Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 5 maggio 1997
La pornografia di basso cabotaggio deve avere una sua funzione terapeutica
• La pornografia di basso cabotaggio deve avere una sua funzione terapeutica. Altrimenti non si spiega perché il signor Remigio P., piacente quarantacinquenne veronese, abbia sempre avuto come aspirazione il cinema hard core. «Non tanto nel senso della fruizione, badi bene, quanto della compartecipazione diretta. Me la giustifico come un’insaziabile voglia di trasgressione». Insomma il signor P. farebbe carte false per recitare in un film porno. E, data la sua borghesissima ascendenza, non per soldi ma per amore. «Le ho provate tutte. Prima cercando contatti a New York in un Peep Show con un amico. Però sbagliai e mi infilai in un locale di travestiti come quella famosa scena di Scuola di polizia - dice il signor P. - Poi incontrando a Torino il famoso attore porno Robert Malone che era stato al ”Costanzo Show”. Trovai il suo telefono perché mi ricordavo il suo vero nome: Roberto Pipino».
• Nome curioso per un erotomane di mestiere.
«Infatti. Però Malone mi richiedeva un curriculum, e io lì scarseggiavo».
Allora ha provato con qualcun altro...
«Sì, con Riccardo Schicchi, a Roma. Fu gentilissimo, ma invitandomi al casting mi disse che era meglio che portassi il materiale da casa...».
Il ”materiale”?
«Beh sì, le donne. Le amichette dovevo portarmele io. Che gusto c’è? Comunque anche sul materiale scarseggiavo».
E quindi?
«E quindi riuscii a contattare tale Joe Galliano, proprietario di una videoteca a Bologna e astro nascente del porno amatoriale, quello con le casalinghe perverse e le vicine di casa vogliose».
• Che requisiti occorrevano?
«Test Hiv negativo, una foto piccola e una mezzo busto. Nessuna foto delle parti intime perché mi spiegarono che ”tecnicamente la dimensione conta poco, semmai la resistenza”, e poi un colloquio».
Un colloquio per le casalinghe perverse?
«Non c’è niente da scherzare, furono molto professionali. Il film che si doveva girare stavolta era con le dive del momento Deborah Wells e Angelica Bella. Il set era in una villa stile Hollywood, il budget di cento milioni (che non è poco per un porno) e la regia patinata con uso ricercatissimo dell’inquadratura...» .
Addirittura.
«Comunque andai sul set, per rendermi conto. Appena mi presentarono, un’attrice mi aggredì dicendo che se avessi fatto qualche scena con lei mi avrebbe fatto morire. Poi mi illustrarono la mia parte».
E cioè?
«Dovevo partecipare a un gang-bang, tecnicamente un’orgia con tanti uomini e una sola donna...».
Conclusione?
«Mah avrei dovuto farlo sotto i riflettori, tecnicamente davanti a tutta la troupe... e poi per solo 100mila al giorno, contro le 700-800 del mercato. Ho lasciato perdere: gli affari sono affari».