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 1997  marzo 24 Lunedì calendario

Pochi giornali hanno parlato ieri di ”Little Africa”: così il signor Alfredo Tulliani di Raiano (l’Aquila), ha chiamato il suo allevamento di struzzi su cui sta costruendo - con un investimento di 5 miliardi-il primo impianto nazionale per la macellazione industriale del gran volatile

• Pochi giornali hanno parlato ieri di ”Little Africa”: così il signor Alfredo Tulliani di Raiano (l’Aquila), ha chiamato il suo allevamento di struzzi su cui sta costruendo - con un investimento di 5 miliardi-il primo impianto nazionale per la macellazione industriale del gran volatile. Le leggi italiane, sempre in ritardo, non consentono ancora la vendita di bistecche di struzzo. Ma il signor Tulliani anticipa, fiducioso, il futuro. Per ora mantiene sui suoi prati l20 femmine, come fattrici ovaiole, conta di portarle a trecento entro il ’97: quanto basta a produrre 6-9 mila capi l’anno. Ha fatto i suoi conti: ”La carne, rossa e molto pregiata, verrà sulle trentamila al chilo. Ma già oggi si commercializzano le uova (per oggetti di calcio per l’infanzia e soprammobili), la pelle, le famose piume. E anche le ciglia, molto richieste dall’industria cosmetica per fabbricare le ciglia finte”.
• Vi pare sorprendente? Non avete ancora letto niente: una notizia che supera questa è stata battuta dalle agenzie. Eccola: chiunque nel mondo abbia bisogno di macellare qualche animale strano, conosce l’indirizzo della ditta Petrocelli srl, sita a Bernalda (Matera).  la sola ditta al mondo che produca macchinari per trattamento di carni insolite. Problemi a trasformare in filetti e spezzatino la vacca somala, che ha un’apertura di corna di un metro e dieci? La Petrocelli srl l’ha già risolto, e può inviare dovunque l’apposito impianto. O volete piuttosto raccogliere gobbe di cammelli e dromedari, il cui grasso è considerato una ghiottoneria fra steppe e deserti? Petrocelli Fernando, socio con la sua signora della srl omonima, ci ha già pensato, ha l’impianto giusto. Ha persino la macchina ”religiosa”, per macellazioni in regola col Corano e il Talmud: la macchina mette l’animale da sacrificare a pancia in su, come fanno rabbini e mullah addetti ai lavori. La Petrocelli ne ha già venduti 18 esemplari (90 milioni l’uno) perfino nello Xinjang, zona della Cina abitata da islamici.
• Grazie anche a una certificazione di qualità internazionale (Iso 9002) che la ditta s’è guadagnata per l’impeccabile garanzia di igiene che i suoi impianti forniscono. Il signor Petrocelli, che ha venti dipendenti, si vanta a ragione di vendere chiavi-in-mano mattatoi ”asettici come una sala operatoria”. Tutti progettati al computer. Inorridiscano pure gli animalisti e i cuori teneri. Ma a noi lascino l’ammirazione per il multiforme ingegno nazionale che, per campare (ed esportare), s’è conquistato un primato in questo campo poco comune. Che in posti come Raiano (l’Aquila) o Bernalda (Matera) qualcuno si sia inventato un Made in Italy ignoto alle riviste di moda, ma apprezzato dai macellai fino in Vietnam e in Australia, a Buenos Ayres e a Samarcanda, ci riempie d’orgoglio. E anche di speranza, di fronte a tempi che si profilano difficili. Fantasia imprenditoriale, preveggenza, attenzione alle esigenze del cliente per quanto umile, e flessibilità artigianale, evidentemente, non sono ancora morte. Come si diceva del maiale, dello struzzo non si butta via niente, ha spiegato il signor Tulliano, l’allevatore abruzzese. Vale anche per l’italiano.