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 1997  marzo 24 Lunedì calendario

Il testo che segue è vietato ai teneri di professione

• Il testo che segue è vietato ai teneri di professione. Come in tutti i racconti dell’orrore, la premessa è quasi arcadica. Si parla di doping e dei suoi primordi sereni. All’inizio infatti il doping era un beverone olandese per quadrupedi da corsa, poi buttato giù anche da muratori impegnati nel freddo a lavorare su alte impalcature. Si beveva la pozione come se fosse vino. Adesso siamo al sofisticatissimo e spesso imprendibile doping per bipedi sportivi, con un controllo antidoping che si dibatte entro i propri limiti, spesso patetici: comunque arrivando già a proibire e identificare prodotti che dopanti non sono, ma che servono da "sapone" nei riguardi ad esempio di anabolizzanti, cioè ormoni per sviluppo rapido dei muscoli (il caso della fondista russa Egorova, beccata in accesso di bromontan ai campionati mondiali ). Anche questo doping rischia di essere arcadico di fronte al doping diciamo ormai classico, lo sport non ha ritenuto di concedersi il lusso trucido o il coraggio lucido di considerare il doping venuto fuori ad Atlanta nei Giochi paraolimpici, svoltisi subito dopo quelli olimpici veri e propri, riservati, come cerca di dire il loro nome, ad atleti disabili o handicappati, in questo caso tutti assimilati lessicalmente ai paraplegici. Eppure siamo all’ultima (o non è sempre la penultima?) frontiera del doping, con il masochismo legato al cinismo.
• Quanto andiamo a raccontare fa molto semplicemente parte del rapporto ufficiale del comitato antidoping di quelle Paraolimpiadi (secondo nome perbene). Dunque risulta che alcuni atleti paraplegici, sprovvisti di sensibilità nervosa e sensoriale, e quindi di sensibilità al dolore per quanto accade nella parte inferiore del loro corpo, hanno provocato artificialmente dolore a se stessi, ovviamente «da quelle parti», generando così nel loro organismo un aumento della pressione del sangue: il che significa in taluni un aumento anche del 15% del rendimento fisico. E perciò della prestazione atletica, Come è stato procurato questo dolore? Con la collocazione di punteruoli a contatto del corpo, e in grado di provocare ad ogni movimento ferite magari superficiali però dolorosissime, o anche con la chiusura del rubinetto che presiede alle funzioni urinarie, così da generare tensione alla vescica. Il soggetto è pieno di dolore, anche se non lo avverte, e il suo organismo reagisce con la provvida (per il rendimento in gara) violenza.
• Altri sistemi "minori"per innescare un aumento della pressione del sangue sono stati individuati nel riscaldamento o nel raffreddamento repentino delle parti. Ignoti i nomi o gli esiti dell’operazione, anche se sicuramente sono stati presi provvedimenti interni a certe rappresentative. Fortunatamente poco o niente quanto a facile sdegno ufficiale. Deve avere preso corpo all’interno dei massimi responsabili della manifestazione questa considerazione onesta: meglio o meno peggio il doping, sia pure grandguignolesco, di chi è fisicamente vessato dalla vita e nella vita, e cerca una volta tanto l’affermazione, e a qualunque prezzo, che il doping scientifico e strumentale del professionista dello sport il quale si altera nel fisico per aggiungere un miliardo ai miliardi che ha già: meglio il doping del cretino, come il cultore del body building che si gonfia di ormoni, o della scimmietta imitatrice, come il ciclistino che sulla via dei campioni si alza pericolosamente il numero dei globuli rossi nel sangue per essere più resistente alla fatica. Per finire : i disabili in carrozzella hanno presentato, fuori delle Paraolimpiadi, un nuovo sport, parente della corsa delle bighe in Ben Hur: le carrozzelle sono provviste di rostri, speroni, spuntoni, e girano in una specie di loro velodromo, con gli atleti che si scagliano uno contro l’altro e cercano, usando appunto quegli orpelli tremendi, di far fuori la carrozzella dell’avversario, se possibile avversario tout court. E’ il roller-ball dei disabili. Anche qui la eventuale furia dei praticanti ha giustificazioni ampie, senz’altro superiore a quella dei "normali" che praticano una tenzone simile.