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 1997  agosto 04 Lunedì calendario

Signor Mutolo (un pentito - ndr

• Signor Mutolo (un pentito - ndr.), è stato approvato il nuovo articolo 513. Il procuratore Caselli sostiene che può pregiudicare le inchieste sulla Mafia. Qual’è la sua opinione? «Io penso che questo 513 va bene. Se ho ben capito, il collaboratore non può avvalersi della facoltà di non rispondere... Questo è sacrosanto. Io accuso un altro. Quest’altro deve avere il diritto di contrastarmi con i suoi avvocati e io ho il dovere di rispondere. E poi le confesso una cosa...» Dica. «Essere interrogato dagli avvocati della difesa serve anche al collaboratore. Quelli stanno lì, ti fanno le domande e, se sono buone domande, i tuoi ricordi diventano più precisi, le tue spiegazioni più chiare. E allora correggi le cose non esatte che hai potuto dire. Eppoi, un collaboratore che fa scena muta al processo, che collaboratore è? No, quell’articolo 513, per me, è un sacrosanto dovere. Magari può non funzionare per i testimoni qualsiasi». (Gaspare Mutolo a Giuseppe D’Avanzo)
• Che significa «testimoni qualsiasi»? «Il poverocristo che esce di casa e vede a un metro di distanza due che uccidono un altro. Il poverocristo si lascia prendere dalle cose e dice alla polizia: gli assassini erano questi qui. Poi magari scopre che erano due mafiosi. Se lo immagina... Il poverocristo passerà solo guai perché i compari dei due assassini cercheranno di avvicinarlo. Che farà il poverocristo? Molto probabilmente farà scena muta, e addio assassini. Ecco, per questi casi, credo che bisogna prevedere qualcosa d’altro. Ma i problemi del ”pentitismo”, come lo chiamate voi, sono altri». Quali? «I ”piccioli”». I soldi? «Si, i ”piccioli” , i soldi. Ormai è tutta una questione di soldi. Per lo Stato, per i collaboratori, per gli imputati mafiosi e non mafiosi». (Gaspare Mutolo a Giuseppe D’Avanzo)
• Non capisco... «Lo Stato oggi non ha di fronte una mafia che mette le bombe. Quella è messa male. Non morta, ma in coma. Il problema dello Stato, oggi, è il potere economico della mafia. su quello che deve mettere le mani. E per farlo deve spendere». Spendere? Perché? «Come, non capisce? Il collaboratore oggi deve dire: lo vedete quello lì? Quello è il prestanome di Totò Riina, tiene in mano i miliardi di ’u zu Totò. Lo vedete quell’industriale? Quello maneggia i soldi di Cosa Nostra. Il collaboratore che parla di queste cose può trovarsi stretto tra uno Stato, che per i ”pentiti” vuole spendere sempre di meno, e imputati sempre più ricchi che magari al ”pentito” possono dire: ”Senti, cornuto, quanto ti dà lo Stato per i prossimi venti anni? Cinquecento milioni? Un miliardo? Bene, eccotene cinque miliardi, fai scena muta al processo, e amici come prima”. Sa, dottore, davanti ai ”piccioli”, gli uomini d’onore sono pratici. E quelli, che d’onore non sono, ancora più pratici sono...» (Gaspare Mutolo a Giuseppe D’Avanzo)