Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 7 dicembre 1998
Israele ha chiesto all’Egitto di concedergli lo 0,5 per cento delle acque del Nilo, da indirizzare verso il suo territorio attraverso un complesso sistema di tunnel, canali e acquedotti
• Israele ha chiesto all’Egitto di concedergli lo 0,5 per cento delle acque del Nilo, da indirizzare verso il suo territorio attraverso un complesso sistema di tunnel, canali e acquedotti. Moshe Israeli, capo-negoziatore israeliano nella ”guerra dell’acqua” scoppiata nell’ultimo decennio in Medio Oriente: «Potrebbe essere una formidabile cascata, per la precisione pari a mezzo miliardo di metri cubi d’acqua, in grado di risolvere il fabbisogno idrico di Israele, Giordania e territori palestinesi messi insieme». L’Egitto per ora ha rifiutato il piano (che Israele attuerebbe a sue spese), aggrappandosi a un trattato del 1929. Abdel Azim Hammad, direttore del Centro Ricerche sul Futuro dell’Università egiziana di Assyut: «Il Nilo rimane fuori da qualsiasi contenzioso sul Medio Oriente, come stabilisce un principio chiaramente riconosciuto sul piano internazionale». Ma quel patto oggi è messo in discussione da Sudan, Israele, Etiopia (che preme per costruire dighe e canali sul tratto di Nilo che la attraversa.
• Il Nilo è il più lungo fiume del mondo: 6671 chilometri. Nasce nel lago Vittoria in Uganda, dove è chiamato ”Nilo bianco”, si inerpica sull’altopiano d’Etiopia, diventa ”Nilo blu” nei pressi di Kartum in Sudan, quindi bagna l’intero Egitto con le sue piene alluvionali fino a gettarsi nel Mediterraneo.
• L’area dalla Turchia all’Egitto occupa il 10 per cento della superficie terrestre, ospita il 5 per cento dell’umanità, ma dispone solo dello 0,4 per cento delle risorse idriche mondiali. Il Medio Oriente riceve il 2 per cento dell’acqua piovana, 576 metri cubi annui per abitante contro i 7 mila della media mondiale.
• La ”guerra dell’acqua” coinvolge Siria, Libano, Israele, Giordania, Turchia, Iraq, Egitto. I più fortunati sono i popoli ”a monte”, vicino alla sorgente di un fiume, perché possono deviarne le acque; i più sfortunati quelli ”a valle”, che vedono improvvisamente ridotta la quantità d’acqua che bagna le loro terre. Peggio di tutti stanno i palestinesi, che non hanno fiumi e dipendono completamente da Israele. Moshe Israeli: «La guerra dell’acqua è una guerra senza vincitori, saremo tutti sconfitti se non studiamo insieme come uscirne». Secondo lui l’unica soluzione è la desalinizzazione dell’acqua marina, invenzione che ha aiutato i kibbutz israeliani a coltivare e far fiorire il deserto: «Le nuove tecnologie fanno passi da gigante, cinque anni fa l’acqua desalinizzata costava un dollaro al metro cubo, ora il costo è sceso a 65 centesimi...».