da centomila dollari, più o meno duecento milioni, per appropriarsene era necessario farlo fuori.
Nel mistero, destinato a permanere, sulla sua doppia vita, spietata ”vedova nera” o povera vittima di maltrattamenti e violenze, la certezza di una fine orribile. «Non voleva rimanere da sola nella camera della morte - ha raccontato con le lacrime agli occhi la figlia -, ha scritto le ultime lettere, ha letto la Bibbia ed ha pregato col cappellano del carcere, non ha toccato cibo». Poi alle sei del pomeriggio di Huntsville, l’ago nella vena e dopo dieci minuti di agonia e di lamenti strozzati, l’addio al mondo.