Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 4 agosto 1997
La camera ha messo al bando le mine antiuomo
• La camera ha messo al bando le mine antiuomo. Eravamo uno dei paesi produttori più importanti del mondo, siamo diventati uno dei paesi più impegnati per l’eliminazione di queste armi. Non è la vittoria di un partito, di un governo, di una coalizione, del Papa, o di Clinton. una vittoria dell’umanità: il primo passo verso l’eliminazione degli aspetti più disumani della guerra, quelli che nessuna cultura, tranne la cultura della guerra, riusciva più a giustificare. Il paradosso è che noi, paese che da mezzo secolo applica la cultura della pace, da mezzo secolo eravamo uno dei massimi esportatori di questo prodotto inventato dalla cultura della crudeltà. Perché lo facevamo? Per spirito degli affari. Lo spirito degli affari è l’anima del capitalismo. Non volevamo ammettere che l’affare ad ogni costo è interno alla cultura dell’ostilità, dell’aggressività. Chi è in guerra con un popolo e produce mine antiuomo per usarle contro quel popolo, ha un nemico, è un nemico; ma chi produce mine per venderle a tutti, è nemico di tutti, e ha tutti come nemici. La decisione di mettere al bando questa attività in un certo senso mette fine alla nostra inimicizia con tutti, al nostro senso dell’affare sopra tutto e sopra tutti gli uomini del mondo. Non cambia il concetto di guerra. Ma quello di civiltà.
• La mina non è un’arma. Un’arma la punti contro il nemico, la usi per sparare, la deponi quando fai la pace. Ma le mine sono pensate e disegnate e costruite da militari, ingegneri, psicologi, per colpire chiunque e sempre. Lo abbiamo visto in Bosnia: soldati portoghesi ne avevano trovata una, l’avevano portata sotto la tenda, la stavano smontando per capire cosa fosse, e sono saltati in aria. Lo abbiamo visto in Albania: un sottufficiale italiano dà l’ordine a un soldato di segarne una, per portarsela a casa e farne un souvenir, e il soldato vola in brandelli. Due esempi militari per dire che neanche i militari le riconoscono e si salvano. Figurarsi i civili. Le mine antiuomo sono costruite in tutte le forme, per sembrare tutto tranne quel che sono: bombe. Sembrano biro. Farfalle. Bambole. Scatole. Sassi. Nelle guerre di una volta si deponevano sottoterra in campi minati che avevano una logica e un disegno. Trovata una mina, si poteva dedurre dov’erano le altre. La logica serviva per il dopo guerra, quando bisognava bonificare il campo, per ricondurci la vita.
• Questa logica è saltata. Chi è in guerra, anche in guerre che durano pochi mesi o qualche anno, pensa subito a fare il massimo male ai nemici, a colpirli nella casa, nella famiglia, per generazioni. Le mine servono a questo. Vengono collocate non per scopi militari o tattici o strategici, ma antiumani: attorno alle abitazioni, a chiudere i villaggi, sulle strade che portano ai mercati, alle chiese, alle scuole. Chi mette le mine, non ascolta la radio per sentire come vanno le cose al fronte, chi avanza e chi retrocede. Vuol sapere quante sono esplose, quanti morti han fatto, quante donne e quanti bambini. Le mine applicano la filosofia della guerra come guerra totale ed eterna di razze: noi dobbiamo tagliare il collo o le gambe ai nemici e ai loro figli per decenni. La messa al bando delle mine toglie alle guerre questa punta crudele e sadica. Ma non è che il resto della guerra sia tollerabile: ci vorranno secoli, ma è alla messa al bando delle guerre che bisogna arrivare.