Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 31 gennaio 2000
Roma - Il coup de foudre fra Rossella Pennella e il professor Sandro Montenero scoccò al Gemelli, davanti ad un catetere
• Roma. Il coup de foudre fra Rossella Pennella e il professor Sandro Montenero scoccò al Gemelli, davanti ad un catetere. «Una ditta che li produceva e che avrebbe dovuto assumermi come rappresentante - racconta la ex ”cardiologa” -, mi spedì dal professore per frequentare un corso di perfezionamento». Sull’uso del catetere, appunto. «Avevo la mascherina e quando alzai gli occhi dal paziente sul quale stavo facendo la prima prova, il professore disse che i miei occhi verdi gli facevano uno strano effetto e che sicuramente, quel pomeriggio, non sarebbe riuscito a lavorare».
Cominciò così. Fra un catetere e un complimento galante ci scappò anche qualche scambio di informazioni professionali. «Il professore dette per scontato che fossi medico e io glielo lasciai credere. Un’ingenuità - ricorda Rossella Pennella - Una leggerezza. A suffragare il malinteso c’era anche il fatto che io avevo vissuto per anni presso una famiglia di medici dei quali, per affetto, usavo il cognome, Apolloni, insieme al mio. Ma non ho truffato né fatto del male a nessuno». [...]
• Minigonna nera, il viso struccato, Rossella Pennella ha trascorso il pomeriggio sdraiata sul divano. Il cagnolino e un gatto a tenerle compagnia. Le serrande abbassate, non tanto per creare l’effetto notte, quanto per non vedere Lui, il professor Montenero che abita nel portone accanto, le finestre del bagno vis-à-vis. Lei, prima di venire qui, abitava a Borgo Pio. «Fu il professore a farmi traslocare, lui a trovarmi questo appartamento e ancora lui a dirmi di non preoccuparmi per l’affitto. Disse anche che mi avrebbe fatto avere una borsa di studio per ammortizzare le spese. La borsa di studio, assegnata da una casa farmaceutica, l’aveva già fatta avere alla sua segretaria e al suo autista. E per ottenerla non è necessario essere laureati in medicina». Sgrana gli occhi, e a mani giunte, la signora Pennella giura che lei, «da quel pezzo di m...», però, non ha mai avuto una lira. «Un paio di volte ho pure fatto il pieno di benzina alla sua macchina. La borsa di studio non è mai arrivata. Né ho avuto alcun compenso per il lavoro che ho svolto all’ospedale di Terni e presso lo studio privato del professore. A Terni, facevo la segretaria privata di Montenero. E non mi sono mai avvicinata ai pazienti in qualità di medico, ma solo per fare due chiacchiere, confortare quelli più gravi, consolare qualche parente disperato. Ho decine di biglietti di ringraziamento...». Si commuove, la signora Pennella. E racconta come insieme al tennis, il volontariato sia la vera passione della sua vita. Una vita di maestra elementare supplente a Viterbo, prima. Poi di moglie. Finché a quarant’anni, single e disoccupata, decise di provare con i cateteri. Ogni mattina, per quasi cinque mesi, il professore, la sua segretaria ”ufficiale” e Rossella, partivano per Terni accompagnati dall’autista. Erano di ritorno che faceva già buio, ma spesso la serata di Rossella finiva a casa dei coniugi Montenero. «Sua moglie cucinava per me e diceva di volermi adottare. Lei, poveraccia, mi faceva pena, mi sembrava di prenderla in giro e così, quando mi invitarono a trascorrere le vacanze sulla barca che avevano affittato, rifiutai».
• Rossella Pennella è nata a Sipicciano, un paese del viterbese da dove, prima del matrimonio, si era mossa solo per frequentare le magistrali a Viterbo. Orfana di padre, ha una madre anziana che è quasi morta di vergogna a vedere sua figlia spubblicata sui giornali e al tiggì. «Ho il carattere di mio padre, sono una bonacciona credulona e ingenua». Fu solo per bontà, ammette Rossella, che un paio di volte finì a letto con il primario. «Mi faceva pena. Raccontava che all’ospedale ce l’avevano tutti con lui, che gli facevano dispetti e soprusi. Così... mi sembrava quasi di doverlo proteggere. Poi mi dispiaceva che si fosse preso per me una cotta non corrisposta». Il professore, ovviamente, ha sempre negato. E anche prima che scoppiasse lo scandalo che lo ha costretto a dimettersi, non mancava di prendere precauzioni. La signora Pennella conserva una sfilza di bigliettini d’amore. «Me li faceva trovare dovunque». Quello che preferisce, e che la intenerisce di più, recita in inchiostro marrone: «Sto pensando che è stato un bel ”buongiorno”. Ti adoro. Grazie di esserci. Io». Non c’è che dire. Il professor Montenero era più cauto come spasimante che come primario. Dopo averla insignita del titolo platonico di dottoressa e averla innalzata al rango di ”collega” nei corridoi del nosocomio ternano, si fermò lì. Almeno nell’approfondimento del curriculum. Per il resto, racconta Rossella, giurava eterno amore. «Diceva di voler mettere su una storia con me. Invece, ’sto st... aveva anche un’altra fidanzata». Per una strana alchimia del destino, a questo punto la storia di Rossella sfiora quella di Stefania Ariosto. La ”fidanzata” del primario, secondo Pennella, infatti, altri non sarebbe che colei che provocò la rottura del rapporto fra l’ex capogruppo di Forza Italia e l’ex testimone ”Omega”. «Con lei faceva i viaggi in America e a me mi lasciava a studio a riordinare gli appunti», ricorda sdegnata la signora Pennella. «Ed è a causa di ”quella” che ho abbandonato l’ospedale di Terni. Era il 23 luglio, il mio compleanno. Abbiamo litigato a morte. Ho sbattuto la porta e me ne sono andata». [...]