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 1998  luglio 06 Lunedì calendario

Lui era lo scapolo d’oro e io una ragazzina

• Lui era lo scapolo d’oro e io una ragazzina. Io andavo a scuola e lui era un giocatore del Milan che mangiava tutti i giorni all’Assassino. La mia scuola era vicina all’Assassino, lui era bellissimo e pieno di ammiratrici e io lo filavo.Così ci siamo incontrati e ci siamo sposati. Quel giorno, il 26 giugno 1962, mi ha dato la sua parola. E lui è molto serio, ne ha una sola, quando decide non cambia più ". Marisa Maldini parla di Cesare. " sempre stato un uomo buono e semplice. Sì, un po’ burbero, uno che si accende, che si arrabbia. Ma è un attimo, un momento, poi gli passa. S’infiamma anche in casa, si parla, si discute, si litiga come in tutte le famiglie. Poi gli passa e dimentica tutto. Per forza:o è così,o è così. Io sono un po’ tignosetta...". Ride, ha la stessa "esse "di Paolo ("Qualcosa da me l ’avrà pur presa "), ma non vorrebbe parlare di Cesare, di Paolo, di calcio, della nazionale [...] Poi [...] si scioglie e racconta storie, episodi, momenti della sua vita con Cesare e con la sua grande famiglia. "Lui non ricorda mai l’anniversario del nostro matrimonio. A volte sbaglia anche l’anno. Il ’62 o il ’63? Fa confusione con le date. L ’anno dello scudetto o della coppa dei Campioni? Sono i ragazzi che lo avvisano: ”Papà, domani è la vostra festa. Cerca di ricordarti, porta qualcosa alla mamma ”. Lo tempestano e lui arriva con i fiori. Una volta no. Ultimamente è cambiato. Brontola anche di più. Oddio, diciamo che ha sempre brontolato.Come quella volta del cane. Un giorno gli dico: ”Cesare, i bambini vorrebbero un cagnolino. Glielo prendiamo, Cesare? Sono tutti piccoli, sai come si divertono ”. Sa qual è stata la prima risposta? ”Non se ne parla!”. ”Dai dico io, gli animali ti sono sempre piaciuti...”. E lui, duro, deciso: ”No e poi no. Vero mi sono sempre piaciuti ma in questa casa c ’è già troppa confusione. Se entra lui, vado via io ” . "Come è finita?" ll cane era un bastardino del canile municipale di Viareggio. Era bruttino, lo stavano sopprimendo. Allora io lo prendo, lo porto a casa e lo tengo due giorni chiuso in una stanza.Una mattina d ’accordo con i bambini, lo faccio uscire e lui gli corre fra i piedi. Cesare lo squadra molto serio: ”E questo cos’è?”. I bambini si mettono in cerchio: ”Papà, si chiama Polì ”. Resterà con noi 17 anni. Quando Cesare rientrava da una trasferta, da un allenamento, il primo ad andargli incontro era sempre Polì. Gli saltava in braccio e lui se lo coccolava e stringeva: ”Bello, bello il mio Polì ”. Era un cagnolino tenero e intelligente. Era nato, poverino, senza un occhio e i bambini prima l’avevano chiamato Polifemo, ma a tutti era sembrato offensivo e allora era diventato Polì. Tutti lo adoravano. Anche Paolo ma Paolo era dispettoso e lo tormentava. Gli tirava la coda e le orecchie, ma Polì che aveva buoni denti, si è sempre fatto rispettare. morto di vecchiaia alcuni anni fa. Quel giorno abbiamo pianto tutti "[...]
• "L ’altro giorno scendo con Clarissa, la figlia di Valentina, che ha due anni, come Christian il bambino di Paolo e ci ferma una signora che conosco e dice: ”Oh, guarda, guarda che bella bambina: è tutta sua non- no. Incredibile, come somiglia al nonno. Con la riga in mezzo è tutta lui ”. La riga, i capelli. La parlata. Sì, qualcuno mi fa anche arrabbiare, ma non ci si fa caso.Tutti parlano di Cesare e dei suoi modi di dire e di fare. Lui è così lo è sempre stato. come lo vedete, naturale. Avete visto Teo Teocoli in tv? Teo lo fa bene, è nostro amico, andavamo assieme all’Idroscalo. vero, Cesare alza la voce e la mano anche quando ordina un caffè ". Il respiro della gente. La "sciura " Marisa lo sente e quasi si commuove. "Nei giorni scorsi il pollivendolo sotto casa mi ha detto: ”Signora, quando Cesare torna le mando una di quelle faraone che dico io...”. "[...]Un grande sorriso e un pensiero al Cesare mangiatore. "Qualche volta pranza o cena a casa, ma sempre le stesse cose: bistecca e insalata. Adesso che i figli sono grandi e sposati, cerco di fare qualcosa di diverso. Lui però mi sembra sospettoso. stato abituato all ’Assassino, dai suoi amici. Gli piacciono gli stuzzichini, le cose diverse. Io non ho molta fantasia, mangio di tutto, peperoni, cipolla. Lui oltre la bistecchina non va. Però non si lamenta. Non l ’ha mai fatto. Ma io glielo dico lo stesso: guarda,o questo o questo anche se ti chiami Maldini ".
• Si chiamano Maldini e Paolo a scuola nei primi anni di calcio ha avuto un po’ di problemi. "Sì, ma era un fatto normale. Il nome, all ’inizio, è stato un po’ ingombrante. Ma non potevamo mica impedirgli di giocare perché suo padre era stato un grande calciatore. No?". Racconta le piccole paure con Paolo e Cesare in campo. "Quando giocava Cesare stavo in pensiero perché avevo paura che si facesse male. Mi piaceva vederlo giocare, era bello ed elegante e l ’unico timore era un infortunio. Con Paolo invece è terribile. una cosa completamente diversa, mi prende la bocca dello stomaco e soffro soffro. Da sempre e tutte le volte è la prima volta. Era così anche per Alessandro quando giocava a basket e Piercesare nel calcio. Paure di mamma, sono una parte di te ". Si sentono tutte le sere: "Parliamo della nostra famiglia, dei figli, dei nipotini. Certo, io m’informo anche del suo lavoro, della squadra, gli chiedo se va tutto bene e lui tutte le volte dice sì, tutto bene. Anche se poi non è cosi. Ma io lo sento dalla voce. E allora chiamo Paolo e mi faccio raccontare come sta il papà, cosa succede. E Paolo mi tranquillizza. Faccio il doppio gioco: chiedo a Paolo di Cesare. E a Cesare di Paolo". I suoi Maldini.