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 1997  febbraio 24 Lunedì calendario

«Al suo arrivo a Londra, la duchessa di Dino era stata preceduta dalla fama di essere assai competente in materia di ginnastica erotica, il che aveva fortemente scandalizzato tutte le signore, che avevano annunciato l’intenzione di non invitarla, di stroncarla (to cul her), come si usa dire

• «Al suo arrivo a Londra, la duchessa di Dino era stata preceduta dalla fama di essere assai competente in materia di ginnastica erotica, il che aveva fortemente scandalizzato tutte le signore, che avevano annunciato l’intenzione di non invitarla, di stroncarla (to cul her), come si usa dire. Montrond, volendo mettere ordine nella faccenda, prese in disparte il nipote di lord Palmerston, un metro e ottanta di babbeo, dicendogli: ”Uno sciocco come voi non può che essere sprovvisto di un’amante. Ve ne serve una, e non da poco. Ho quel che fa per voi. Mme de Dino, per esempio, ma per averla ci vuole coraggio. Il metodo è il seguente: quando sarete solo con lei, chiudete la porta a doppia mandata, buttatela sul canapè o sul tappeto, scopatevela e tutto il resto, ma soprattutto non perdete tempo in chiacchiere inutili”. Il bel tomo, che a quella prospettiva si sentiva già l’acquolina in bocca, va difilato a casa della duchessa, le rovescia i vestiti e comincia a lavorarsela. Lei strilla, vola agli occhi dello stupratore e gli stampa in faccia l’impronta netta delle sue dieci unghiate. La lotta durò poco, dopo di che l’Inglese, sconfitto, se ne andò tutto sanguinante e la duchessa, padrona del campo di battaglia, acquistò fama di essere un mostro di virtù».
• «...Terminata la cena, Pauline andò a rivestirsi ed io, che mi ero nascosto in camera, non appena entrò chiusi la porta a chiave e le palesai il mio proposito di immolarla alle mie lubriche brame. Senza por tempo in mezzo mi riprendo la camicia, e poiché le brache alla marinara eran tenute su da un unico bottone, il quale ben presto si sfilò dall’asola, ecco che lei si ritrovò nuda come un verme. Opponeva nondimeno una fiera resistenza, ma senza gridare e astenendosi dal cacciar fuori le unghie. Si faceva tardi e mi stava già saltando la mosca al naso, cosicchè le dissi, in preda alla collera, che la sua resistenza non aveva il benché minimo senso dal momento che ero fermamente intenzionato a violentarla, anche a costo di suonargliele di santa ragione. Dando prova di un eccezionale sangue freddo, replicò: ”Siete molto più forte di me e potete benissimo violentarmi, ma a che pro? A me non darete alcun piacere, a voi ne verrà poco, ma se invece sarete così abile da farmi venir voglia di far l’amore con voi, vi farò godere tanto come non avete mai provato, e altrettanto potrò godere anch’io”. La sua arietta sbarazzina s’intonava perfettamente con quelle parole. Ne rimasi colpito e dissi che non l’avrei più violentata. Quindi, molto castamente, l’aiutai a rivestirsi e l’accompagnai a casa sua. Cinque o sei giorni dopo andammo a letto insieme ed ebbi modo d’apprezzare a fondo il suo talento in questo campo».
• «...a proposito, credo che abbiate ragione a scrivere coujons e non couillons. Il dizionario dice couyon, ed è così che bisogna scriverlo in opere dallo stile sublime e di ampio respiro. Quando si fa uso di uno stile temperato, vorrei che si potesse scrivere couillon, facendo derivare questa parola da couille, come lucus a non lucendo» (dalle lettere di Prospero Merimée a Stendhal, 1832-1833).