Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 8 febbraio 1999
Bruno Danovaro, 30 anni, fisico muscoloso ma proporzionato (alto1,78 per 79 chili), primatista mondiale di sollevamento pesi su panca (527,5 kg di distensione), disciplina professionistica di derivazione americana dove, al contrario dello sport praticato alle olimpiadi, si alza il bilanciere da sdraiati
• Bruno Danovaro, 30 anni, fisico muscoloso ma proporzionato (alto1,78 per 79 chili), primatista mondiale di sollevamento pesi su panca (527,5 kg di distensione), disciplina professionistica di derivazione americana dove, al contrario dello sport praticato alle olimpiadi, si alza il bilanciere da sdraiati. Gestisce un paio di palestre a Milano dove è bandito qualsiasi tipo di preparato per sviluppare i muscoli: «Io sono per uno sport pulito, se uno prende una pastiglia lo butto fuori, possono controllarmi anche tutti i giorni sangue e urine». La sua battaglia contro il doping lo ha inviso al mondo delle palestre di body-building: «Mi hanno fatto saltare tre volte la macchina sotto casa e l’anno scorso ho girato un mese scortato dai carabinieri».
Quando ha incontrato il doping per la prima volta?
«Al mio primo campionato italiano, a 19 anni. Entrano in spogliatoio due tizi vestiti bene, mi dicono che hanno sentito parlare di me, sanno che sono in gamba, mi danno due pastiglie che mi aiuteranno a essere più forte. Ringrazio, escono. Le butto nel water. Vinco. Si presentano subito dopo: hai visto. Ne vuoi altre. Allora gli dico che le pastiglie le ho buttate nel cesso e se si fanno rivedere li denuncio. stata una delle cose migliori che ho fatto nella vita, perché se cominci non smetti più».
Ma lei proprio nulla , mai nemmeno una pastiglia?
«No, sono partito molto giovane e tenevo gli occhi aperti. Ho visto troppi armadietti pieni di siringhe, troppi Mister Universo che si abbuffavano a tavola e poi correvano in bagno a vomitare. Dicevano che bisogna illudere il corpo di mangiare, ma non dargli il tempo di assimilare i cibi perché la pelle deve essere liscia e setosa così da evidenziare i muscoli. Ma che vita è? Ho visto famosi campioni con lo scroto vuoto, zero, impotenti, è la fine che si fa con gli anabolizzanti, se prima non ti scoppia il fegato o ti viene il cancro. Ci sono ragazzi che vanno all’ippodromo di S. Siro a prendere gli anabolizzanti per cavalli perché hanno un effetto più rapido».
• Don Catlin, medico, professore associato alla UCLA, direttore del centro antidoping di Los Angeles: «Il doping uccide. Parlo di doping pesante: eritropoietina, ormone della crescita, steroidi. L’uso massiccio è cominciato all’inizio degli anni 90, assorbito lo shock della squalifica di Ben Johnson. Un uso stratificato e generalizzato che ha coinvolto tutte le discipline. Tremo al pensiero di che cosa accadrà fra cinque o dieci anni».
Che cosa accadrà secondo lei?
«Ci sarà un aumento, fra gli ex atleti, di morti per ictus e infarto: di tumori, fegato e pancreas gli organi a rischio; di ex atleti maschi sterili, con i testicoli ridotti a noccioline rinsecchite, e di ex atlete androgine».
vero che doparsi significa alterare anche la salute mentale?
«Sì, è la roid rage, rabbia da steroidi. una vera e propria malattia mentale temporanea che scatena atteggiamenti aggressivi non giustificati [...] La casistica è ricchissima tra i body-builders».
• Erwann Menthéour, ciclista francese, professionista dal ’93 al ’97, ritirato a 23 anni dopo esser stato trovato positivo alla vigilia della Parigi-Nizza, in uscita un suo libro che racconta della carriera segnata dal doping. ”l’Unità” ne ha anticipato alcuni brani:
«[...] Quando si comincia a prendere l’Epo, si ha l’impressione che i reni siano palloni gonfiabili pieni di acqua... Si avvertono dolori alle articolazioni e si provano disturbi alla vista. Al Giro di Svizzera quando il mio livello di emocrito salì a 60 avevo emicranie fortissime».
«[...]Gli antidoti all’eccesso di Epo sono conosciutissimi. In Italia c’è il Trinital, dosi massicce di aspirina in Francia. Il problema è che la combinazione di anticoagulanti e vasodilatatori fa correre il rischio di emorragia grave in caso di caduta».
«[...] In cinque anni, l’Epo si è estesa a macchia d’olio, ha superato le frontiere. Medici e massaggiatori francesi, belgi o spagnoli hanno imparato i protocolli necessari alla sua amministrazione».
• Julio Velasco, ex allenatore della nazionale italiana di pallavolo: «Bisogna essere sinceri, smettere di dire stupidaggini come quella che il doping non serve. Serve, eccome, e migliora la prestazione. Ti dà quel tocco in più. Ma non bisogna prenderlo. una scorciatoia eccezionale, guadagni dal 10 al 20 per cento in più, ma non bisogna imboccarla per una questione etica, culturale, personale, non di risultati [...] Bisogna dirglielo ai ragazzi: prendi gli steroidi? Sappi che con la tua ragazza non ce la farai più, diventerai impotente, un cane che abbaia e non morde. Il successo del cristianesimo viene anche dal fatto che prometteva l’inferno ai peccatori».
Siamo pronti a uno sport più pulito, ma con meno record?
«Io prontissimo, la bellezza dei cento metri non è nel cronometro, ma nel gesto della corsa. Il mondo dell’infomazione e dell’audience non so. Agli sport che come l’NBA non fanno controlli non darei nemmeno una riga e una ripresa».