Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 24 marzo 1997
Guardare Inter-Juventus in campagna, col fuoco scoppiettante, due candidi e quieti pastori maremmani ai lati del caminetto, la suprema zuppa di lenticchie sulle ginocchia, il gran vino sul basso tavolo della biblioteca, il soffice schienale di cuoio inglese per appoggiarsi nei momenti di maggior tensione
• Guardare Inter-Juventus in campagna, col fuoco scoppiettante, due candidi e quieti pastori maremmani ai lati del caminetto, la suprema zuppa di lenticchie sulle ginocchia, il gran vino sul basso tavolo della biblioteca, il soffice schienale di cuoio inglese per appoggiarsi nei momenti di maggior tensione...Un quadro di perfetta Contentezza, una «scena di genere» di un Maestro olandese minore, resa possibile, bisogna pur dirlo, dall’esistenza della tv. Un momento felice, in cui tradizione e teleschermo combaciano miracolosamente. Il padrone di casa osserva:«Però è ormai impossibile tenere a mente la formazione della squadra. CombiRosettaCaligaris, OlivieriFoniRava, filastrocche che i bambini sapevano come le tabelline, recitavano gioiosamente anno dopo anno. Adesso tutto cambia già durante il campionato, a settembre arrivano due jugoslavi, un francese, uno spagnolo, che a gennaio se ne va in Scozia per far posto a un portoghese, mentre già si parla di un nigeriano formidabile, di un divino tedesco, che sostituiranno quei deludenti jugoslavi di cui non avevi fatto in tempo ad imparare i nomi. C’è sempre la maglia, d’accordo, ma è svanito quel sentimento di fiero possesso che avevi verso i giocatori. Charles era "tuo", Platini era "tuo", anche se li pagava la società. Come fai ad affezionarti a dei mercenari oggi qui e domani non si sa? Gli ricordiamo che i marinai di Nelson a Trafalgar erano in grande maggioranza mercenari stranieri; si può morire eroicamente per la bandiera inglese anche se si è greci, italiani, spagnoli. Professionisti che senza dubbio si sarebbero battuti altrettanto bene sotto il tricolore francese.
• «Sarà così», concede il nostro ospite, «ma allora non vedo cosa ci sia di scandoloso nel farli combattere a Reggio Emilia o a Messina. Sono bravi, fanno spettacolo, tutti li vogliono vedere dal vivo, è come una compagnia di balletti che va in turnè dove dice l’impresario, dove gli ingaggi sono più alti, no?». Infatti, il Bolscioi andava a fardsi vedere in giro , obbiettiamo, ma la sua base restava pur sempre a Mosca, al Bolscioi.
«Già, ma appunto avevano il Bolscioi. Se fosse stato un teatro inospitalissimo, costosissimo, con una pessima acustica, pessima visibilità, si sarebbero trasferiti a Kiev, che ne so, a Odessa». Stalin glielo avrebbe proibito. «E ha detto niente, era una dittatura di ferro. Qui c’è il libero mercato e anzi, quest’idea della Juventus di lasciare Torino potrebbe essere l’inizio di una vera globalizzazione del calcio, l’Ajax che gioca le sue partite a Lisbona, il Boca che sceglie Parigi, il Werder Brema che opta per Tirana, e così via. Un primo passo, nella più paradossale tradizione innovativa torinese. Uno schiaffo al greve conformismo burocratico, ai lacci e lacciuoli di queste amministrazioni pubbliche pasticcione e rapaci. Un gesto degno di Luigi Einaudi».
• Un prezioso assist di Machiavelli ci toglie da una situazione dialettica alquanto difficile. Tutto vero, tutto giusto, ribattiamo, ma al Principe, anche al più cinico, non conviene non tener conto dei sentimentalismi dei suoi sudditi, ignorare i simboli, i riti, le tradizioni del Prinicipato. «Ma quali simboli? Dove sono finiti i simboli? Su Internet?».
«Appunto. Proprio perchè i simboli tendono a diluirsi, a confondersi nell’inderterminatezza totale e mortale, quei pochi che ancora bene o male galleggiano vanno conservati accanitamente. I marinai di Nelson saranno stati magari dei meticci analfabeti ma quando la bandiera dell’ammiraglio è salita sul pennone...».
Boksic si fa espellere, la Juve è rimasta in dieci. Bandiere zebrate sventolano disperatamente sugli spalti di San Siro.
«E tu li vorresti mandare ogni volta a Reggio Emilia, deliziosa città?».
Il nostro ospite non ci ascolta, si morde le mani per il restante quarto d’ora. Le fiamme languono, i cani dormono, la Juventus «si aspetta che ogni uomo faccia il suo dovere».