Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 17 marzo 1997
Albania - «Scompare un paese europeo» (’Le Monde”)
• Albania. «Scompare un paese europeo» (’Le Monde”). «Dall’altra sera l’Albania è soltanto un’espressione geografica. Dei suoi 28.748 chilometri quadrati, tre, intorno al boulevard dei martiri della patria, nel centro di Tirana, sono di nuovo sotto il controllo di una cinquantina tra soldati e poliziotti [...]; gli altri 28.745 sono il caos. Il paese è stato invaso da turchi e normanni, da serbi e italiani, ma nessuno l’ha mai saccheggiato come lo stanno saccheggiando gli albanesi» (Guido Rampoldi).
• Berisha. Il presidente. Fisico imponente, mascella quadrata, capigliatura folta e ondeggiante, modi irruenti, foga oratoria. Medico (era il cardiologo dell’ex dittatore Enver Hoxha), ha 52 anni, due figli (14 e 25 anni) e una nipote di pochi mesi. nato a Tropja, fra le montagne del Nord, da una nota famiglia musulmana di allevatori. Nel 1990, restituita la tessera comunista, fondò il partito democratico, prima opposizione legale in Albania dopo più di 40 anni. Nel 1992 vinse le elezioni e divenne presidente. Confermato nel ’96: la maggioranza è schiacciante grazie ai brogli elettorali. Berisha al potere trascina con sè i compaesani: i suoi montanari occupano ancora adesso posti importanti nella pubblica amministrazione e negli apparati dei servizi segreti.
• I sei fratelli capi della rivolta. Si tratta di Bilal, Reza, Refat, Levend, Khefat, Razim. Cognome: Rabi. «Eccoli, i capi della rivolta in Albania. Sono sei fratelli. Hanno preso Argirocastro. E in questi giorni guidano i loro manipoli anche nelle regioni circostanti, risalendo sempre più minacciosamente verso Tirana. La loro è una storia esemplare in cui si confondono banditismo, politica, affari loschi e molto denaro [...] Erano fedeli al vecchio regime comunista, ma sono passati dalla parte di Berisha quando questi ha vinto le elezioni nel ’92. Poi, nel momento in cui sono iniziate le dimostrazioni antigovernative delle centinaia di persone truffate dalle società finanziarie, non hanno esitato a mettersi dalla loro parte, a organizzare cortei sempre più violenti, fino al sollevamento armato». «Nelle finanziarie i fratelli Rabi hanno investito 44 milioni di lek, la moneta albanese, pari a 305 mila dollari: probabilmente ricavati dal contrabbando di armi e di altro». «Il quartier generale dei fratelli Rabi è negli ex uffici della polizia, dati alle fiamme. Nelle stanze annerite circolano brutti ceffi che non sfigurerebbero dietro le sbarre di una prigione. Tutti urlano, molti sono ubriachi e fanno finta di spararsi addosso». «Oggi i sei fratelli si propongono come mediatori tra il potere di Tirana e i rivoltosi del Sud» (Bruno Crimi).