Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 20 marzo 2000
Una nuova malattia minaccia la psiche dell’America Felix
• Una nuova malattia minaccia la psiche dell’America Felix. Non più l’’Auto Immuno Deficency Syndrome”, ma la ”Sudden Wealth Syndrome”, la Sindrome della ricchezza improvvisa, come l’hanno definita due psichiatri di San Francisco, Stephen Goldbart e Joan Di Furia. Colpisce i miracolati della ”nuova economia”, quelli che dal nulla si scoprono immensamente ricchi da un giorno all’altro, grazie all’aumento del valore delle proprie azioni in Borsa, o al successo della piccola impresa che avevano avviato e che ha sfondato in questa o quella nicchia di Internet e della nuova tecnologia. Non è più la vecchia sindrome, statisticamente insignificante, di chi vince la lotteria. un fenomeno di massa. Solo nell’area attorno a San Francisco, la leggendaria Silicon Valley, ci sono ogni giorno 64 nuovi milionari (in dollari), che vanno ad aggiungersi alle altre decine di migliaia. In tutta l’America il numero delle famiglie milionarie è raddoppiato dal 1983 ad oggi, sono oggi oltre 4 milioni, oltre il 4% dell’insieme delle famiglie. I deca-milionari (con un patrimonio che supera i 20 miliardi di lire), sono quintuplicati. Ne hanno abbastanza non solo per sé ma anche per i figli. Si calcola che queste generazioni saranno in grado di passare ai propri discendenti, nel corso dei prossimi 5 decenni, qualcosa come 136.000 miliardi di dollari.
• Dovrebbero esserne contenti. « la prima volta nella storia degli Stati Uniti, forse di quella planetaria, che un gruppo così vasto della popolazione si è liberato da tutte le costrizioni della vita materiale», ha osservato il direttore del Welfare Research Institute del Boston College, Paul Schervish, un esperto in sociologia della ricchezza e della filantropia. Eppure, a quanto pare, sono invece disperati.
Non è solo che non sanno cosa fare della loro improvvisa ricchezza. I miliardi si spendono bene, anche quando sono tanti. Ma i loro ”blues”, la loro ”malinconia” va ben oltre l’accessibilità a Ferrari e Porsche, yacht e residenze principesche. Si sentono semplicemente perduti nel vortice creato dal subitaneo mutamento dei parametri che regolavano la loro vita. Il misterioso ”mal di ricchezza” gli scombussola l’orientamento, gli sconvolge i punti di riferimento, li mette in difficoltà con amici, vicini e conoscenti cui si trovano in difficoltà a spiegare che magari ora pagano in sole tasse sulla proprietà delle nuove residenze più del mutuo che pagavano per la vecchia casa, li espone al risentimento per la loro invidia. Gli fa venire voglia di vomitare, farla finita, come se avessero il mal di mare. « una crisi di dislocazione, dislocazione dalla propria precedente situazione, dall’ambiente, dagli amici e dall’idea che avevano di se stessi», spiega David Wellish, professore di psichiatria all’Università della California.
E peggio di tutto, in questa perdita di identità e di punti di riferimento, è il fatto stesso che con tutti quei soldi non avrebbero più il bisogno di lavorare. Negli anni ’80 era ancora il sogno di qualsiasi americano. Ora è diventato un incubo. «Il fatto è che viviamo in una società che è ancora governata dal lavoro. Uno si sveglia una mattina e si rende conto che non ha più bisogno di lavorare. qui che i sintomi diventano patologici. Questi nuovi ricchi vengono da noi e ci dicono che il denaro non gli ha portato la felicità», spiega il professor Goldbart, che assieme alla collega DiFuria, ha fondato, nel sobborgo di Kentfield a San Francisco, il Money, Meaning and Choiches Institute, cui affluiscono ora a frotte i loro particolarissimi pazienti.
• Per molti decenni in America un milione di dollari era la cifra magica per poter essere in grado di mandare tutti e tutto al diavolo e vivere di rendita. Non è più così. Rendono, a conti fatti, come una modesta pensione. E se uno di miliardi ne avesse anche 10 o 20, avrebbe sempre il patema d’animo di come investirli. Se la ”ricchezza” personale degli americani è raddoppiata dal ’92 ad oggi e l’attuale boom è comparabile a quello dell’inizio degli anni ’80, ’60 e ’20, resta il fatto che a quei boom seguirono crolli spaventosi. La grande novità è però che a creare le paturnie non è più l’incertezza del futuro ma la sicurezza del presente.
• Abbiamo appreso quanto soffrono i nuovi ricchi. Ma, per completezza di cronaca, dobbiamo aggiungere che nessuno dei pazienti dell’equipe di psichiatri californiani è andato a dirgli che vorrebbe scambiare i panni con un poveraccio. Ci sovviene la grande battuta di un vecchio film in bianco e nero di cui non ricordiamo più il titolo: l’eroe spiega alla bionda traviata che il denaro non rende felici; «Hai ragione, caro, ma io sono stata povera e sono stata ricca, e devo confessarti che sto meglio da ricca», gli risponde lei.